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Perché i corsi pre-matrimoniali non sempre sono utili? Ecco gli errori da evitare

© IVASHstudio / Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 16/02/17

Alcuni utili suggerimenti pastorali da parte di chi li organizza da anni

Cosa non funziona nei corsi pre-matrimoniali? Come possono risultare effettivamente utili e concreti alla coppia che li frequenta? Papa Francesco ha suggerito due «antidoti» a prelati uditori, ufficiali, avvocati e collaboratori del Tribunale della Rota Romana nell’udienza concessa in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno Giudiziario (Vatican Insider, 21 gennaio).

Un «nuovo catecumenato» prima del matrimonio, ossia «un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio» che, come per il battesimo, sia «parte del processo sacramentale» e «impedisca il moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti» e, dopo il matrimonio, un «progetto di formazione per i giovani sposi, con iniziative volte ad una crescente consapevolezza del sacramento ricevuto».

TROPPO SCHIACCIATI SULLE CRITICHE

Il crescente numero di divorzi e separazioni dimostra che il monito del Papa è un allarme da trasferire in tempi stretti a chi si occupa di Pastorale prematrimoniale. Avvertiva il teologo Nicola Reali in “Quale fede per sposarsi” (edizioni Dehoniane): «Volendo intercettare la mentalità delle persone a cui si rivolge, la catechesi pre-matrimoniale insiste sempre nel proporre il matrimonio cristiano sullo sfondo di un netto e negativo giudizio sul mondo di oggi. Il messaggio che passa è dunque quello che fa leva sulla necessità di rivedere le idee dei giovani sul matrimonio e sulla famiglia in virtù di una radicale insufficienza del modello culturale oggi prevalente».

Di conseguenza, «anche se non viene mai detto esplicitamente», il contenuto centrale di ciò che viene presentato, «seppur condito delle più belle citazioni bibliche, mette maggiormente in evidenza il disagio cristiano nei confronti del mondo moderno (con un’inesorabile ricaduta nostalgica) che non la bellezza e il fascino della vocazione cristiana all’amore coniugale».

Allora come evitare che un corso pre-matrimoniale possa ridursi ad una sola esperienza di “presenza” necessaria poi a potersi sposare in Chiesa? Aleteia ha ascoltato sia chi è impegnato a tracciare delle linee pastorali per chi organizza i corsi, sia alcune realtà che organizzano gli itinerari pre-matrimoniali.

“UNA REALTA’ PROFONDAMENTE CAMBIATA”

Don Andrea Manto, direttore della Pastorale Famigliare del Vicariato di Roma, premette ad Aleteia: «La realtà della preparazione al matrimonio è molto cambiata negli ultimi anni. Già la Familiaris Consortio distingueva i temi della preparazione al matrimonio». Allora ecco sei indicazioni utili per chi promuove questi corsi.

1) LE “NUOVE” COPPIE

Oggi, sottolinea don Andrea, «il primo punto è che il periodo del fidanzamento si è completamente modificato. Sempre più spesso capita che si avvicinano alla comunità parrocchiale delle persone che sono già conviventi o che hanno avuto, a monte, un precedente matrimonio solo civile, oppure hanno già dei figli, o in passato un matrimonio civile finito con divorzio. Sono anche in aumento matrimoni tra battezzati di cui una parte si dichiara non credente, e matrimoni misti».

In questo contesto, un primo errore da evitare in vista della catechesi pre-matrimoniale, avverte il sacerdote, «è rimanere con uno sguardo sulla realtà e sulla società ancorato al passato. Sia come età, sia come condivisione della propria vita, ci sono forme nuove a cui far fronte come quello che ho citato».

2) OPPORTUNITA’ DI EVANGELIZZAZIONE

Un secondo punto, prosegue il Direttore della Pastorale Famigliare del Vicariato, «non si può dare per scontato e acquisito il tema della fede. Spesso si avvicinano a chiedere il sacramento del matrimonio, ad esempio, cristiani non cresimati. Il corso deve diventare un’opportunità per l’evangelizzazione, per aiutare le persone a comprendere il significato profondo del matrimonio cristiano all’interno della realtà costitutiva che è il Battesimo ed il rapporto con Cristo, l’appartenenza al suo corpo mistico e alla comunità ecclesiale».

3) LINGUAGGI CONCRETI

Da questo consegue anche che «bisogna non sottovalutare i linguaggi. E quindi condividere la gioia del Vangelo, la prospettiva di pienezza del loro progetto di vita tanto e dell’incontro con Cristo ad una normale coppia di fidanzati quanto ad una coppia di conviventi. Per intercettare entrambi sono necessari linguaggi che privilegino l’aspetto esperenziale, che partano dalla concretezza, dai vissuti e dalle emozioni che vive la coppia».

4) NON BANALIZZARE IL SACRAMENTO

Quarto consiglio rivolto a chi organizza corsi prematrimoniali è «non banalizzare il sacramento del matrimonio e la realtà matrimoniale. Partendo dal loro quotidiano, non dobbiamo rinunciare a mostrare alle coppie lo straordinario valore nell’essere chiamati da Dio. Non è un caso essersi incontrati, né è solo un fatto funzionale o di comodità (viviamo insieme e allora ci sposiamo..). Il matrimonio coinvolge tutto il nostro essere, coinvolge la nostra ragione, la nostra volontà».

5) SESSUALITA’ E INDISSOLUBILITA’

Questa consapevolezza, suggerisce don Andrea come quinto caposaldo dei corsi, «orienta il tema della scelta, ma anche della sessualità: va tutto vissuto in una prospettiva di bellezza, così come il tema della indissolubilità, che è la misura alta dell’amore».

6) LEGAME OLTRE IL CORSO

Ma attenzione perché non ci si deve illudere che «un “itinerario di preparazione” sia la soluzione per tutto. Ogni itinerario deve avere la lealtà di mostrare chiaramente che poi bisogna misurarsi con la propria vita, i propri valori». Quindi, chi fa il corso e chi lo riceve, «deve mantenere un “legame”. Non finisce tutto con il corso. Il matrimonio, dico io a chi si sposa, non è oggi, ma “comincia oggi”».

Il matrimonio, conclude don Andrea, «ha una preparazione articolata prima, ma anche un dopo. E il corso deve proiettarsi anche al “dopo”. Oggi le famiglie pagano solitudine, problemi economico, non c’è più lo strumento della famiglia patriarcale. Abbandonarle a se stesso è molto rischioso».

“UN’ALTA POSTA IN GIOCO”

Giovanni Capetta è uno dei responsabili dei corsi prematrimoniali che si svolgono nella parrocchia Gregorio VII di Roma. «“Un matrimonio non si contratta. Si danza (a nostro rischio e pericolo)”. Da due anni è l’incipit dell’itinerario per fidanzati nella parrocchia San Gregorio VII (Roma)», dice ad Aleteia.

Una frase che sintetizza «l’alta posta in gioco di chi sceglie di celebrare il matrimonio come sacramento. Una responsabilità per gli sposi, ma anche per chi ha il compito di seguirli. A questi operatori pastorali, Papa Francesco raccomanda una dedizione amorevole e competente».

In tal senso, sottolinea «ci pare di individuare cinque rischi da evitare» per minare l’efficacia di questa esperienza pre-matrimoniale. Una sorta di “vademecum” che adotta la parrocchia Gregorio VII.

1) NON RISULTARE ACCOGLIENTI

Il primo errore è quello di non risultare accoglienti, non offrire una prossimità calorosa, attenta alle persone. Solo attraverso una valorizzazione seria dell’incontro, i fidanzati – spesso provenienti da anni di distanza dalla vita ecclesiale – potranno disporsi all’ascolto di quanto la Parola di Dio e la Chiesa hanno da dire sul loro matrimonio.

2) NON SMINUIRE LA “GRAVITA'” DEL PASSO

Il secondo errore da evitare, però, è quello di sminuire la gravità del passo che i fidanzati stanno per fare, smussare le difficoltà, edulcorare verità di vita e di fede per il mal riposto timore che un messaggio esigente non possa essere recepito.

3) NULLA E’ SCONTATO

Sbagliato, inoltre, sarebbe dare per scontato alcunché: l’analfabetismo di ritorno in ambito religioso invita gli operatori a fornire ogni elemento per la comprensione di tutti i messaggi trasmessi.

4) CONFRONTO INTENSO E SINCERO

Il quarto errore da evitarsi è di non aver fretta di far parlare i nubendi, che è bene inizialmente si mettano all’ascolto, ma poi trovare occasioni per un confronto intenso e sincero delle coppie fra loro e con i catechisti. Si creano così dimensioni feconde che talvolta preludono a esperienze di continuità con alcune delle coppie una volta sposate.

5) VIVERE LA COMUNITA’ PARROCCHIALE

L’ultimo errore, infatti, è quello di credere che il corso sia solo l’ultimo adempimento per raggiungere il traguardo delle nozze. Come il matrimonio non è un punto di arrivo, ma semmai di partenza, così il corso dovrebbe non chiudere una stagione, ma piuttosto aprire quella di una possibile frequentazione della comunità parrocchiale attraverso gruppi-famiglie o esperienze di aggregazione scaturite magari dal corso stesso.

COME AVVENGONO I CORSI: LA CENA

«Come guardando il retro di un arazzo – evidenzia Giovanni – abbiamo descritto attraverso questi errori la trama in negativo desunta dalla nostra esperienza sul campo». Un itinerario che quest’anno si compone di 10 incontri settimanali consecutivi, preceduti da una prima serata speciale: una cena-concerto (offerta e servita dalla comunità parrocchiale) quale forma di accoglienza affabile che celebri la gioia dell’amore coniugale.

LA CATECHESI DEL SACERDOTE

Negli incontri successivi un sacerdote ha la responsabilità delle catechesi “fondamentali”, sempre però coadiuvato da due coppie di sposi che interagiscono con i fidanzati, ascoltano, accompagnano, riassumono ogni volta i temi della “puntata precedente”, propongono dei compiti a casa e degli stimoli alla riflessione.

L’INCONTRO CON GESU’

Attraverso questo metodo l’itinerario intende declinare l’affermazione fondamentale che Dio è amore. Ecco, quindi, che definire cosa significhi costruire la casa sulla roccia (Mt 7,24-27) vuol dire dare una prima idea di Chi sia la Roccia, ovvero Gesù Cristo e cosa possa significare fondare il proprio matrimonio in Dio. Su questa linea le catechesi proseguono insistendo su chi sia Gesù per le persone che si hanno di fronte e come

lo hanno incontrato (Gv 2,1-12).

COME RIMUOVERE IL PECCATO

Segue un incontro dedicato al peccato di Davide nel secondo libro di Samuele e con il peccato si passa all’esplorazione dei modi per rimuoverlo attraverso i sacramenti e la preghiera. L’itinerario prosegue con un incontro, centrale, dedicato all’annuncio del Kerigma, in cui alla parte espositiva si aggiunge uno spazio di adorazione eucaristica.

CASTITA’, LITIGI, BIOETICA

Dopo una puntata che affronta il termine “vocazione”, attraverso le figure di Maria e Giuseppe, si può dire che l’itinerario compie il giro di boa: iniziano incontri sulla castità prematrimoniale e nel matrimonio; su come gestire le “interferenze” esterne alla coppia, in specie quelle dei genitori; non manca uno spazio dedicato alla “missione” da cui ogni coppia cristiana deve sentirsi investita, anche attraverso il rapporto con la comunità ecclesiale.

LA TAPPA FINALE

Infine, un ultimo incontro viene dedicato alle diverse parti del rito del matrimonio, esplicitando il valore che ogni gesto liturgico custodisce. Si forniscono altresì indicazioni utili di bioetica, morale sessuale (es. metodi naturali) e giuridici.

«L’itinerario prematrimoniale – è il messaggio che si lancia dalla parrocchia Gregorio VII – è un breve tratto di strada in confronto ad una vita intera, ma i frutti possono durare per sempre».

“TIRARSI FUORI DAL PROPRIO AMBIENTE”

Chi si avvicina al traguardo del mezzo secolo di corsi pre-matrimoniali è il Movimento dei Focolari. Che attraverso le Famiglie Nuove, nel mese di febbraio di ogni anno organizza dei “congressi” a cui partecipano numerose coppie da tutta Italia e non solo.

Ci spiega Stefano Serratore, che si occupa della promozione dei “corsi-congressi”: «Da quegli anni ’70 abbiamo proposto annualmente la possibilità di congressi residenziali, di 4-5 giorni, per coppie che sono indirizzate al matrimonio cristiano, in un futuro più o meno prossimo. Potersi “tirare fuori” dal proprio ambiente per qualche giorno e pensare solo al rapporto di coppia, approfondendone i vari aspetti, si è rivelato una proposta vincente».

Varie tematiche, osserva Stefano, «sono presentate da esperti nei vari campi (psicologi, teologi, medici…), con modalità interattive, coinvolgendo i giovani e lasciando spazio ai loro interventi. C’è poi il tempo perché i due dialoghino fra loro e con altri in piccoli gruppi, in modo da far sì che gli argomenti proposti vengano calati nella realtà personale di ciascuna coppia».

11 ERRORI DA EVITARE

Per i Focolari ci sono almeno 11 errori pratici da evitare nell’organizzazione dei corsi:

1) Fare corsi con la presenza sola o preponderante del sacerdote. Meglio la gestione da parte di alcune coppie preparate, coadiuvate eventualmente da un sacerdote

2) Partire da temi di stampo troppo moralistico: meglio iniziare da “lontano”, con tematiche propedeutiche sia come vita cristiana (spesso ci sono persone che forse da anni non frequentano la Chiesa) che come vita di famiglia. Ripartire dalle verità fondamentali e “positive”(Dio ci ama, ci aiuta, si può ricominciare ecc…)

3) Fare interventi troppo “frontali”, tipo lezione, o tipo omelia, con poca possibilità di dialogo e scambio di impressioni

4) Non favorire un clima molto famigliare, semplice, di conoscenza reciproca: infatti se ciò manca il corso sarà inevitabilmente più freddo e “asettico”, formale e poco efficace

5) Non proporre anche la suddivisione in piccoli gruppi per consentire ad ognuno di esprimersi liberamente

6) Non usare bene l’opportunità di raccontare esperienze di vita vissuta, comprensive di fatiche, errori e conquiste

7) Fare corsi con troppo pochi appuntamenti, che non permettono di instaurare rapporti duraturi. Non prendere in considerazione l’ipotesi di corsi con un numero decisamente più alto di appuntamenti (per qualche mese? Per un anno?)

8) Non proporre almeno una volta (o forse più volte, meglio!) una giornata intera, che permette un maggior rapporto con ciascuno

9) temere di fare un “annuncio” e una proposta evangelicamente radicali sui vari temi di vita famigliare; nascondere alcune tematiche perchè “controcorrente”; parlare solo di argomenti più “semplici” quali dialogo nella coppia

10) Non curare i rapporti personali con ciascuna coppia sia durante gli incontri “ufficiali” sia attraverso altre occasioni (invito a cena, ecc)

11) Non proporre al termine una serie di occasioni/possibilità per continuare il rapporto instaurato (un altro incontro? Frequentazione di un gruppo di coppie? Un aiuto in qualche attività di donazione agli altri, con la Parrocchia/Associazione/Gruppo…)

6 COSE DA FARE

Invece ci sono almeno 6 cose da fare per avere un approccio positivo coi fidanzati (o giovani innamorati):

1) Grande apertura e disponibilità all’ascolto incondizionato, senza giudizi o desideri di “convertire”

2) Farsi uno con loro, con pazienza

3) Offrire il proprio (nostro) punto di vista in modo umile e delicato, come una proposta, un delicato annuncio pur senza “sconti”

4) Cercare occasioni al di fuori dell’incontro “istituzionale” per approfondire il dialogo e la conoscenza con loro

5) Far vedere il buon rapporto esistente nelle coppie e tra le coppie che gestiscono il corso

6) Cercare tutti i modi per mantenere vivo il rapporto con loro oltre al momento dell’incontro

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