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La morte di un 16enne riapre il dibattito sulla cannabis? Non solo…

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Un giovane di Lavagna, in Liguria, si suicida durante una perquisizione della Guardia di Finanza. La madre: figli parlate con noi!

Quello che si è consumato a Lavagna nei giorni scorsi è davvero un tragico episodio. Un ragazzino di 16 anni segnalato dalla stessa madre alla Guardia di Finanza, durante un controllo per possesso di droga non ha retto e si è gettato dalla finestra, suicidandosi. Una fine imprevista e imprevedibile per una quantità – ancora da accertare completamente – attorno ai 10 grammi che probabilmente non avrebbe avuto ripercussioni punitive reali sul giovane ligure. Ma l’incapacità di articolare ed elaborare la propria ansia l’ha portato al gesto drammatico.

Sono le parole della madre ad essere davvero belle, una testimonianza che scaturisce dal dolore infinito della perdita di un figlio che così, durante le esequie, si rivolge prima ai compagni del figlio e poi agli altri genitori:

«Là fuori c’è qualcuno che vuole soffocarvi, facendovi credere che sia normale fumare una canna, e che è normale farlo fino a sballarsi, normale andare sempre oltre. Diventate piuttosto i veri protagonisti della vostra vita, e cercate la straordinarietà. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi, invece di mandarvi faccine su WhatsApp. Straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro alle domande preconfezionate di Ask. Straordinario è chiedere aiuto proprio quando vi sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo». Ha poi proseguito rivolgendosi ai genitori: «A noi sta capire che la sfida educativa non si vince da soli, nell’intimità delle nostre famiglie. Soprattutto quando questa diventa connivenza per difendere una facciata» (Il Post)

A celebrare le esequie Don Andrea Buffoli, cappellano della Virtus Entella dove il ragazzo giocava:

«Ai ragazzi qui presenti voglio dire due cose: parlate di voi e della vostra vita, perché vuol dire farsi volere bene ed essere accolti, non abbiate paura di farlo. E la seconda cosa è noi non siamo i nostri sbagli ma siamo le nostre cose belle. Se n’è andato in modo tragico e assurdo ma voi qui testimoniate il bene che gli avete dato e che da lui avete ricevuto. Questo amore va custodito. È stato un riferimento per tanti: era una bandiera e come tutte le bandiere per essere animate hanno bisogno di vento» . Ieri il padre aveva detto: «Non sono stato un bravo padre, non ho saputo capire mio figlio» (Repubblica Genova).

Ma se nemmeno Roberto Saviano se l’è sentita di speculare sulla notizia per portare avanti il progetto di legge sulla legalizzazione, il dibattito sui social si sta voltando in quella direzione come era prevedibile, quando sempre più spesso si fanno paragoni con alcol e tabacco omettendo gli effetti secondari e di lungo periodo:

Alcune ricerche mostrano che gli adolescenti sono una popolazione particolarmente esposta ai rischi sanitari della cannabis, specialmente per quanto riguarda le funzioni neurocognitive: in questa età infatti, il cervello subisce una serie d’importanti mutamenti, con cui le sostanze d’abuso posso interferire notevolmente. E’ stata segnalata infatti una diminuzione dell’intelligenza, della memoria, della capacità di attenzione e della capacità verbale (Le Scienze).

Così come uno studio su Addiction citato da Wired spieghi come:

tra gli effetti non ci sia la morte per overdose (se non in casi eccezionali), i risultati descrivono un rischio raddoppiato di incidente stradale e lo sviluppo di una dipendenza cronica circa nel 10% dei consumatori abituali. Insieme a questi effetti, per le donne incinte aumenterebbe il rischio che il bambino nasca sottopeso e ci sarebbe una più alta probabilità di scatenare definitivamente una malattia mentale, soprattutto se di tipo ereditario.

La Cannabis va considerato un farmaco ed è all’interno di un suo uso terapeutico che va inserito, come bene ha fatto il nostro Paese, per quei malati che affrontano la chemioterapia o stadi avanzati di Hiv o altre patologie dolorose.

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