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Le riforme dei Tribunali e dei media sotto la lente del C9

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Il primo atto è stato ribadire piena «adesione e sostegno» al Papa e al suo magistero «in relazione recenti avvenimenti». Poi il C9 – il Consiglio dei cardinali che si è riunito da lunedì 13 febbraio fino ad oggi per la sua diciottesima sessione – ha proseguito i lavori discutendo di accorpamento dei media vaticani, procedure per le nomine dei vescovi, riflessioni generiche su diversi Dicasteri di Curia come la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, quella per le Chiese Orientali, e il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Avviati anche incontri di lavoro con la Segreteria di Stato, la Segreteria per l’Economia, l’Apsa e l’Ufficio del Lavoro per accompagnare la nuova fase della riforma. 

I cardinali hanno poi aperto una nuova pagina delle loro consultazioni cominciando ad esaminare la “Diaconia della Giustizia”, quindi i Tribunali della Santa Sede: Penitenzieria Apostolica, Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e Tribunale della Rota Romana. Sul tema è stato dedicato «un tempo consistente», ha riferito in un briefing in Sala Stampa la vicedirettrice Paloma Garcia Ovejero, spiegando che le discussioni si sono soffermate, in particolare, sulla competenza della Penitenzieria Apostolica circa “il foro interno” per cui essa concede assoluzioni, dispense, commutazioni, sanzioni, condoni ed altre grazie. Un «ministero di misericordia» di cui il Papa vuole approfondire il ruolo. Le discussioni dei Tribunali – ha detto la vicedirettrice – proseguiranno anche nella seduta conclusiva di oggi pomeriggio, la 105esima, alla quale sarà presente Papa Francesco.  

Bergoglio ha mancato solo due incontri in questi tre giorni: lunedì mattina, per la visita ad Limina dei vescovi di Costa Rica, e questa mattina, per l’udienza generale in Aula Paolo VI. Per il resto è sempre stato presente ascoltando proposte, discussioni e le parole di gratitudine che il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, coordinatore del gruppo, ha voluto rivolgere lunedì per il discorso-fiume del 22 dicembre 2016 durante gli auguri alla Curia romana. In quelle parole del Pontefice – che ricordava che la riforma «non è un maquillage» e che la Chiesa non deve farsi spaventare dalle «rughe» ma piuttosto dalle «macchie» – i nove membri hanno riconosciuto un «incoraggiamento e indirizzo per i lavori» del Consiglio, istituito quasi quattro anni fa dal Papa argentino per riformare la Curia romana e coadiuvarlo nel Governo della Chiesa, redigendo (ancora non si sa quando) una nuova costituzione apostolica in sostituzione della vigente Pastor Bonus.  

I più stretti collaboratori del Vescovo di Roma, in quanto tali, hanno voluto dunque esprimere «pieno appoggio all’opera del Papa, assicurando al tempo stesso adesione e sostegno pieni alla Sua persona e al Suo Magistero». Una necessità suscitata dai «recenti avvenimenti», come si leggeva in una nota diffusa nei giorni scorsi dal C9, che tuttavia non specificava a quali «avvenimenti» ci si riferisse: se i manifesti affissi per Roma che criticavano la scarsa misericordia del Pontefice, la falsa copia dell’Osservatore Romano, la pubblicazione dei “dubia” di quattro cardinali su alcuni passaggi dell’Amoris laetitia o la recente bagarre con i Cavalieri di Malta. Neppure la vicedirettrice Paloma ha aggiunto dettagli in merito.  

Il porporati hanno poi proseguito la loro opera di revisione dei Dicasteri della Curia di Roma. Già nella diciassettesima sessione del dicembre 2016, erano state avanzate proposte di riforma delle Congregazioni della Dottrina della Fede, degli Istituti di vita consacrata, delle Cause dei Santi e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Ora il focus si è concentrato su Propaganda Fide, Congregazione per le Chiese Orientali e Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.  

Allo studio del Consiglio, in questi giorni, anche il processo per la selezione di candidati all’episcopato già affrontato nelle precedenti riunioni. E, come nelle precedenti riunioni, il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia, ha riferito sul lavoro del suo ufficio «per la piena attuazione della riforma economica richiesta dal Santo Padre, con particolare attenzione all’attività di formazione del personale e alle risorse umane». Il cardinale australiano non ha ancora pubblicato i bilanci consuntivi del 2016 preannunciati a dicembre. «Il bilancio economico del 2015 è stato consegnato al Papa, ora aspettiamo. In ogni caso è una questione che riguarda il Consiglio per l’Economia e non il C9», ha precisato Paloma.  

Non è mancato, infine, durante la diciottesima riunione, l’intervento del prefetto della Segreteria per la Comunicazione, monsignor Dario Edoardo Viganò, che ha presentato lo stato attuale della riforma della comunicazione della Santa Sede, ovvero l’accorpamento della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano nel Dicastero da lui diretto, divenuto «legale» dal 1° gennaio 2017. Viganò ha anche presentato il piano per ristrutturare le frequenze radio e le nuove policy per il mondo dei social network. Infine si è riflettuto sul progetto per l’avvio della riforma della Libreria Editrice Vaticana.  

La prossima riunione del Consiglio di Cardinali avrà luogo nei giorni 24, 25 e 26 aprile 2017. Nel frattempo, ha detto Garcia Ovejero, «non aspettatevi nessuna rivoluzione»

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