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Quel passo indietro di Benedetto XVI che ci fa andare avanti

© GABRIEL BOUYS / AFP
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Quattro anni fa la rinuncia al ministero petrino: non un segno di resa, ma, al contrario, coscienza dei propri limiti. E fiducia nella grazia di Dio

Sono passati quasi quattro anni da quell’11 febbraio in cui un Papa, per la prima volta nella storia moderna, annunciava la sua rinuncia. Ci fa bene ripensare al gesto di Benedetto XVI, che comunicò l’intenzione di lasciare il soglio di Pietro nel giorno dedicato alla Madonna di Lourdes, come a porre se stesso e la Chiesa sotto il manto protettivo dell’Immacolata.

In una società in cui nessuno cede neppure un pezzetto del proprio potere – politico, professionale o anche affettivo (il coniuge con il partner, il genitore con i figli, l’educatore con gli allievi…) – ecco l’esempio di chi fa un passo indietro. Che non è il segno di una resa, ma l’affidamento alla Provvidenza, il lasciarsi fare da Dio, mettendosi nelle sue mani. Nella consapevolezza, come direbbe Teresa d’Avila, che Lui solo basta, e che dunque non bisogna supporre che senza di noi nulla è possibile, che il mondo si fermi o l’onda della grazia si interrompa.

Peccato gravissimo, questo, generato da quella che papa Francesco chiama autoreferenzialità: il pensar d’essere la stella intorno a cui gira ogni cosa, invece che parte – preziosa ma pur sempre piccola – di un mondo che ruota in cerchio all’Assoluto. Il relativismo tante volte denunciato da Ratzinger è paradossalmente proprio questo: l’assolutizzazione dell’io, il centrare tutto su se stessi.

In una intervista è stato chiesto a papa Francesco se pensa di “vedere” il prossimo conclave, ovvero se deciderà anche lui un giorno di dimettersi. «Questo non lo so, decide Dio», ha risposto Bergoglio. E ha aggiunto sorridendo: «Il mio grande maestro Benedetto mi ha insegnato come fare, quando sentirò di non farcela più. E se Dio mi chiamerà prima, vedrò il conclave dall’altra parte. Spero non dall’inferno…».

Per tutta la vita siamo indotti ad accumulare, ma la divisa della nostra esistenza per esser degna non ha bisogno di troppi galloni, nastrini, medaglie. Fermarsi e retrocedere, a volte, serve a far spazio al futuro.

llustrazione di Emanuele Fucecchi

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

 

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