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Summit vaticano: no al traffico di organi, sì a donazioni etiche

Vatican Insider - pubblicato il 09/02/17

Il summit sul traffico di organi e sul turismo dei trapianti, organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, il 7 e l’8 febbraio, invita i leader religiosi a «incoraggiare le donazioni etiche di organi e condannare la tratta di esseri umani che ha l’obiettivo della rimozione e del traffico di organi», nella dichiarazione congiunta firmata da tutti i convegnisti. Il testo licenziato dal consesso che ha visto anche la presenza di due funzionari cinesi, paese in passato accusato di rimuovere gli organi di alcuni condannati a morte, sottolinea, al primo punto, che tutti i paesi devono riconoscere come crimine il traffico di organi, «compreso l’uso di organi da prigionieri morti per esecuzione capitale». 

Il cancelliere della Pontificia Accademia con sede nella Casina Pio IV, nei Giardini vaticani, aveva anticipato il contenuto della dichiarazione congiunta in una intervista di ieri alla Radio Vaticana nella quale spiegava che al summit è emerso che «dove i Paesi sono organizzati con buoni medici e con un sistema ospedaliero in cui si faciliti la pratica e la gente è abituata a donare gli organi, praticamente non c`è traffico, perché c`è disponibilità di organi. Invece, nei Paesi in cui non ci sono buoni medici e non c`è un sistema di ospedali o di enti per la cura dei malati e la gente non ha consapevolezza della possibilità di donare organi, naturalmente c’è il traffico di organi, nel senso che alla gente gli organi vengono tolti … come se fossero schiavi. Quindi, la raccomandazione generale è che le comunità religiose, i leader religiosi, favoriscano la donazione di organi, in maniera che quando le persone muoiono lascino scritta nel testamento l’autorizzazione al prelievo degli organi. Allo stesso tempo si chiede che siano molto critici nei confronti del traffico di organi». 

La dichiarazione finale di due cartelle, diramata questa mattina, si conclude con un elenco di 11 raccomandazioni indirizzate «ai governi nazionali, regionali e municipali, ai ministri della salute, alla magistratura, ai leader delle maggiori religioni, alle organizzazioni mediche professionali, e a tutto il pubblico». Al primo punto, il convegno vaticano invita «tutte le nazioni e tutte le culture a riconoscere la tratta di esseri umani che ha l’obiettivo della rimozione e del traffico di organi, compreso l’uso di organi da prigionieri morti per esecuzione capitale e i pagamenti a donatori o parenti di donatori deceduti, come crimine che deve essere condannato in tutto il mondo e perseguito da un punto di vista legale a livello nazionale e internazionale. Seconda raccomandazione, indirizzata specificamente ai leader religiosi, è affinché essi incoraggino «le fonazioni etiche di organi e condannare la tratta di esseri umani che ha l’obbiettivo della rimozione e del traffico di organi».  

La dichiarazione invita poi i paesi a ridurre preventivamente il bisogno di organi tramite un sistema legale ed etico di donazioni, a stabilire un quadro legale per la prevenzione e il contrasto al traffico di organi, a creare registri dei trapianti, a facilitare la denuncia dei casi sospetti, esorta medici e organizzazioni sanitarie a controllare che donatori e beneficiari delle donazioni agiscano in modo etico e a sensibilizzare il pubblico sul tema del traffico di organi, invita le autorità responsabili a indagare tutti i casi sospetti e autorità, assicurazioni caritatevoli a non coprire i costi di trapianti che implichino un traffico di organi. Il summit vaticano, infine, chiede all’Organizzazione Sanitaria Mondiale, al Consiglio d’Europa, alle agenzie delle Nazioni Unite e a tutti gli altri organismi internazionali di cooperare per raccogliere informazioni sul traffico di organi e sulle reti criminali che lo sostengono

Il documento vaticano ricorda i precedenti incontri che si sono tenuti nella Casina Pio IV sulla tratta di esseri umani e le «schiavitù moderne», appuntamenti promossi sotto l’auspicio di Papa Francesco, e riconosce il ruolo positivo dei mass media nel portare alla luce casi criminosi di traffico di organi, come pure i progressi fatti nel mondo dalla firma della dichiarazioni di Istanbul, sottolineando, però, che «nel mondo rimane un certo numero di mete del turismo dei trapianti dove non esistono o sono poco implementate legislazioni appropriate per contrastare questi crimini e proteggere i poveri e i vulnerabili. Queste pratiche persistono anche perché alcuni Stati non sono stati responsabili nel rispondere alla richiesta di trapianti da parte dei loro cittadini». 

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