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Dovremmo pregare per avere il santo dono della paura

Everett Collection/Shutterstock

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 08/02/17

“Perché la gente non prende più il male sul serio, e se non si prende seriamente il male come si può prendere seriamente Dio?”

La Bibbia sbagliava? “Non temere”, dice Isaia (41, 10). “Il timore del Signore è il principio della scienza”, dicono sia i Salmi che i Proverbi. Di che si tratta?

Purtroppo il termine “timore” ha molto in comune con il termine “amore” – entrambi vengono usati in molti sensi diversi e per molti scopi differenti. Come cristiani non possiamo permetterci di sbagliarci su paura o amore, e allora rivolgiamoci alla saggezza della Chiesa per ricevere chiarezza e un piano d’azione.

Sant’Agostino ha affermato che il timore deriva dall’amore, perché l’uomo teme di perdere ciò che ama. La domanda di fondo è questa: i miei amori sono ordinati correttamente? Amo il denaro più della mia famiglia o della verità? Amo qualcuno/qualcosa più di quanto amo Dio? Sono disponibile o meno a rinunciare a un bene maggiore per conservarne uno minore?

San Tommaso d’Aquino parla di “timore servile” e timore “filiale”. Il timore servile è la paura della punizione. Il timore servile ha la sua utilità nella vita morale e spirituale. Nella vita morale, la paura di essere scoperto e punito ostacola il ladro, e anche se non questo non lo aiuta a crescere nella virtù almeno la banca non è stata svaligiata.

Nella vita spirituale, si parla del temere “la perdita del Paradiso e le pene dell’Inferno”, e a volte questa paura ci impedisce di commettere un peccato mortale, anche se ci siamo concentrati su ciò che è male piuttosto che su Dio. A volte, allora, il timore servile è l’ultima difesa contro il vizio e il peccato.


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Ma perché accontentarsi di questo? Dio ci chiama a tanto di più!

L’Aquinate dice che il timore filiale è il “timore di sbagliare”. Per noi può essere difficile da capire. Non è semplicemente la paura di cadere in errore, ma la paura di perdere la carità, di deludere chi amiamo di più, ovvero Dio.

Ricordo di aver letto un catechismo per bambini che lo esprimeva in questo modo: una brava figlia è stata benedetta dal dono del timore filiale quando teme di deludere il suo buon padre. Di fronte a una tentazione, il pensiero di affrontare il padre e dire “Ho preso il bene che mi hai dato e l’ho barattato per qualcosa di inferiore” le risulta insopportabile. Ha un santo timore di separarsi dall’amore che il suo buon padre le ha donato.

Allo stesso modo, nella vita spirituale siamo sulla via della maturità spirituale quando temiamo di tradire l’amore di Dio più di quanto temiamo la nostra punizione. In questo modo, il timore del Signore è l’inizio della scienza, perché la nostra condotta è ora guidata dall’amore di Dio come sommo bene.

Tutto ciò potrebbe sembrare astratto o meramente accademico. Qual è la sua applicazione pratica? Un gesuita ha chiesto a William Peter Blatty, autore del famoso romanzo L’Esorcista, perché abbia scritto una storia così inquietante sul male, al che Blatty ha risposto: “Perché la gente non prende più il male sul serio, e se non si prende seriamente il male come si può prendere seriamente Dio?”

Nella nostra epoca di relativismo morale, non ci è permesso di parlare di un bene maggiore, e allora non possiamo parlare di un male maggiore. Un relativista non può “temere la perdita del Paradiso e le pene dell’Inferno”, e quindi può essere contenuto o motivato solo dal timore servile mondano.


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Una persona che non ha sentito parlare dell’amore perfetto offerto da Dio non può essere contenuta o motivata dal timore filiale, perché non può temere di deludere un amore divino che non ha mai conosciuto.

I cristiani devono sapere che la vita morale non è solo un passatempo. Le conseguenze del fatto di preferire il peccato sono reali ed eterne. E dobbiamo vivere di conseguenza. Allo stesso modo, i cristiani devono sapere che il nostro bene maggiore è l’amore del nostro Padre Celeste, e dobbiamo tremare quando ricordiamo che siamo davvero liberi di mettere da parte questo amore perfetto. Un timore filiale di essere manchevoli nell’amore verso Dio, che ci ha amati per primo e ci ama in modo perfetto, può metterci sulla giusta via della massima santità.

Il nostro dovere e il nostro privilegio come cristiani è evangelizzare, proclamare la splendida notizia per la quale siamo stati creati nell’amore, redenti nell’amore, e siamo chiamati ad essere perfezionati nell’amore. Il nostro Padre Celeste ci ha donato Cristo e la sua Chiesa per purificare il nostro cuore, per amare in modo saggio e bene (anche a costo di grande sofferenza, se necessario), protetti da un vero timore filiale che può farci stare sicuri fino a che raggiungeremo la felicità del Paradiso, dove c’è già un banchetto preparato per noi.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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