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Un bambino sano è spontaneo, rumoroso, inquieto, emotivo e colorato

Gladskikh Tatiana

Psicologias do Brasil - pubblicato il 08/02/17

Ecco cosa succede nel cervello del bambino quando gioca

Un bambino non nasce per stare tranquillo, per non toccare le cose, essere paziente o intrattenersi da solo. Un bambino non nasce per stare seduto a guardare la televisione o a giocare con il tablet. Un bambino non vuole stare tranquillo tutto il tempo.

I bambini hanno bisogno di muoversi, di navigare, cercare notizie, creare avventure e scoprire il mondo che li circonda. Stanno imparando, sono spugne, giocatori nati, cacciatori di tesori.

Sono liberi, anime pure che cercano di volare, non di mettersi da parte. Non rendiamoli schiavi della vita adulta, della fretta e della mancanza di immaginazione dei “grandi”.

Non affrettiamoci a farli entrare nel nostro mondo di disillusione. Promuoviamo il loro senso di meraviglia, garantendo loro una vita emotiva, sociale e cognitiva ricca di contenuto, profumo di fiori, espressione sensoriale, felicità e conoscenza.

Cosa succede nel cervello del bambino quando gioca?

I benefici dei giochi per i bambini sono presenti a tutti i livelli (fisiologico-emotivo, di comportamento, cognitivo), e questo non è un mistero. In realtà, possiamo parlare di molteplici ripercussioni del gioco, perché questo:


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regola l’umore e l’ansia;
promuove l’attenzione, l’apprendimento e la memoria;
riduce lo stress, favorendo la calma neuronale, il benessere e la felicità;
amplia la loro motivazione fisica, grazie alla quale i muscoli reagiscono spingendo a giocare.

Tutto questo favorisce uno stato ottimo di immaginazione e creatività, aiutando i bambini ad apprezzare la fantasia di ciò che li circonda.

La società ha alimentato l’ipergenitorialità, ovvero l’ossessione dei genitori a far sì che i loro figli abbiano capacità specifiche per assicurare loro una buona professione in futuro.

Dimentichiamo, come società e come educatori, che il valore dei bambini non è definito da un voto a scuola, e che sforzandoci di dare la priorità ai risultati trascuriamo le abilità che servono nella vita.

“Il valore dei nostri bambini è il fatto che fin da piccoli hanno bisogno di essere amati in modo indipendente. Non sono definiti dai loro successi o dai loro fallimenti, ma perché sono loro stessi, unici per natura. Quando siamo bambini non siamo responsabili di quello che riceviamo nell’infanzia, e tuttavia quando siamo adulti siamo del tutto responsabili del fatto di correggerlo”.

Semplificare l’infanzia, educare bene

Diciamo sempre che ogni persona è unica, ma non interiorizziamo davvero questo concetto, e si riflette in un fatto semplice: stabilire un insieme di regole per educare tutti i nostri figli.

È un errore generalizzato non del tutto coerente con quello che pensiamo di avere chiaro, ovvero il fatto che ogni persona è unica. Non stupisce, quindi, che la confluenza delle nostre convinzioni e delle nostre azioni risulti confusa nel bambino.

Kim Payne, docente e consulente statunitense, afferma che stiamo allevando i nostri figli con un eccesso di quattro elementi:


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molte informazioni;
molte cose;
molte opzioni;
molta velocità.

Impediamo loro di esplorare, riflettere o alleviare le tensioni che accompagnano la vita quotidiana. Li riempiamo di tecnologia, giochi e attività scolastiche ed extracurricolari, distorciamo l’infanzia e, cosa peggiore, impediamo loro di giocare e di svilupparsi.

Al giorno d’oggi i bambini trascorrono meno tempo all’aria aperta dei carcerati. Perché? Perché li teniamo “intrattenuti e occupati” con altre attività che riteniamo più necessarie, cercando di far sì che restino puliti, senza nemmeno una macchia sui vestiti. È intollerabile, e soprattutto estremamente preoccupante.

Consideriamo alcune ragioni per le quali dobbiamo cambiare atteggiamento:

l’igiene eccessiva aumenta la probabilità che i bambini sviluppino allergie, come mostra uno studio dell’Ospedale di Göteborg (Svezia);

non permettiamo loro di godersi gli spazi aperti, una tortura che limita il loro sviluppo potenziale creativo;

tenerli aggrappati a cellulare, tablet, computer o televisione è altamente dannoso a livello fisiologico, emotivo, cognitivo e comportamentale.

Potremmo continuare, ma in questo momento la maggior parte di noi ha già trovato innumerevoli ragioni per le quali sta distruggendo la magia dell’infanzia. Come ha detto l’educatore Francesco Tonucci, “l’esperienza dei bambini dovrebbe essere il cibo della scuola – la loro vita, le loro sorprese, le loro scoperte. Il mio insegnante ci faceva sempre svuotare lo zaino in sala perché era pieno di testimonianza del mondo esterno: animaletti, corde, pezzi di carta… Oggi si deve fare il contrario, cioè chiedere ai bambini di mostrare quello che portano nello zaino. In questo modo la scuola si aprirà alla vita, accogliendo i bambini con le loro conoscenze e lavorando su queste”.


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È sicuramente un modo molto più salutare di lavorare con loro, educarli e assicurarne il successo. Se in qualche momento lo dimentichiamo, dobbiamo tener ben presente ciò che segue: “Se i bambini non hanno bisogno di un bagno urgente, non hanno giocato abbastanza”. È una premessa fondamentale di una buona educazione.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
bambinicervellocreativitàeducazionegiocoinfanzia
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