Aleteia

A fuoco il ristorante dello chef-eroe, ma le fiamme non fermano la sua solidarietà

Condividi
Commenta

Da 12 anni Bruno Serato sfama i bambini poveri della sua città. Un incendio gli ha distrutto il ristorante, ma la voglia di aiutare è più forte del fuoco

Bruno Serato è emigrato negli Stati Uniti nel 1980, a 25 anni. Di origine veneta, una faticosa gavetta nel mondo della ristorazione statunitense lo porta a scalare la vetta della realizzazione professionale e umana. Ma Bruno non dimentica le sue origini, e il suo ristorante – ritrovo di vip e politici di prim’ordine – negli anni è diventato un faro di umanità e autentica solidarietà. La sua missione, che nel 2011 ha portato la CNN a inserirlo nella top ten dei “più buoni d’America”, è cucinare pastasciutta per i bambini poveri della sua città. Ma lasciamo che sia lui a raccontarsi.


Quando Bruno è arrivato negli States, non parlava una parola d’inglese, e in tasca aveva soltanto 200 dollari. Non è stata affatto facile per lui. Con il duro lavoro e tanta determinazione ha iniziato una lunga strada, faticosa ma ricca di soddisfazioni, che lo ha portato dall’essere un lavapiatti alla gestione del ristorante Anaheim White House. In questi anni ha avuto come clienti tantissime celebrità (tra cui Danny De Vito, Andrea Bocelli e l’ex presidente Jimmy Carter); ma a prescindere dalla notorietà, il loro obiettivo è “trattare ogni cliente come se fosse un ospite illustre”. “La nostra filosofia”, dice lo chef, “per quanto semplice possa apparire, è questa”.

Il ristorante era una elegante villa del 1909, per 50 anni dimora della famiglia Truxaw; il dott. Truxaw era un uomo molto rispettato dalla comunità locale, e di lui si diceva che “non si rifiutava mai di aiutare chi ne avesse bisogno”. Un’eredità morale che Bruno sembra aver fatta sua.

Era il 2005 quando visitò, insieme a Mamma Caterina, il centro Boys and Girls Club di Anaheim, nei pressi del ristorante. “Mia madre ha notato che c’era un bambino di 6 anni che stava cenando con delle patatine fritte“, ricorda Bruno, “perché la famiglia non poteva permettersi un pasto adeguato. Presto ci siamo resi conto che questa situazione era molto più diffusa di quanto pensavamo”. Ha iniziato a cucinare pasta per 72 bambini, 5 sere a settimana. Nacque così il progetto “Feeding the Kids in America”. Oggi i bambini serviti sono oltre 1200!

Ogni settimana serviamo 6mila pasti, e finora abbiamo cucinato oltre un milione e mezzo di piatti di spaghetti“. Ma non basta sfamare i bambini. Molte delle loro famiglie non hanno un tetto e sono costrette a vivere in squallidi motel, dove gira davvero di tutto. Con il progetto “Welcome Home” la fondazione “Caterina’s Club“, nata per volere della madre, si impegna a portare fuori dai motel alcune di queste famiglie, per poter iniziare una nuova vita nella sicurezza e nella stabilità di un appartamento. “Ad oggi sono un centinaio le famiglie che abbiamo aiutato a trovare una sistemazione migliore, anticipando la caparra che viene loro richiesta e che non possono permettersi”.

La gestione del ristorante non è stata sempre semplice, tra crisi economiche e sacrifici immensi. E pochi giorni fa un incidente tremendo ha distrutto il frutto di 30 anni di duro lavoro: sabato scorso, all’alba, l’Anaheim White House è andato fuoco, probabilmente a causa di un corto circuito.

Il ristorante Anaheim White House dopo l'incendio

Un dolore grandissimo, il secondo più grande della mia vita dopo la perdita di mia madre Caterina, che è scomparsa l’anno scorso. Siamo però grati che nessuno sia rimasto ferito. Penso ai miei connazionali devastati dal terremoto”, racconta Bruno, “e non posso che ringraziare Dio che nessuno si sia fatto male in questo incidente. Sono rimasto per ore a guardare la mia creatura diventare fumo; ero lì, indifeso e inerme, non potendo fare nulla”.

Quando gli viene chiesto come pensa di ricostruire le sue attività professionali e umanitarie dopo l’incidente (qui un link per aiutare con una donazione), Bruno risponde che il suo primo pensiero “è andato ai bambini”. L’apprezzato chef ha chiamato subito degli amici per chiedere aiuto, e in due ore la situazione si è risolta. “Un mio amico cuoco ha messo a disposizione la sua cucina. Ho avuto una risposta simile dal vescovo di Orange”. In questo modo, già da lunedì hanno potuto continuare a garantire il servizio quotidiano per le migliaia di bambini a cui cucinano spaghetti al pomodoro.

“Il mio secondo pensiero”, ricorda Serato, originario di San Bonifacio (VR), “è andato ai miei 65 dipendenti“. Ha quindi lanciato un appello su Facebook: “Queste persone hanno famiglie da mantenere e affitti da pagare; chiunque abbia la possibilità di aiutarle, magari offrendo loro un lavoro, lo faccia”. In poco tempo sono arrivate le prime offerte di lavoro. Una commovente corsa alla solidarietà. La Barilla ha donato della pasta per i bambini, e lui ha ricevuto tantissime chiamate – tra cui quella di Sophia Loren – da parte di persone che vorrebbero dare una mano, in qualche modo.

Bruno ringrazia profondamente Dio, perché la tragedia che ha colpito il suo ristorante non ha causato vittime. Nella sua vita, e nelle sue attività, la fede ha un ruolo fondamentale. “Sono devoto alla Madonna di Lourdes, come mia madre. E quando ho visto la devastazione davanti ai miei occhi, ho stretto tra le mani un crocifisso, chiedendo aiuto al Signore”.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni