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Vaticano: no all’eutanasia, i vaccini sono “un dovere sociale”

Didesign021/Shutterstock

Vatican Insider - pubblicato il 06/02/17

Pubblicata, in occasione della Giornata Mondiale del Malato, la “Nuova Carta per gli operatori sanitari”

di Salvatore Cernuzio

Un netto «no» ad eutanasia e accanimento terapeutico, alla luce anche del dibattito parlamentare italiano sul fine vita, e un incitamento alla vaccinazione perché «un abbassamento dei vaccini nella popolazione potrebbe portare a un grosso pericolo per chi è impossibilitato a vaccinarsi per motivi immunitari». Il Vaticano pubblica la “Nuova carta degli operatori sanitari” che aggiorna l’edizione del 1995, ma che ribadisce la posizione contraria della Chiesa sul “diritto alla dolce morte”, dettando linee-guida “il più possibile chiare” per i problemi etici da affrontare nel mondo della salute.

Il documento è stato illustrato oggi in Sala Stampa vaticana durante la presentazione della XXV Giornata mondiale del malato (Gmm), che si svolgerà a Lourdes dal prossimo venerdì 11 a sabato 12 febbraio, e che sarà presieduta dal delegato papale il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Sul banco dei relatori c’erano il segretario del nuovo dicastero per lo Sviluppo umano integrale, monsignor Jean-Marie Mupendawatu (il prefetto, il cardinale Peter Appiah Turkson, non ha potuto partecipare perché influenzato), Alessandro De Franciscis, presidente dell’Ufficio delle constatazioni mediche di Lourdes, e Antonio Spagnolo, professore di bioetica e direttore dell’Istituto di Bioetica dalla Cattolica di Roma.

Proprio Spagnolo ha rilevato le novità del nuovo documento rispetto alla precedente edizione, che, tradotta in 19 lingue, ha rappresentato per circa 20 anni un vademecum teologico-morale-medico per gli operatori sanitari. Anzitutto, la “Nuova Carta” non si rivolge solo alle classiche figure professionali sanitarie (medici, infermieri, ecc) ma chiama in causa anche biologi, farmacisti, amministratori, legislatori in materia sanitaria, operatori nel settore pubblico e privato. Essa, poi, introduce il concetto di «giustizia sanitaria», sulla quale si ripercuote «la diseguale distribuzione delle risorse economiche, soprattutto nei Paesi a basso reddito o meno sviluppati».

In tale contesto, si legge nel documento, «le strategie sanitarie volte al perseguimento della giustizia e del bene comune, devono essere economicamente ed eticamente sostenibili. Infatti mentre devono salvaguardare la sostenibilità sia della ricerca sia dei sistemi sanitari, dovrebbero al contempo rendere disponibili farmaci essenziali in quantità adeguate, in forme farmaceutiche fruibili e di qualità garantita, accompagnati da una informazione corretta e a costi accessibili ai singoli e alle comunità».

Tutti gli industriali e coloro che sono legati alla produzione di farmaci, pertanto, dovrebbero partire «da una visione di solidarietà e giustizia», ha sottolineato il direttore dell’Istituto di Bioetica della Cattolica di Roma. «Occorre eliminare un po’ tutte quelle situazioni che portano a un minor accesso ai farmaci, molti dei quali oggi sono particolarmente costosi, sappiamo però che in alcuni Paesi si producano con costi molto bassi…. Se in India ci riescono, dovrebbe essere fatto anche dagli altri Paesi».

Ampio spazio nella Carta anche alla questione del “fine vita”. In una sezione dedicata al “Morire”, si ribadisce il dovere di «rispettare il malato nella fase finale della vita, escludendo sia di anticipare la morte (eutanasia), sia di dilazionarla con il cosiddetto “accanimento terapeutico”». «Circa dieci anni di letteratura scientifica – ha ricordato De Franciscis – affermano che a una persona malata è data la libertà di esternare con il medico o con chi lo assiste i suoi sentimenti religiosi, i benefici sulla efficacia della terapia e sulla qualità di vita sono indubbi». Tuttavia, pur dovendo rispettare “la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”, il medico “non è un mero esecutore”, ma “conserva il diritto e il dovere di sottrarsi a volontà discordi dalla propria coscienza».

Ugualmente rilevante, in tal contesto, è il tema della nutrizione e idratazione, anche artificialmente somministrate, da considerare “tra le cure di base dovute al morente, quando non risultino troppo gravose o di alcun beneficio”. “La loro sospensione non giustificata – spiega la Carta – può avere il significato di un vero e proprio atto eutanasico, ma è obbligatoria”.

Di pari attualità, la questione vaccini. Interpellato in proposito, Spagnolo ha rimarcato durante la conferenza che «ridurre al minimo la possibilità di contagio per quelli che non possono vaccinarsi, è un dovere sociale». Bisogna tener presente, ha detto, che «l’abbassamento della vaccinazione della popolazione può portare a un grosso pericolo per quelli che non possono vaccinarsi per motivi immunitari».

La Nuova Carta è per il momento disponibile in italiano: «È un dono per la XXV Giornata mondiale del malato – ha spiegato mons. Jean-Marie Mupendawatu, segretario del dicastero per lo Sviluppo umano integrale. È quasi pronta l’edizione in inglese a cura della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, e si tratta con la Fondazione Raoul Follerau per finanziare una edizione francese a beneficio soprattutto dell’Africa francofona. Quanto alla Giornata Mondiale del Malato, hanno spiegato i relatori, essa si aprirà solennemente nel pomeriggio di venerdì 11 febbraio con una Messa del cardinale Parolin e una relazione del cardinale Turkson. In programma momenti di preghiera e conferenze, fino alla conclusione, lunedì mattina, con la Messa nel Santuario. Gli organizzatori si aspettano oltre diecimila partecipanti.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Tags:
bioeticachiesa cattolicaeutanasiavaccino
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