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Una santa per chi soffre per un matrimonio infedele e basato sugli abusi

Meg Hunter-Kilmer - pubblicato il 04/02/17

La beata Elisabetta Canori Mora, modello di santità vissuta anche dopo che il “vissero tutti felici e contenti” svanisce

C’è un vecchio detto, risalente almeno a San Francesco di Sales, che afferma che alcuni santi devono essere ammirati ma non imitati. Non incoraggiamo le donne a sfregarsi il volto con la soda caustica come Rosa da Lima, ad esempio, né suggeriamo che i missionari agiscano come Francesco d’Assisi e si presentino davanti a leader musulmani ostili con la speranza o di convertirli o di essere martirizzati.

È importante ricordarlo quando parliamo della beata Elisabetta Canori Mora, la cui vita può offrire speranza alle donne (e agli uomini) che soffrono per un matrimonio basato su infedeltà e abusi. Nata a Roma nel 1774, l’aristocratica Elisabetta era estremamente felice quando sposò Cristoforo Mora. Lui la adorava e amava presentarla ai suoi amici. Il suo orgoglio, tuttavia, divenne presto gelosia, e iniziò a limitare i contatti della moglie con il mondo esterno. Ben presto divenne sempre più disinteressato nei suoi confronti, cominciando a cercare la sua realizzazione altrove.

L’avvocato bello e di successo divenne rapidamente un giocatore compulsivo e dedito all’alcool. Passava da amante ad amante, ridicolizzando al contempo la moglie per la sua pietà. Visto che i suoi eccessi impoverivano la famiglia, Elisabetta vendette i suoi gioielli e perfino il vestito nuziale per sfamare le due figlie. Nel frattempo, Cristoforo diventava sempre più incline agli abusi. Per un periodo le abbandonò completamente. Alla fine tornò, ma il suo comportamento non era cambiato. E tuttavia Elisabetta pregava, amando eroicamente il marito nonostante non se lo meritava di certo.

Per anni Elisabetta ha pregato per suo marito e lo ha amato, trovando anche il tempo per lavorare come sarta, prendersi cura dei malati e servire i poveri. Viveva nella speranza che il suo amore avrebbe condotto il marito alla conversione. Questa speranza era così forte che una volta gli disse: “Può sembrare incredibile, ma un giorno celebrerai la Messa per me!”


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Agli occhi del mondo, allora come oggi, Elisabetta era una donna delusa e maltrattata, ma il suo amore e la sua santità giunsero nelle strade di Roma. Aveva visioni e proferiva profezie, visitava i malati e consigliava le coppie sposate. Trinitaria del Terz’Ordine, Elisabetta non si è ritirata dal mondo, scegliendo invece di predicare attraverso il suo amore, dicendo “Nessuno si può salvare da solo, e Dio ha affidato a ciascuno la responsabilità della salvezza altrui per mettere in pratica il suo progetto d’amore”.

Alla fine anche il duro cuore di Cristoforo ha iniziato ad ammorbidirsi. Mentre la debole e sfinita Elisabetta si avvicinava alla morte, a 50 anni, il marito trascorse più tempo con lei di quanto avesse fatto in anni interi. Ma c’era ancora una sofferenza che attendeva Elisabetta: la notte in cui morì, Cristoforo era fuori con la sua amante. Tornando a casa e constatando la morte della moglie venne sopraffatto da dolore e rimorso. Si pentì dei suoi peccati, e alla fine entrò nell’ordine francescano venendo ordinato sacerdote. Se la santità della vita di Elisabetta non fosse emersa chiaramente dalle sue opere di carità e dal suo spirito contemplativo, la miracolosa conversione del marito sarebbe stata sufficiente a proclamare al mondo la sua santità. Separati in vita da peccato ed egoismo, Elisabetta e Cristoforo sono stati alla fine uniti in Cristo.

La testimonianza di Elisabetta Mora non è una chiamata a rimanere immersi in una relazione basata sull’abuso. Elisabetta è un modello non tanto di come vivere, quanto di come amare. Ci sono migliaia di fedeli cattolici il cui cuore è stato spezzato da coniugi infedeli e abusatori. In caso di abuso, dipendenza o adulterio, la Chiesa permette ai coniugi di separarsi, ma il dovere di amare il proprio sposo e di lavorare per la sua conversione e la sua salvezza rimane.

Elisabetta Canori Mora è un esempio potente di un amore che trasforma una vittima in una sopravvissuta. È un modello di santità vissuta anche quando il “vissero tutti felici e contenti” svanisce. È una testimone della preghiera incessante per la conversione della persona amata. La sua decisione di rimanere con Cristoforo potrebbe non essere una scelta da imitare, ma la sua generosità e il suo amore sono senz’altro meritevoli di ammirazione.


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Il 5 febbraio, festa della beata Elisabetta Mora, preghiamo per la riconciliazione tra gli sposi, per gli sposi abbandonati e abusati e perché mariti e mogli vivano nell’amore radicale per la santificazione dell’altro. Se il vostro matrimonio assomiglia a quello di Elisabetta, sappiate che non siete soli. Dio vi vede e vi ama, e nel vostro dolore vi attirerà a sé e vi renderà santi se glielo permetterete. Beata Elisabetta Canori Mora, prega per noi!

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
matrimoniosanti e beati
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