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La storia di Moira Greyland: un triste caso di esperimento gender

Enzo Pennetta - pubblicato il 04/02/17

Sono nata negli anni ’60, in una famiglia di famosi scrittori omosessuali e pagani. Mia madre era Marion Zimmer Bradley e mio padre Walter Breen. Tra tutti e due hanno scritto più di cento libri: mia madre scriveva libri fantasy e di fantascienza (Le nebbie di Avalon) e mio padre libri di numismatica (era un esperto di monete).

Quello che mi hanno fatto è sfortunatamente di dominio pubblico: basti dire che entrambi i miei genitori volevano che fossi omosessuale ed erano inorriditi dal fatto che fossi femmina. Mia madre mi molestò da quando avevo 3 anni fino ai 12. La prima volta che mio padre mi fece qualcosa di violento avevo cinque anni. Sì, mi stuprò. Non mi piace ripensarci. Se volete sapere qualcosa in più sulle sue bravate con le ragazzine, cercate su Google Breendoggle,  lo scandalo che PER POCO non lo bandì dal fandom della fantascienza.

Il suo disgusto per il fatto che fossi femmina era profondo, nonostante le sue molte relazioni con donne e le molte vittime femminili. Mi disse, in modo inequivocabile, che nessun uomo mi avrebbe mai voluta, perché tutti gli uomini sono segretamente gay e non sono ancora venuti a patti con la loro naturale omosessualità. Per cui iniziai ad avere atteggiamenti maschili e a camminare tenendo fermi i fianchi. Potete ancora vedere tracce di questo condizionamento a rifiutare la mia femminilità nel mio assoluto rifiuto a cedere, nella mia schiettezza, e nella mia scelta di lavorare come regista teatrale per molti anni. Ma buona parte della mia schiettezza è dovuta al mio rifiuto di accettare la nozione che “in realtà devo essere un ragazzo nato nel corpo di una ragazza”. Non lo sono. Sono una ragazza che è stata oltraggiata per il fatto di essere una ragazza e che ha provato in tutti i modi ad essere il ragazzo che loro volevano.

Basti dire che non fui la loro unica vittima, di entrambi i sessi. Sono cresciuta vedendo mio padre avere “storie romantiche” (nelle sue fantasie) con ragazzi che erano per lui fonte di frustrazione, poiché volevano sempre cibo e soldi in cambio del sesso che erano costretti ad avere e non volevano LUI (OVVIAMENTE!). A 10 anni, dopo il fallimento del mio primo tentativo di suicidio, iniziai a cercare in tutti i modi di andarmene di casa, mentre a 13 anni cominciai a intervenire, dicendo a mia madre e alla sua compagna che mio padre dormiva con questo o con quel ragazzo. Invece di chiamare la polizia, come avrebbe fatto qualsiasi essere umano normale, si limitarono a far trasferire mio padre nel loro appartamento, che io chiamavo “il nido d’amore”, e loro si spostarono nella nostra casa di famiglia.

Ovviamente questo peggiorò le cose. Già da un po’ di tempo dormivo a casa dei miei direttori della Renaissance Faire, ma nessuno di loro poteva ospitarmi in maniera permanente. Come ci si poteva aspettare, dove c’era mio padre c’erano adolescenti, droghe e non molto da mangiare, anche se, quando i libri di mia madre iniziarono a vendere bene, il cibo non mancava. Da adolescente vissi un po’ ovunque, anche se, quando iniziai il college, tornai da mio padre.

Un giorno portò a casa un ragazzino di 11 anni, che sarebbe rimasto per una settimana, col permesso di sua madre, il che mi spaventò. Mi accertai che avesse una stanza per sé, ma quando vidi mio padre che lo baciava dappertutto, e i libri porno, chiamai il mio consulente (che era già d’accordo nel chiamare la polizia qualora avessi visto qualcosa) e mio padre fu arrestato. Gli vennero dati tre anni con la libertà condizionata, ma nel frattempo la voce si era sparsa e un uomo che gli aveva dato ospitalità a Los Angeles si rese conto che suo figlio aveva la stessa età della vittima, cominciò a fare domande e mio padre venne condannato da tredici tribunali per PC 288 A, B, C e D (si tratta di vari reati di tipo sessuale che non dovrebbero essere commessi su nessuno, tantomeno su un ragazzino). [Qui potete trovare una sezione del Codice penale della California con la descrizione dei reati in questione].

Morì in prigione nel 1993, dopo la mia prima denuncia nel 1989. Va notato che non si trattava della sua prima denuncia: venne arrestato la prima volta nel 1948, a 18 anni.

Come si può facilmente immaginare, sebbene mia madre e la mia “matrigna” fossero entrambe al corrente dei crimini di mio padre, fino al momento del suo arresto nessuno mi credette e venivo considerata un’”isterica”. Anche questo è di dominio pubblico: la fredda indifferenza di mia madre e la pretesa della mia matrigna di non avere responsabilità è rivoltante. Le sue parole parlano chiaro. Lei sapeva quello che lui intendeva fare.

Non cercai mai di ottenere giustizia per me stessa, poiché mi vedevo come la protettrice di altri e volevo bene a mio padre. Così, anche se ritenevo di poterlo perdonare per quello che aveva fatto a me, non pensai mai che fosse giusto perdonarlo per quello che aveva fatto ad altri, e la sua ultima vittima non era un prostituto, ma un ragazzino innocente che venne ferito.

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Tags:
ideologia genderomosessualità
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