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Nelle Filippine c’è una banca che investe nella gratuità

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La storia di Teresa e Francis Ganzon. Alla base la massima evangelica "date e vi sarà dato" e l'economia di comunione (EdC)

Lo sviluppo economico delle zone rurali è la loro mission, la gratuità e la condivisione i loro mezzi. No, non è un ONG, ma una banca, la più grande banca rurale delle Filippine: Bangko Kabayan, la cui base è nella regione rurale a sud di Manila. Qui il denaro è un mezzo, non uno scopo, e la regola è il “date e vi sarà dato” del Vangelo. È la storia di Teresa e del marito Francis Ganzon, dal 1978 alla guida della banca. Due persone di fede, cristiani, e cercavano di improntare la loro attività ai principi evangelici, ma solo nell’incontro con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, scocca la scintilla che fa decollare le loro vite e la loro impresa. È il 1991 quando Chiara – durante un viaggio in Brasile, colpita dalla forte disuguaglianza sociale – lancia l’idea di un’economia al servizio del bene comune. Nasce l’Economia di Comunione (EdC), non più basata sulla logica del guadagno e dell’avere, ma su quella della gratuità e del dare.

Teresa e Francis sono tra i primi a rispondere alla provocazione di Chiara Lubich. “Ci affascinava l’idea di vivere la fede non solo nella vita privata, ma anche facendo business. Si lanciano nell’avventura e ben presto trasformano la banca in una impresa EcD. Non è un marchio, ma uno stile di vita. Non un modello aziendale ma il rischio personale di ogni imprenditore. Certo, ci sono principi come trasparenza, equità, ma soprattutto il dialogo, la costruzione di relazioni profonde, la centralità della persona. E la condivisione degli utili: un terzo rimane in azienda, un terzo viene investito in formazione e un terzo viene devoluto per chi è in difficoltà. Teresa e Francis rivedono il loro modo di lavorare e di investire, destinando risorse a creare lavoro, combattere la povertà, creare una “cultura del dare”. Il nuovo approccio si diffonde e funziona anche sul mercato. Dal ’91 al ’96 la banca apre otto filiali, nel ’97 il capitale è cresciuto di 20 volte e i lavoratori sono 120.

Oggi la banca conta 23 agenzie e impiega 350 dipendenti, di cui un terzo lavora sul micro-credito assistendo 11.000 famiglie, l’85% dei clienti. A partire da metà del ’97, la crisi economica asiatica mette in ginocchio molte attività finanziarie anche nelle Filippine: i clienti scappano, ritirano i loro soldi, gli Istituti di credito cominciano a chiudere. Anche Teresa e Francis temono il peggio, ma è quello il momento in cui scoprono la forza delle relazioni di fiducia che avevano costruito. Chi mette a disposizione una linea di credito, i dipendenti allo sportello si fanno loro stessi garanti nei confronti dei clienti, un grosso cliente garantisce per i grandi depositi. Molti clienti, dopo una prima fase di panico, riportano i loro investimenti alla Bangko Kabayan: “Più che mai questa crisi ci ha fatto avvertire quanto avevamo sempre creduto, cioè che le persone e le relazioni – non il denaro e il profitto – avrebbero assicurato il successo e la sopravvivenza di un’impresa”.

La crisi è per Teresa e Francis anche l’occasione per esplorare nuovi business e per sfidare il sistema di corruzione endemica nel paese. Per non sottoporsi alla legge delle tangenti abbandonano alcuni progetti e approfondiscono il tema del micro-credito. È così che nasce quello che oggi è un fiore all’occhiello della banca, una linea di micro-credito per le imprese. La sfida è enorme: Bangko Kabayan entra in un territorio inesplorato, fuori dal “giro” delle banche; in un mondo in cui la stessa cultura bancaria è quasi inesistente. Inoltre è richiesto un lavoro di relazioni personali molto costoso in termini di tempo e di persone impiegate, essendo questo tipo di business interamente fondato sulle relazioni di fiducia. Ad oggi è ancora questa la sfida maggiore, in un mondo che sviluppa sempre più prodotti standard e processi automatizzati per ridurre i costi. La strada è ancora lunga davanti a Teresa e Francis, ma non sono soli. A distanza di 25 anni, oltre 800 imprenditori in tutto il mondo sono sul cammino dell’EdC, e costituiscono ormai una vera e propria rete. In questi giorni incontreranno Papa Francesco: “No a una economia che esclude, che uccide, che inquina. Ma noi vorremmo dire anche qualche sì. Sì a un’economia di comunione: il mondo sarà migliore non senza economia ma con un’economia diversa” sintetizza Luigino Bruni, coordinatore mondiale dell’EdC.

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