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3 suggerimenti per quando si vive la disperazione spirituale

Rawpixel/Shutterstock
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Per quei momenti in cui sembra che Dio non ti veda, non ti senta e non ti ami pienamente

Sono cresciuta pensando che avere una relazione con Dio fosse come una “transazione”: io davo a Dio delle briciole del mio tempo e della mia preghiera, aspettandomi in cambio di “ottenere” qualcosa da Lui. Pensavo che in questo modo avrei ricevuto una sensazione, delle parole, una visione. Il gruppo giovanile che frequentavo metteva particolare enfasi sul fatto che la desolazione non fosse normale, e questo non aiutava di certo. Mi veniva detto che avrei potuto (e dovuto) ricevere qualcosa da Dio, se solo ci avessi provato ardentemente.

Durante il periodo della scuola mi sono sentita ignorata da Dio. “Devo essere proprio una gran peccatrice”, pensavo. Mi guardavo intorno e tutti avevano una storia da raccontare, una rivelazione da condividere. Non sapevo di cosa stessero parlando. Iniziarono a venirmi in mente strane parole, come “atea” o “agnostica”. Mi sembravano così estranee a me, eppure così soddisfacenti. “Dio, se sei là fuori, prendi questo!”, dissi una volta. Gliel’avrei fatta vedere, non avevo bisogno di Lui!

Quello accadde tre anni fa, e da allora ho ritrovato la fede. Ad ogni modo, continuo a lottare immensamente con la sensazione che Dio non mi veda, non mi senta e non mi ami pienamente. Ecco alcuni suggerimenti che mi hanno aiutata a superare una delle esperienze spirituali più dolorose: la desolazione.

  1. Prendete esempio da Madre Teresa (Santa Teresa di Calcutta)

Madre Teresa è nota per aver sperimentato la desolazione spirituale. “Sono convinta”, disse, “che persino un solo momento è sufficiente a riscattare un’intera esistenza miserabile, un’esistenza forse ritenuta inutile”. Nella sua poca esperienza nel sentire la presenza di Dio, sapeva che ciò che le era stata data era una grazia, e che era reale. Il suo esempio ci fa capire che dovremmo considerare un momento nell’amore di Dio degno di un’intera vita di miseria. Guardando indietro, lei ha visto come  – durante i suoi anni di desolazione – Dio abbia operato nella sua vita, come l’abbia nutrita e l’abbia fatta andare avanti.

Guardiamo anche noi, come Madre Teresa, ai tempi in cui abbiamo avuto un incontro intimo con Cristo. E invece di desiderare di più, ringraziamo Dio per ciò che Lui ci ha già dato; e poi continuiamo ad adoperarci per far crescere il regno di Dio qui sulla terra.

  1. Adorazione e preghiera

Di recente ho avuto un’esperienza di Adorazione che non dimenticherò mai. Dopo aver parlato a una suora domenicana della mia desolazione spirituale, sono andata in Adorazione per ricevere alcuni suoi consigli. Mi ha suggerito semplicemente di riposare nella Sua santa presenza, invece di cercare di ottenere qualcosa da Dio.

Sono quindi andata in Adorazione, ai piedi di Gesù. Da dentro di me, come un fiume in piena, è iniziata ad uscire una preghiera. “Dio, sono stufa. Ogni volta che vengo qui, cerco di ottenere qualcosa. Non so neanche cosa stia cercando. Mi sento arida. Forse voglio soltanto assicurarmi che Tu mi ami nel modo in cui il mondo dice che fai. È stancante, Signore. Sono esausta! Affido a Te questa mia ricerca, non la voglio più. Toglila via da me. Voglio che Tu mi basti. Fammi riposare in Te, e fa che io venga a Te senza aspettarmi nulla in cambio”.

Mi sono sentita improvvisamente libera. Non dalla desolazione, ma dallo stress che deriva dal cercare continuamente di resistere ad essa. Adesso, mi sento libera di essere nella desolazione. Mi sento libera di non vivere più nella vergogna. Mi sento libera di smetterla di provare, con le unghia e con i denti, a uscire dalla desolazione della mia anima. Adesso posso finalmente essere.


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Andare davanti a Gesù e affidargli le nostre lotte non sarà mai tempo sprecato. Prendetevi del tempo per andare davanti a Lui, e lasciate le insicurezze che la desolazione porta con sé. Vi troverete ad essere più liberi di quanto possiate immaginare.

  1. E infine… vedetela come un dono

Sant’Ignazio, nelle sue “Regole per il Discernimento degli Spiriti”, sostiene in primo luogo che se non proviamo a far funzionare le cose con Dio, non lo faranno. Ma, cosa più importante, dichiara che Dio può permettere la desolazione per vedere quanto in là si spinge la nostra fede. Per vedere se persino nel deserto della nostra anima siamo in grado di rendere a Lui lode e gloria. La terza cosa che scrive è che la desolazione potrebbe essere un modo per farci vedere la consolazione come un vero dono, che solo Dio può dare. Dicendo che la consolazione è un dono, Ignazio sottintende che la desolazione sia fondamentale affinché non siamo portati a pensare alla consolazione come ad un premio o ad un qualcosa che otteniamo ogni volta che preghiamo.

Ebbene sì, è facile “lasciarsi andare”. È facile essere gelosi. Il difficile è perseverare e dare a Dio tutto ciò che abbiamo, anche se pensiamo di non ottenere in cambio tutto ciò che pensiamo ci serva. È dura prendere la Bibbia e dire: ”Dio, dono a Te questo tempo, perché io voglio far avanzare il Tuo regno. A prescindere dalla condizione in cui sono il mio cuore e la mia anima”.

Tutti soffriamo. Tutti abbiamo la nostra croce da portare, non importa se piccola o grande. Perché non accettare la nostra croce come un’opportunità di santificazione? Un’opportunità per mostrare a Dio che Lui è degno delle nostre lotte, del nostro dolore e della nostra costante perseveranza.


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Imitiamo dunque Madre Teresa (e tanti altri santi e sante), lottando per raggiungere la santità anche quando è più difficile lottare. Quando è più difficile pregare. E quando è più difficile alzare gli occhi a Colui che ci ama.

Oh Dio, fa di noi dei santi, attraverso la desolazione.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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