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Parolin: “Solidarietà tra i popoli sia alternativa a violenza, armi e terrore”

Vatican Insider - pubblicato il 01/02/17

“Fare della solidarietà tra le persone e i popoli l’alternativa alle armi, alla violenza, al terrore”. Con questo appello di stringente attualità, in un tempo di minacce alla pace e di chiusure individualistiche e nazionalistiche, il cardinale Pietro Parolin ha concluso il suo viaggio in Madagascar. Occasione della visita del Segretario di Stato vaticano è stata la celebrazione per il 50° anniversario dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e il Paese insulare africano. Iniziata il 26 gennaio scorso, la visita rientra in un viaggio di undici giorni che il porporato svolge in Africa e che vede – da oggi fino al 4 gennaio – anche la tappa nella Repubblica del Congo per la firma di un Accordo Quadro con le autorità del Paese. Risultato, questo, di un lungo e delicato negoziato. In programma, anche una breve visita a Nairobi, in Kenya.  

Leitmotiv del viaggio di Parolin in Madagascar è stato l’invito a promuovere il dialogo tra uomini e donne appartenenti a differenti gruppi etnici, culture e religioni, aspetto più che mai necessario in un paese eterogeneo come il Madagascar. È proprio “in questa diversità che il futuro della nazione deve trovare ispirazione”, ha detto infatti il cardinale. E ha ribadito la necessità di “unire idee diverse, opposte opinioni politiche, visioni religiose e persino ideologie differenti” per servire la causa dell’uomo, la pace, la giustizia. Il percorso è “difficile e incerto nei suoi risultati”, ha ammesso. Tuttavia – ha aggiunto citando le parole del Papa al Corpo Diplomatico, il 9 gennaio scorso – “la pace si conquista con la solidarietà”, non rifugiandosi “nelle piccole nicchie di interesse, nelle chiusure individualistiche e nel nazionalismo più o meno mascherato, che colora ormai il paesaggio di un mondo post-globale”.  

Rispetto all’epoca della globalizzazione, dove “era importante non essere esclusi”, oggi – ha osservato il cardinale – si sperimenta un cambio di tendenza e di percezione della realtà: “La prima idea è quella di proteggersi, di chiudersi in rapporto a ciò che ci circonda in quanto percepito come fonte di pericolo o di contaminazione di idee, culture, visioni religiose, di processi economici”. Ne consegue che “l’unità di intenti e il desiderio di cooperare” lascia il posto a “una crescente frammentazione con tutti i rischi previsti e prevedibili”. 

Per ravvivare la speranza in un “avvenire migliore” è necessario allora “ristabilire la dignità di quelli che soffrono”, ha affermato il Segretario di Stato vaticano. E citando ancora Bergoglio nel suo discorso al Congresso degli Stati Uniti del settembre 2015, ha stigmatizzato il “vergognoso e colpevole silenzio” del mondo di fronte al traffico d’armi. “Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo”, ha detto, “dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società?”.

La risposta è purtroppo conosciuta perché ripetutamente denunciata dal Papa: “il denaro”. Denaro “che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente”, davanti al quale le frontiere “non si chiudono sempre” ma anzi “sono ben aperte quando si tratta di guadagnare”. “Di fronte a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”, ha rimarcato Parolin, “un questo momento di crisi non è sufficiente essere solidali e saper condividere, ma è necessario agire con giustizia per quanto riguarda i Paesi”. Specie quelli più poveri, perché “l’uso delle risorse naturali e il loro sfruttamento non si è mai fermato davanti alle frontiere di uno Stato o all’identità di un popolo”. Così “gran parte della popolazione mondiale paga quotidianamente” le conseguenze di “povertà, sottosviluppo, sfruttamento”. Su questa scia, il cardinale ha esortato alla matura riscoperta di “un senso di appartenenza a una famiglia, a un popolo, a una terra, al nostro Dio”. Il fine è ritrovare la pace, impossibile da realizzarsi “se non c’è unità”.  

Di pace il cardinale aveva parlato già durante la Messa di domenica 29 gennaio nello stadio comunale Mahamasina della capitale Antananarivo, che ha visto la partecipazione di oltre 80mila persone oltre alla presenza del cardinale mauriziano Maurice Piat, vescovo di Port-Louis, del nunzio Paolo Gualtieri, dei vescovi malgasci e dei rappresentanti delle differenti religioni. Presente anche il presidente della Repubblica, Hery Rajaonarimampianina, che già aveva accolto il primo ministro vaticano al suo arrivo giovedì nel Palazzo di Iavoloha, insignendolo dell’alta onorificenza di Grande Officiale dell’Ordine nazionale del Madagascar. 

Nella sua omelia allo stadio, Parolin si era soffermato sul Discorso delle Beatitudini, quelle che Sant’Agostino definiva “il compendio di tutto il Vangelo”, invitando a metterle in pratica sul piano personale, spirituale e sociale. Una missione alla quale sono chiamati in primis i vescovi, come ha ricordato durante la visita ai presuli di sabato 28 gennaio, presso la nuova sede della Cem. A loro il porporato ha rivolto l’invito a mettersi accanto ai deboli e agli emarginati, ascoltando le esigenze pastorali e affrontando le sfide sociali di un Paese dove il 95% della popolazione è in condizioni di povertà estrema.

Una rappresentanza di questi poveri è ospite della residenza per giovani studenti del Campus Universitario, dove una équipe specializzata porta avanti il progetto Sesame che permette a ragazzi e ragazze di acquisire una preparazione più idonea per seguire i corsi universitari e migliorare la capacità di approfondimento. Parolin ha voluto visitare la struttura salutando tutti i 72 residenti provenienti dalle 21 diocesi del Paese. Poi, sempre in tema di povertà, si è recato in visita privata nel Centro fondato dal sacerdote sloveno-argentino padre Pedro Opeka, che accoglie persone in situazione di forte disagio sociale. 

Più istituzionale il programma della visita nella Repubblica del Congo, che avviene nella cornice delle celebrazioni della Chiesa locale e del Governo per il 40° anniversario dello stabilimento dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e ciò che una volta si chiamava Congo-Brazzaville. Durante il suo soggiorno nel Paese, Parolin firmerà un Accordo-Quadro con le autorità congolesi e presiederà nella Basilica di Sainte Anne una celebrazione eucaristica di ringraziamento. I rapporti diplomatici bilaterali tra Santa Sede e Congo, dove i cattolici superano la metà della popolazione, sono stati stabiliti il 31 gennaio 1977 con il breve Vehementi flagrantes del Beato Paolo VI.  

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