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Marcia per la Vita: le immagini che i media non hanno voluto mostrarci

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I mezzi di comunicazione insistono nel mantenere il silenzio sull’enorme maggioranza che difende la vita. Ma i messaggi di queste persone resistono!

Nell’ultimo fine settimana, la tradizionale Marcia per la Vita che si svolge ogni anno nelle vie di Washington è stata nuovamente (cosa ormai anch’essa “tradizionale”) ignorata dai media mondiali. Per quale motivo?

Riportiamo alcune foto di questa edizione, indicata come una delle più affollate mai svoltesi a favore della vita e contro la cultura dello scarto. I messaggi di cartelli e poster sono eloquenti.

“Scegli la vita”

“Abbastanza forte per amare”

“Basta all’aborto”

“Siamo saldi a favore della vita”

Gioco di parole con i verbi “defund” (smettere di finanziare) e “defend” (difendere): “Smettete di finanziare [l’organizzazione abortista] Planned Parenthood; difendete l’infanzia”. Planned Parenthood è una potente organizzazione internazionale che è stata accusata di commerciare organi e membra di feti abortiti.

“Sono stata adottata, non abortita”

Leone ucciso da un dentista = Stati Uniti oltraggiati; gorilla ucciso al giardino zoologico = Stati Uniti oltraggiati; più di 3.000 bambini assassinati ogni giorno = Stati Uniti silenziosi”.

“I battiti del cuore individuati devono essere protetti”

“1/3 della mia generazione manca”

“Una persona è una persona, non importa quanto sia piccola”

“Ogni vita umana deve essere protetta: chi non è ancora nato, i detenuti, gli immigrati, i rifugiati, i disabili”

“Ogni vita è preziosa”

“Sono un difensore della vita”

“Basta ai finanziamenti a Planned Parenthood”

“Affrontate il fatto che l’aborto uccide una persona”

“Preghiamo per la fine dell’aborto”

Tra i vari messaggi, ce n’è uno che colpisce: “È un bambino, non una scelta”: i difensori dell’aborto negli Stati Uniti si proclamano a favore del “diritto di scegliere”, dicendo che la donna ha il “diritto” di scegliere se tenere il bambino o abortirlo.

Pro-vita; pro-donna”: i difensori dell’aborto dicono di essere “a favore della donna”, sostenendo che questa ha il “diritto” di uccidere il proprio figlio come se questi non fosse una persona.

La figlia di Roe non è mai stata abortita. È stata adottata e amata”. Il riferimento è al processo “Roe contro Wade”, il celebre caso che ha aperto la strada alla legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti negli anni Settanta. Norma L. McCorvey, nota con lo pseudonimo di “Jane Roe”, incinta, chiedeva il “diritto” di abortire la propria bambina sostenendo che la gravidanza era il frutto di uno stupro. Henry Wade era il rappresentante dello Stato del Texas e si opponeva alla legalizzazione dell’aborto. Il tribunale decise a favore della Roe, ma il Texas rifiutò di modificare la propria legislazione, prolungando il caso per tre anni. “Jane Roe” partorì durante questo impasse. La bambina venne data in adozione, e il cartello ricorda che è stata amata dalla sua nuova famiglia.

“Non è una vita? Penso che la tua argomentazione sia vaga e non convinca”

Mi pento di aver abortito” e “Sono in lutto per mia sorella abortita”, dicono i cartelli che tengono le donne. Il cartello dell’uomo dice: “Mi pento della paternità perduta”.

Cartello della madre: “Sono stata concepita durante uno stupro. Amo la mia vita

Cartello della figlia: “Mia madre è stata concepita durante uno stupro. Amo la nostra vita”.

“Questo è il mio femminismo”

Amo queste due persone

A volte le cose più piccole occupano lo spazio più grande nel tuo cuore” (Winnie Pooh)

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

FONTE DELLE IMMAGINI

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