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Una teologia per i giorni feriali

Vatican Insider - pubblicato il 31/01/17

«Principianti». Un termine che si incontra spesso laddove c’è qualcosa da imparare (una conoscenza o un’abilità): così parliamo di corsi di lingue, di nuoto, di sci per principianti o, se vogliamo, anche di cucina, di pittura, di bricolage… 

Per quanto riguarda la fede esiste invece uno «strano verbo» che recita «principiare» inteso come «ciò che è necessario all’esperienza di fede, affinché sia viva». Il riferimento obbligatorio è all’espressione biblica «in principio», che non è da interpretarsi in senso cronologico, bensì come il fondamento. In questo contesto si può ben dire che «principianti» lo siamo, almeno per certi versi, un po’ tutti. Nessuno infatti può mai dire di aver finito di «imparare a credere» come diceva Dietrich Bonhöffer. 

Se in passato una certa educazione religiosa – intesa eminentemente come «catechismo» – si era preoccupata di fornire perlopiù risposte preconfezionate (da mandare a memoria!) più che di suscitare risposte, è esperienza quotidiana che l’uomo di oggi chieda qualcosa di più. Tante possono essere le strade di quella che va sotto l’ampio discorso della nuova evangelizzazione. Dario Vivian, prete della diocesi di Vicenza e docente alla Facoltà teologica del Triveneto, ha pensato di raccogliere in un testo, per i tipi delle Edizione Il Messaggero di Padova, i suoi brevi, ma incisivi, interventi pubblicati periodicamente su La voce dei Berici, il settimanale della sua diocesi (l’idea aveva suscitato un buon riscontro ed è stata ripresa anche in altre sedi). «Proporli ad un ventaglio più ampio di lettori è frutto un po’ di presunzione», scrive nella presentazione. Si tratta comunque di un buon sussidio che può contribuire altri a «principiare». 

Sono così 27 le risposte – quasi un tentativo che lascia sempre lo spazio alla ricerca personale – ad altrettante domande proposte nel testo. Sono domande che spaziano sui grandi temi come sulle curiosità: in ogni modo si tratta sempre di domande che toccano da vicino la vita di ciascuno e alle quali è difficile che si possa dare una risposta esaustiva e definitiva. Così all’onnipotenza di Dio, al problema del male o a quello della libertà umana vanno ad aggiungersi quello sull’abitazione di Dio o sul significato del Natale. E poi ancora: la condizione umana è un limite? Ci sarà un aldilà? Perché c’è il male? Come vivere il dolore? Maria è andata in cielo? Che senso hanno i santi?  

Si tratta di brevi interventi (lo stile iniziale era appunto quello di una rubrica) che illustrano, con linguaggio accessibile, ma mai banale, le grandi questioni e i contenuti essenziali della fede cristiana. Incisive – perché oggetto di dibattito anche oggi – le domande su «Chiesa per pochi o Chiesa per tutti?» con le risposte sul significato di popolo di Dio e comunità di fratelli o l’interrogativo di sempre sul tema del dolore e gli appuntamenti della vita fino al dilemma se «stare sul monte o scendere nelle contraddizioni della vita».  

L’ottica da cui parte il teologo è quella di entrare in dialogo con la cultura di oggi per individuare le espressioni più comprensibili al lettore contemporaneo nella consapevolezza di una platea di lettori assai diversificata: innanzitutto i «lontani», ma forse soprattutto quanti, dopo aver ricevuto da ragazzi una formazione catechistica all’epoca della richiesta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, di fatto poi si sono allontanati dalla pratica e magari seguono oggi le vicende della Chiesa istituzione (o la voce del Papa), così con una certa curiosità. È quella «fiammella», mai spenta del tutto, che può contribuire a riattivare la brace. Basta poco e, forse, può venire incontro anche la lettura di qualcosa di accattivante in grado di suscitare domande: un seme gettato che potrà, eventualmente, portare frutto. 

Il titolo riprende quello di una fortunata serie di testi (e trasmissioni televisive) americani dove vengono spiegate discipline diverse in maniera semplice, quasi a voler dire che nessuno è «negato» a nulla, ma tutti possono cominciare a imparare. 

Come dire: una teologia feriale, o, perlomeno, una teologia che abbandona le questioni limitate agli addetti ai lavori, per «parlare di Dio» alle persone che incontra. 

Dario Vivian «Cristianesimo for dummies. Per principianti che s’interrogano», Edizioni Messaggero Padova, 2017, pp. 120 € 12,00.

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