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13 regole per vivere al meglio il vostro primo ritiro spirituale

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I consigli dello psicoanalista Albisetti: dall'età alle responsabilità, fino alle trappole

Regole, suggerimenti preziosi se per la prima volta nella vita decidete di prendere parte a un ritiro spirituale. Sono quelli che dà lo psicoanalista cattolico Valerio Albisetti in “Vivere con creatività” (Edizioni Paoline).

Abbiamo individuato tredici consigli utili per intraprendere nel migliore dei modi un viaggio alla scoperta della propria spiritualità.

1) QUANDO PARTIRE

Nel corso della vita la persona deve sperimentare una precarietà non soltanto simbolica, ma profondamente vissuta, generatrice di sofferenze. Quella che io chiamo la sofferenza traumatica. Questa è la dimensione dove nasce l’esigenza di partire per il viaggio. Il trauma, con i suoi caratteri di imprevedibilità e di violenza, ci introduce nella dimensione dello sconosciuto. E lo sconosciuto genera sempre paura e fascino.

2) LE PRIME TRAPPOLE

Partire per il viaggio significa anche smettere di cedere ai voleri degli altri, di farsi condizionare dall’opinione altrui, di compiacere chi vi sta vicino.

Se avete deciso di partire, fatelo senza sentire il bisogno di dare spiegazioni. Dovete abituarvi a non essere capiti. Anche questo è l’atteggiamento giusto e sano per un viaggiatore dello spirito, come io chiamo da tempo i miei lettori.

Anche perché, durante il cammino della nostra vita, incontreremo persone che cercheranno di dominarci, di manipolarci, quasi sempre in modo subdolo, mascherato, travestito da perbenismo, affettuosità, gentilezze, falsità, illudendoci di farlo per il nostro bene. State in guardia!

3) L’ETA’ GIUSTA

Dai quarant’anni in su. Perché quando una persona intraprende il viaggio spirituale deve aver già fatto esperienza del mondo, deve aver già provato a costruire la sua torre, deve aver provato a innamorarsi, a vivere la sessualità e, possibilmente, ad amare. Avvicinarsi al viaggio sacro della ricerca del tesoro troppo in fretta, porta, quasi sempre, all’insuccesso e può provocare danni, a volte irreparabili.

4) INCONTRO CON IL MALE E CON IL BENE

Durante il viaggio è possibile incrociare situazioni di peccato, che si puo’ definire una direzione sbagliata, una deviazione, un disorientamento, una esperienza temporanea, episodica, che è possibile rimediare, se si torna sul percorso giusto. Questa concezione non annienta l’essere umano, riconosce la sua dignità e la sua responsabilità, e la sua capacità di ri-orientamento, di cambiamento e di conversione.

E anche riconosce la sua libertà. Libertà di dire no o sì. Libertà di allontanarsi da Dio, ma anche la possibilità di ritornare da lui.

5) IL MONDO E’ BUONO

Non possiamo continuare la nostra ricerca se continuiamo a credere che il mondo che abitiamo è un universo ostile e nemico. Se continuiamo così, alla fine moriremo. Moriremo dentro e per sempre.

Dobbiamo tornare a essere bambini se vogliamo continuare il cammino.

Quando guardate il mondo con gli occhi di un bambino felice lo vedete pieno di bellezza e di magìa. Non starete più a lamentarvi e a vivere passivamente, da ciechi e da sordi, ma parteciperete allo spettacolo della natura.

6) TRANELLI DA EVITARE

Un tranello da evitare e che tutti, prima o poi, si trovano a dover considerare è il proprio passato e le cose che vorremmo cambiare.

Il passato è passato, e, come dice il termine stesso, non torna più. Dunque dobbiamo starci sopra il meno possibile.

Un altro tranello è credere di essere realizzati perché si sono raggiunti degli stati di vita che la società stabilisce. Per esempio, sono maturo perché ho fatto famiglia, ho dei figli, ho raggiunto una buona posizione lavorativa. Niente di più sbagliato.

7) NON PERDERE TEMPO

Chi siamo noi per giudicare? Solo Dio può giudicare. Noi possiamo e dobbiamo evitare di frequentare persone che impediscono il nostro viaggio, o che vogliono dominarci o manipolarci, ma il giudizio non ci compete. Così il confronto con gli altri.

Ormai sapete di essere unici e irripetibili e dovete seguire la vostra strada, la vostra vocazione, che è diversa per ognuno di voi.

8) LA FELICITÀ

Se segui la tua vocazione non ti annoierai mai. Avrai la felice sensazione di essere pienamente te stesso e ti sentirai unito al mondo. Condurrai finalmente una vita autentica.

Tra l’altro, le persone che seguono la loro vocazione sono subito riconoscibili: sono concentrate, determinate, posseggono una visione chiara di sé e di ciò che le circonda, non sprecano energie inutilmente, non inseguono illusioni, falsi miti. Insomma non si fanno deviare dal loro viaggio verso il tesoro.

9) LA NEVROSI

Non possiamo inoltrarci nel viaggio di consapevolezza se non riduciamo al minimo la nevrosi che possediamo. L’ideale sarebbe eliminarla completamente, ma sembra che la natura umana renda impossibile tale traguardo. Ma ridurla al minimo è il primo lavoro interiore che bisogna fare. Se non si lavora sulla propria nevrosi, quest’ultima dominerà ogni nostro pensiero, ogni nostra azione. Ma noi siamo altro.

10) IL SAPERE DI DOVER MORIRE

Nel voler sapere di dover morire e non volerlo sapere pur non volendo morire, si situa l’umanità, la sua capacità di dare senso, la sua libertà, la sua capacità spirituale.

Nella visione di Albisetti chi non vive questa dimensione non può dire di vivere una vita sensata, anche se, paradossalmente, otterrà successo terreno, nei soldi, nel potere, soprattutto nei figli, vissuti come possibilità di immortalità. La maggior parte dei miei contemporanei infatti appartiene a coloro che non vogliono sapere di dover morire. Chi non vuol sapere di dover morire non può fare il viaggio verso il tesoro.

11) LE RESPONSABILITA’

Chi è in viaggio sa che Dio lo richiama sempre a tornare in se stesso, alle proprie responsabilità personali e alle conseguenze da esse derivanti. La persona in viaggio è chiamata continuamente a una revisione critica della propria personalità, a ridurre la propria nevrosi. Soprattutto a non cadere nella nevrosi più diffusa e che, se non risolta, impedisce il proseguimento del viaggio e lo ferma per sempre. Quella della proiezione. Cioè il proiettare sull’altro, su un capro espiatorio, i propri problemi, negandoli come propri.

12) LA FIGURA DEL CONSIGLIERE

Lungo il viaggio non sono più previste figure di madre o padre, e nel caso vi tornaste sareste usciti dal viaggio, ma è previsto l’incontro con la figura del consigliere. L’incontro con una persona più anziana di voi che vi prende per mano, che diventa vostro amico, che vuole consigliarvi, guidarvi, proteggervi, risolverebbe questa vostra situazione e potreste continuare il viaggio ancora più forti e sicuri. In caso contrario, vi potreste perdere o fermare.

13) VIAGGIARE SICURI DI SÉ

Non siate competitivi. Ho conosciuto persone che sono diventate paranoidi, che non esitano a imbrogliare, a falsificare pur di superare l’avversario e vincere. Le persone valgono più delle cose. Per essere felici non servono le ricchezze materiali. Osservate i bambini. Sono pienamente felici solo per il fatto di essere vivi.

 

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