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Nell’utero, due bambini parlano di vita e fede

Background: Clipart Kid - Aleteia Image Department COMP
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“Non c’è vita dopo il parto”…

Nell’utero materno ci sono due bambini. Il primo chiede all’altro: “Credi nella vita dopo il parto?”

L’altro risponde: “Sicuramente. Dev’esserci qualcosa dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci a quello che arriverà in seguito”.

“Sciocchezze”, dice il primo. “Non c’è vita dopo il parto. Cosa sarebbe quella vita?”

“Non lo so, ma ci sarà più luce che qui. Forse cammineremo con le nostre gambe e mangeremo con la bocca”.

Il bambino dubbioso ride. “È assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare con la bocca? Ridicolo! È il cordone ombelicale che fornisce il cibo. La vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto”.

Il secondo bambino mantiene la sua posizione. “Penso che ci sia qualcosa, e forse è diverso da quello che viviamo qui”.

Il primo replica: “Nessuno è mai tornato da lì. Il parto è la fine della vita, e nel post-parto non c’è altro che oscurità e ansia, e non ci porta da nessuna parte”.

“Non lo so”, dice il gemello, “ma sicuramente vedremo mamma e lei si prenderà cura di noi”.

“Mamma?”, ride forte il primo. “Credi a mamma? E dove sarebbe ora?”

Il secondo bambino cerca di spiegare in modo calmo e paziente. “È intorno a noi. Noi viviamo in lei. Senza di lei non ci sarebbe questo mondo”.

“Non la vedo, per cui è logico pensare che non esista”.

“A volte quando sei in silenzio riesci a sentirla, la puoi percepire. Credo che ci sia una realtà dopo il parto, e che siamo qui per prepararci a quella realtà quando arriverà”.

[Cercando l’origine di questa storia, che circola da anni in Internet, il nostro team francese l’ha definita “una vecchia storia francese”. Altre fonti la attribuiscono a Henry J. W. Nouwen, e Laurie Seymour di Baca Journey sostiene che la storia, con tutte le sue variazioni, sia stata “adattata dagli scritti di Pablo Molinero”. La presentiamo qui in buona fede senza sapere bene da dove provenga]

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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