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I vescovi italiani: vicini concretamente ai terremotati

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«Nelle zone colpite dal terremoto c’era sempre un prete, una suora, un vescovo presente…». Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ha presentato oggi il comunicato conclusivo del consiglio episcopale permanente (23-25 gennaio), preannunciando nuovi fondi dell’otto per mille destinati alle zone del centro Italia colpite dal sisma e affrontando diversi temi di attualità, dalla situazione politica italiana alla normativa in materia di fine vita o immigrazione, dalla preoccupante situazione delle scuole cattoliche che chiudono alla pedofilia alla prossima elezione del successore del cardinale Angelo Bagnasco alla guida della Cei in occasione dell’assemblea generale di maggio. 

Il «parlamentino» della Cei ha «manifestato stima e ammirazione per la grande dignità con cui la gente sta affrontando la situazione; una gratitudine particolare è stata espressa nei confronti dei presbiteri e dei Vescovi, che anche in questa circostanza hanno saputo rivelarsi padri e pastori», sottolinea la Cei nel comunicato conclusivo. «Nel contempo, i lavori hanno richiamato anche l’importanza che su queste terre – una volta passata la prima emergenza – non si spengano i riflettori. Va in questa direzione l’impegno assicurato in molteplici forme dalla Chiesa italiana, a partire dalla valorizzazione della generosità delle parrocchie, che hanno risposto alla colletta indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana devolvendo circa 22 milioni di euro. Attraverso Caritas Italiana, questi fondi sono impiegati per risposte a bisogni primari – in alcune zone, è stato rilevato dai Vescovi, permangono ancora difficoltà di approvvigionamento di viveri – e per la realizzazione di alcune strutture polifunzionali a servizio delle comunità; sono stati, inoltre, avviati i primi progetti sociali e di sviluppo economico. I membri del Consiglio Permanente hanno condiviso anche altre iniziative, con cui dare continuità all’impegno di vicinanza solidale. Attingendo alle risorse dell’otto per mille, la prima misura ha visto lo stanziamento di 300mila euro a ognuna delle 26 diocesi interessate dalle conseguenze del sisma (con un ammontare complessivo di 7 milioni e 200mila euro) per interventi su edifici ecclesiastici destinati al culto e alla pastorale. Tra le altre realizzazioni, il lavoro congiunto e costante di questi mesi con il Commissario Straordinario per la ricostruzione e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – e che ha coinvolto anche i Vescovi delle zone danneggiate – ha portato alla firma di un Protocollo d’Intesa». 

Il consiglio episcopale permanente ha affrontato il tema della procedure per eleggere, in base alla recente riforma della legge elettorale, una terna dal quale il Papa sceglierà il prossimo presidente nell’assemblea della Cei che si svolgerà a Roma dal 22 al 25 maggio, ha spiegato Galantino, precisando peraltro che non è ancora stato stabilito se il voto avverrà all’inizio o alla fine dell’assemblea né la tempistica della successiva scelta papale. Per Galantino è stato speso troppo «inchiostro» dai giornali sul toto-nomine come fosse l’elezione del presidente degli Stati Uniti mentre il presidente della Cei ha un ruolo di «coordinatore» della linea elaborata dai vescovi. 

Alla luce di alcuni recenti scandali sessuali che hanno coinvolto alcuni sacerdoti e del problema della pedofilia, Galantino ha detto che «la gravità di certi comportamenti non va nascosta e nessuno la vuole nascondere, questo però non può mettere in secondo piano il buono di tanti sacerdoti coerenti», sottolineando, al contempo, la necessità di una migliore formazione sacerdotale perché «se uno malato di testa passa le maglie della selezione lo rimarrà dopo semmai aumentando i propri limiti» e per questo non è «misericordia» un vescovo che lo accettasse in seminario dopo essere stato dimesso dal seminario di un’altra diocesi. Sul tema della prevenzione dell’insabbiamento delle denunce «stiamo facendo passi avanti», ha risposto Galantino alle domande dei giornalisti, sostenendo che la stampa dà più spazio ai casi di pedofilia che coinvolgono il clero rispetto a quelli che possono riguardare altre categorie (medici, insegnanti, allenatori, avvocati). Quanto all’invito vaticano a celebrare una giornata di preghiera e penitenza per gli abusi sessuali, già raccolto da diversi episcopati europei, «i vescovi italiani – ha detto Galantino – devono stabilire quando». 

Il segretario della Cei ha affermato che è «preoccupante» la situazione delle scuole cattoliche paritarie che chiudono «a migliaia» in Italia, dal nord-est a Roma, e sottolineando che si tratta di istituti che offrono un servizio «pubblico», ed ha affermato che «i bilanci delle diocesi sono pubblici». Il consiglio episcopale permanente ha eletto un nuovo economo della Cei, che succede a don Rocco Pennacchio, e si tratta per la prima volta di un laico, Mauro Salvatore, diacono della diocesi di Brescia, «felicemente sposato e con quattro figli», ha sottolineato il presule. 

Mons. Galantino ha poi affrontato una serie di questioni di attualità politica. L’arcivescovo non ha preso posizione sulla possibilità di elezioni anticipate dopo il pronunciamento della Corte costituzionale, auspicando però che, quando avverranno, le elezioni siano un modo per «rispondere ai bisogni» della gente e non un’occasione dei politici «per contarsi». Galantino ha ribadito la necessità di concedere la cittadinanza italiana ai minori che abbiano concluso il primo ciclo scolastico, di affidare i minori non accompagnati alle case-famiglia e di introdurre nella normativa italiana lo «ius culturae». Quanto alle politiche a favore della famiglia, i vescovi sono «preoccupati», ha detto Galantino, che ha menzionato un’affermazione pronunciata durante il consiglio permanente: «Un vescovo si è chiesto come mai si sono trovati 20 milioni per le banche e pochi giorni dopo sono stati rinviati i decreti attuativi per la famiglia». Quanto al tema del fine-vita, Galantino, che ha citato il lavoro fatto dalla commissione parlamentare in particolare da Mario Marazziti, ha sottolineato che è necessario evitare di «attribuire tutto il potere alla sua persona nella sua autodeterminazione rompendo così l’alleanza medico-paziente-familiari». 

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