Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

Iscriviti alla Newsletter

Aleteia

Il grande difetto della Chiesa secondo papa Francesco

© Antoine Mekary / ALETEIA
Condividi

L'ecumenismo richiede una conversione interiore

Nella Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani si è sottolineato il senso dell’unità delle Chiese in un’unica Chiesa di Cristo, vincendo le reticenze del passato, soprattutto gli oscuri periodi storici che hanno caratterizzato la separazione, e pregando perché lo Spirito Santo illumini tutti i responsabili delle Chiese cristiane affinché trovino la via dell’unità come ha voluto Gesù.

Questa unità, che deve manifestarsi come diceva San Paolo (cfr. Efesini 4, 6) in un solo Signore, una sola fede, uno solo Battesimo e un solo Dio e Padre, a volte non si manifesta all’interno della Chiesa cattolica. Papa Francesco parla di una Chiesa “anchilosata”, di “funzionari”, “clericalizzata”. Lo ha affermato in un’intervista recente rilasciata al quotidiano El País (22 gennaio 2017), sostenendo di chiedere invece una Chiesa “missionaria” che vada nelle periferie e crei un putiferio, come facevano gli apostoli e i primi cristiani.

La Chiesa cattolica è un’unità molto pluralistica, con moltissimi carismi che esprimono altrettanti modi di vivere la fede, di amare Dio e il prossimo e di predicare il Vangelo. Questi carismi sono vivi e ne sorgono continuamente di nuovi, opera dell’amore di Cristo per la sua Chiesa, dello Spirito Santo.

Questi modi diversi di esprimere la fede e vivere il Vangelo, lungi dal cozzare tra di loro, si vedono rafforzati dalla loro fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

La divisione dei cristiani è stata ed è conseguenza del non vivere tutti la “interiore conversione” e l’“amore della verità” che cancella qualsiasi “falso irenismo”, come chiede il Concilio Vaticano II (Decreto Unitatis Redintegratio, nn. 7 e 11). Alla base di questa divisione c’è una mancanza di fraternità, di lealtà e di umiltà. L’ecumenismo verrà vissuto correttamente quando tutti sulla barca di Pietro remeranno verso la stessa meta, avendo come guida il papa.


LEGGI ANCHE: Che cos’è la “Settimana della preghiera per l’unità dei cristiani”?


Papa Francesco ha aperto porte e finestre nella Chiesa perché si predichi il Vangelo fino alle periferie, non solo geografiche ma esistenziali, del dolore, dell’ignoranza, della povertà, della malattia; le periferie del mistero del peccato, quelle dell’ingiustizia, dell’ignoranza religiosa, del pensiero, di ogni miseria.

A volte si formano gruppi all’interno della Chiesa, e perfino in una stessa parrocchia, che non lasciano entrare nessuno, che vivono chiusi in se stessi, “anchilosati”, che non vanno a cercare le altre pecore, e se le trovano non le lasciano entrare. Questo impedisce la diffusione del Vangelo, impoverisce la Chiesa, la rimpicciolisce e finisce per distruggerla.

I carismi, se si chiudono in se stessi, saranno carismi morti che languiranno con il tempo perché non praticano l’“impulso missionario”, quel “dinamismo missionario” di cui parla papa Francesco per arrivare ovunque, a tutti gli uomini e a tutte le culture. “Se la Chiesa intera assume questo dinamismo missionario deve arrivare a tutti, senza eccezioni”, dice il papa nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (n. 48). Il messaggio deve arrivare soprattutto ai poveri e ai malati, ai disprezzati e ai dimenticati.

Accanto a moltissime risposte positive, il papa vede anche alcune resistenze a questo “impulso missionario”, e vede anche che pur professando la fede non si professano allo stesso modo la carità, la speranza e la gioia del Vangelo e dell’amore. Si tratta, dice, di settori ecclesiastici un po’ sonnolenti, ai quali costa predicare la gioia del Vangelo, la gioia dell’amore, e mettere così al centro del proprio cuore Cristo, e con Lui la Chiesa.

Como dice il Concilio, “non esiste un vero ecumenismo senza interiore conversione” (Decreto Unitatis Redintegratio, n. 7) e fedeltà alla Chiesa, il che equivale a dire fedeltà al papa – a quello attuale e a quelli che verranno – e al suo magistero. Andare nelle periferie, chiarisce papa Francesco, non è andare senza direzione e senza senso (EG, 46).


LEGGI ANCHE: Ecumenismo, il Papa: ” Non ci attardiamo su torti subiti e fatti”


Per tutto questo, papa Francesco esorta non solo ad aprire le porte del cuore ai fratelli separati, ma anche a rimuovere questa Chiesa “anchilosata”, sonnolenta, tecnocratica e burocratica, affinché il messaggio evangelico arrivi a tutti senza distinzioni, perché in questo modo tutti avranno l’odore delle pecore.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni