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Pregare per l’unità dei cristiani in Terra Santa

© GALI TIBBON / AFP
Christian Orthodox worshippers hold up candles lit from the 'Holy Fire' as thousands gather in the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem's old city on April 19, 2014 during the 'Holy Fire' ceremony on the eve of the Orthodox Easter. Believers hold that the fire is miraculously sent from heaven to ignite candles held by the Greek Orthodox patriarch in an annual rite dating back to the 4th century that symbolises the resurrection of Jesus. AFP PHOTO/GALI TIBBON / AFP PHOTO / GALI TIBBON
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Dal 18 al 25 gennaio si celebra la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.

PADRE DAVID NEUHAUS*

Poiché l’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro” (2 Corinzi 5,14-15).

In tutto il mondo cristiano, l’ecumenismo, ovvero i tentativi di promuovere l’unità cristiana e curare le ferite della separazione, è in atto. In Terra Santa ci sono molte forme di divisione fra i cristiani. La più visibile è la divisione fra le diverse denominazione cristiane: Orientale, Ortodossa, Cattolica, Protestante ed Evangelica. In ogni modo, una delle fratture più profonde è quella tra i cristiani che si identificano con le diverse fazioni nella guerra ancora in corso che ha diviso la Terra Santa. La sfida dell’unità non è solo quella di portare tutte le denominazioni sotto un unico nome ma, anche, di promuovere la consapevolezza che i cristiani abbiano un ruolo fondamentale in Terra Santa perché si trovano su tutti i fronti.

Oggi ci sono diversi tipi di ecumenismo in Terra Santa:

– Ecumenismo della solidarietà: un grande motore nelle relazioni ecumeniche tra i cristiani di Terra Santa è il fatto di condividere le stesse condizioni. Mentre le cause teologiche, religiose o storiche della divisione spesso appaiono astratte e distanti, la necessità di unità è sottolineata a causa dello sforzo condiviso per la sopravvivenza. Spesso gli incontri ecumenici trattano più di occupazione, discriminazione e fondamentalismo religioso che delle cause della divisione cristiana. Questo tipo di ecumenismo ha portato ad intessere relazioni fra i cristiani in quanto accresce la consapevolezza che ciò che si ha in comune è molto più grande di ciò che ci divide.

– Ecumenismo della pietà: un tipo molto diverso di ecumenismo si concentra specificatamente sui temi cristiani. Per qualcuno la fede costituisce un rifugio dal mondo esterno. I cristiani entrano in uno spazio religioso per sfuggire al conflitto e si sommergono nel linguaggio religioso e nella pratica religiosa per creare una distanza fra loro e ciò che li circonda. Questa è, spesso, la tendenza all’interno delle comunità cristiane tradizionali che vedono il mondo come un minaccioso regno dell’oscurità in contrapposizione alla comunità cristiana che emana luce e offre consolazione.

– Ecumenismo profetico: alcuni discepoli di Cristo hanno intrapreso una nuova forma di ecumenismo che si potrebbe chiamare “profetico”. « Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia » (Efesini 2:14-16). Stiamo iniziando a riflettere sul fatto che Dio ha piantato il seme della fede in Cristo in profondità nel suolo delle società palestinese ed israeliana. Questo può avere un senso nella vocazione dei discepoli di Cristo che, benché separati da mura di ostilità a causa del conflitto in corso, sono comunque uniti nella loro fede in Cristo che è la nostra pace?

In conclusione, vorrei citare un uomo che ha ripetutamente steso le braccia verso tutti i suoi fratelli e sorelle in Cristo, chiamandoli a contemplare lo scandalo della divisione cristiana: Papa Francesco. Il 25 maggio 2014, durante l’incontro con il Patriarca greco Bartolomeo, davanti alla tomba di Cristo nella Chiesa della Resurrezione a Gerusalemme, ha dichiarato: «Ogni volta che chiediamo perdono gli uni agli altri per i peccati commessi nei confronti di altri cristiani e ogni volta che abbiamo il coraggio di concedere e di ricevere questo perdono, noi facciamo esperienza della risurrezione! Ogni volta che, superati antichi pregiudizi, abbiamo il coraggio di promuovere nuovi rapporti fraterni, noi confessiamo che Cristo è davvero Risorto! Ogni volta che pensiamo il futuro della Chiesa a partire dalla sua vocazione all’unità, brilla la luce del mattino di Pasqua!» E’ questa l’alba che i discepoli di Cristo sono chiamati a testimoniare nella Sua amata terra che è anche la nostra, lacerata da troppo tempo dal conflitto.

* Padre David Neuhaus, gesuita, responsabile della pastorale dei migranti e dei cattolici di espressione ebraica per il Patriarcato Latino di Gerusalemme, ha accettato di condividere con noi una riflessione su questo tema centrale per la Chiesa, in modo particolare in Terra Santa. 

L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

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