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Forse dovremmo ripristinare la benedizione dopo il parto, celebrazione della maternità

Osservatore Romano / AFP

Larry Peterson - pubblicato il 20/01/17

Tante giovani madri sono praticamente da sole, senza il sostegno di parenti e vicini di casa, e questo antico rituale può offrire il giusto supporto spirituale

“Molto tempo fa” – quando ero un chierichetto – c’era spesso qualche donna che veniva da me (o da chi stava servendo) per chiedere di dire al sacerdote che lei avrebbe voluto ricevere la benedizione post-parto dopo la Messa. Ho sempre detto che avrei riferito il messaggio al celebrante.

Dopo la Messa, il sacerdote si toglieva i paramenti, si metteva una cotta bianca sulla testa e poggiava una stola bianca sulle spalle. Il chierichetto portava l’acqua santa, e il sacerdote una candela accesa. Andavamo verso l’altare laterale e là, nella balaustra, si trovava la donna, in ginocchio.

Il sacerdote le consegnava la candela, e in quel momento iniziava il rito. Mi ricordo di quanto quella scena fosse sempre profondamente spirituale. La neomamma reggeva la candela accesa e – in ginocchio, a capo chino e con gli occhi chiusi – ascoltava le preghiere in latino. Era surreale per me vedere la “neomamma” (sarebbe potuto essere il suo primo, quarto, quinto o anche decimo bambino) sola davanti al sacerdote per l’esecuzione di questo rito. Da ragazzo di forse 12 anni qual ero, quel rito incarnava l’importanza e la bellezza della maternità.

Molti anni dopo, diventato ormai marito e padre, un giorno compresi che mia moglie Loretta non ricevette mai una benedizione post-parto. Il nostro figlio più grande ha una quarantina d’anni, e questa pratica è caduta in disuso dopo il Concilio Vaticano II. Ma forse è qualcosa che dovrebbe tornare.

La pratica del benedire le neo-mamme è radicata nella tradizione ebraica. La Madonna, come prescritto dalla legge ebraica, si presentò al tempio 40 giorni dopo la nascita di suo Figlio, per essere “purificata” e benedetta dal sacerdote. Un evento ancora oggi commemorato, ma con un enfasi sulla presentazione di Gesù e non sulla purificazione di Maria.

Nella tradizione cattolica non c’era una cerimonia di purificazione, come sperimentata dalla Madonna, ma si trattava di un modo in cui la donna ringraziava Dio per la nascita del bambino. Attraverso la benedizione sacerdotale, che era parte del rituale, la donna riceveva le grazie necessarie per crescere il bambino in un modo gradito a Dio.

Tradizionalmente, solo una donna cattolica sacramentalmente sposata avrebbe potuto ricevere questa benedizione (a condizione che non abbia permesso al bambino di essere battezzato all’infuori della Chiesa cattolica). Non era un precetto, ma una consuetudine pia e lodevole, risalente ai primi secoli cristiani. Questo rituale veniva anche concesso a una donna il cui figlio era morto (o ritenuto tale) senza essere battezzato.


LEGGI ANCHE: 10 donne che la maternità ha aiutato a diventare sante


La cerimonia era speciale, mi piacerebbe che tornasse. Nella loro vocazione materna, le giovani mamme di oggi affrontano delle sfide che mia moglie non ha mai affrontato. Tante giovani madri sono praticamente da sole, senza il supporto di parenti e vicini di casa. E questa è forse la cosa più difficile di tutte. Molte di loro sarebbero senza dubbio propense a ricevere una benedizione speciale per invocare le grazie di cui hanno bisogno per crescere i figli nella santa volontà di Dio. La benedizione post-parto era momento speciale della mamma con Dio, e sarebbe una bella pratica da fare nuovamente propria.

Col senno di poi, vorrei essermi ricordato di questa bella cerimonia 40 anni fa.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

Tags:
benedizionematernitàpartospiritualità
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