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Il tuo cuore si è indurito? Un corto animato per dare un po’ di colore alla tua vita

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di Silvana Ramos

«Alike» è un video con il quale non è difficile identificarsi. Non per niente è stato molto apprezzato e ha ricevuto numerosi premi e candidature.

Una società indifferente, un lavoro al quale la monotonia o le circostanze hanno tolto ogni significato e un bambino che comincia a vivere e si confronta con un sistema intransigente di istruzione. Non è un qualcosa di poi così sconosciuto: “lottiamo contro il sistema”, “siamo liberi”, “loro contro di noi”, etc…

Penso che il video abbia un messaggio ben più profondo del mero combattere il sistema che ci divide tra “noi e loro”. A mio parere questo approccio finisce col creare distanze ancora maggiori…

I due personaggi si chiamano Copia e Incolla. Penso che questi nomi non solo simboleggino l’apprendimento diretto che i bambini ricevono dai genitori – come dire, “tale padre tale figlio” – ma simboleggiano anche il continuare a fare quello che fanno tutti senza fare domande, senza nemmeno guardare dentro di sé e vedere cosa stia accadendo nel proprio essere. Il seguire la corrente senza dare alcun contributo. E se non si dà, non si può neanche ricevere (questo non significa però che si possa dare solo perché si vuole ricevere). È un po’ complesso, ma funziona così: dare, ricevere, dare ancora di più (chi non la vede in questo modo finisce col sentirsi attaccato dal sistema).

Torniamo al video. Copia è un padre responsabile che insegna al figlio “cosa fare”, lo accompagna a scuola, è consapevole dei suoi doveri, e lo ama. Suo figlio è così importante che praticamente racchiude l’intero senso della vita. Quando si incontrano dopo il lavoro, i due si abbracciano e il padre recupera il suo colore originale; questo mostra quanto il bambino significhi per lui. Quale genitore, nel ricevere un abbraccio da uno dei suoi piccoli, non pensa che ogni sforzo o sacrificio acquisti significato?

Ma improvvisamente, una mattina, l’equilibrio si rompe. Un parco colorato nel mezzo di una città monocromatica e un uomo, anch’esso con un colore diverso, ci presentano qualcosa di nuovo. Qualcosa che il bambino percepisce, ma che il padre non si è fermato ad osservare. Il bambino ha scoperto qualcosa, e il padre non lo ha notato!


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Quante volte i piani, il senso del dovere e le ristrettezze che si verificano spesso nella vita non ci permettono di essere flessibili e di fermarci qualche minuto per vedere che cosa stia accadendo intorno a noi, soprattutto nei bambini. Forse pensiamo che essendo dei bambini neanche loro lo sappiano, e in un certo senso è vero, ma non dimentichiamo che in fondo loro stanno vedendo il mondo per la prima volta. Scoprono, creano e guardano il mondo con stupore.

«Portano il loro modo di vedere la realtà, con uno sguardo fiducioso e puro. Il bambino ha una spontanea fiducia nel papà e nella mamma; ha una spontanea fiducia in Dio, in Gesù, nella Madonna. Nello stesso tempo, il suo sguardo interiore è puro, non ancora inquinato dalla malizia, dalle doppiezze, dalle “incrostazioni” della vita che induriscono il cuore. Sappiamo che anche i bambini hanno il peccato originale, che hanno i loro egoismi, ma conservano una purezza, e una semplicità interiore». (Papa Francesco – Catechesi sulla famiglia – 8 marzo 2015).

A volte, per non fermarci un secondo a vedere ciò che hanno scoperto i nostri bambini, ci perdiamo l’incredibile opportunità di conoscere meglio i nostri figli e di aiutarli a vivere in base ai propri doni e talenti. Spesso agiamo come il padre di questo video, che costringe il figlio a continuare a fare ciò che “si dovrebbe fare”. Attenzione, non sto dicendo di non andare a scuola né niente del genere, perché anche la scuola ha la sua importanza: bisogna imparare a leggere e a scrivere, acquisire le competenze accademiche necessarie per la vita (tra le altre cose che impariamo a scuola).

Ma se come genitori – e questo vale anche per gli educatori – non percepiamo ciò a cui il bambino è chiamato fin dalla tenera età, il bambino finisce per spegnersi. Per dirla in termini pedagogici, ci perdiamo i “periodi sensibili” del bambino, che sono dei momenti dei speciali nella sua vita. Poi, quando il bambino è già grande, sarà più difficile imparare – o forse non lo farà affatto – e perderà il suo colore (cioè il talento), proprio come il piccolo Incolla.

Non si tratta solo di un corto, ci succede ogni giorno! Che grande tristezza vedere un bambino immotivato, incompreso. Ma quanto è bello vedere un padre che se ne rende conto, lo guarda, soffre con lui e trova l’origine di questa sofferenza. Nel vero amore, la sofferenza di uno è la sofferenza dell’altro. E che risultati meravigliosi quando il padre scopre il talento del figlio e lo incoraggia.

Questo corto va al di là della lotta contro il sistema, del “loro contro di noi” o del “noi contro loro”. Il video sembra parlare direttamente ai nostri cuori: nonostante le difficoltà e i dolori della vita, è importante rimanere svegli e scoprire la bellezza che Dio ci dà. Il sistema non cambia se nessuno comincia a cambiare, se – nelle situazioni particolari che ognuno vive – non viene fatto lo sforzo di uscire da se stessi e di guardare gli altri da dentro di sé. E in questo senso i bambini sono dei grandi maestri.

«I bambini ci ricordano un’altra cosa bella; ci ricordano che siamo sempre figli: anche se uno diventa adulto, o anziano, anche se diventa genitore, se occupa un posto di responsabilità, al di sotto di tutto questo rimane l’identità di figlio. Tutti siamo figli.  E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi ma l’abbiamo ricevuta. Il grande dono della vita è il primo regalo che abbiamo ricevuto. A volte rischiamo di vivere dimenticandoci di questo, come se fossimo noi i padroni della nostra esistenza, e invece siamo radicalmente dipendenti. In realtà, è motivo di grande gioia sentire che in ogni età della vita, in ogni situazione, in ogni condizione sociale, siamo e rimaniamo figli. Questo è il principale messaggio che i bambini ci danno, con la loro stessa presenza: soltanto con la presenza ci ricordano che tutti noi ed ognuno di noi siamo figli». (Papa Francesco – Catechesi sulla famiglia – 8 marzo 2015)

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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