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Welby sulla Riforma: non dimenticare le violenze avvenute

Vatican Insider - pubblicato il 18/01/17

Un evento da celebrare ma anche una memoria da purificare, chiedendo perdono. È lo sguardo con cui l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby – insieme a John Sentamu, l’arcivescovo di York, seconda sede più importante della Chiesa d’Inghilterra – invitano a guardare in occasione dei 500 anni dalla «Riforma» di Lutero. È quanto emerge da una lettera che i due presuli hanno inviato alle comunità anglicane in occasione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, iniziata oggi; iniziativa che cade anche alla vigilia del sinodo durante il quale il mese prossimo la Chiesa d’Inghilterra ricorderà l’anniversario. 

Ricordare la Riforma a Londra vuol dire anche chiamare in causa direttamente la storia della Gran Bretagna, dal momento che fu nel solco aperto da Lutero nel 1517 che – una manciata di anni dopo, ai tempi di Enrico VIII – si consumò lo strappo tra Canterbury e Roma.Con le persecuzioni violente che ne seguirono. «Nella sola Inghilterra – ricorda oggi il Guardian – più di 800 tra monasteri, abbazie e conventi furono sequestrati, biblioteche distrutte, manoscritti perduti, tesori e opere d’arte confiscati. Migliaia di persone furono impiccate, squartate o bruciate in nome delle loro convinzioni religiose». 

«La Riforma fu sia un processo di rinnovamento sia di divisione tra i cristiani d’Europa – scrivono Welby e Sentamu -. In questo anniversario molti cristiani vorranno rendere grazie per le grandi benedizioni ricevute, come la proclamazione del vangelo della grazia, la disponibilità della Bibbia nella propria lingua o il riconoscimento della vocazione dei laici a servire Dio nel mondo e nella Chiesa. Molti ricorderanno anche il danno compiuto all’unità della Chiesa cinque secoli fa e che tuttora continua, sfidando il chiaro comandamento di Gesù all’unità nell’amore». 

«Quegli anni turbolenti – continuano i due Presuli anglicani – videro cristiani in competizione gli uni contro gli altri, al punto tale che molti soffrirono persecuzioni e anche la morte per mano di altri che sostenevano di seguire lo stesso Signore. Un lascito di diffidenza e competizione che avrebbe poi accompagnato la straordinaria diffusione globale del cristianesimo nei secoli che seguirono. Una storia su cui dovremmo molto riflettere». 

«Ricordare la Riforma – concludono l’Arcivescovo di Canterbury e l’Arcivescovo di York – dovrebbe ricondurci a ciò che i Riformatori volevano porre al centro della vita di ogni persona, e cioè la fiducia in Gesù Cristo. Dev’essere un anno per rinnovare la fiducia in Cristo e in Lui solo». Insieme a questo, però, «ricordare la Riforma deve anche portarci al pentimento per la parte che abbiamo avuto nel perpetuare le divisioni. Un pentimento che dovrà collegarsi all’azione per incontrare le altre Chiese e rafforzare i rapporti con loro».

Pur non proponendo il messaggio di Welby e Sentamu un’esplicita richiesta di perdono da parte della Chiesa d’Inghilterra per le violenze avvenute dopo lo scisma, l’idea che un gesto di questo tipo possa avvenire in occasione del prossimo Sinodo sta facendo comunque discutere a Londra. L’ex parlamentare e ministro Ann Widdecombe (un’ex anglicana passata al cattolicesimo) l’ha bollata come un’iniziativa «del tutto inutile». Mentre Catherine Pepinster – ex direttrice del Tablet, il maggiore settimanale cattolico inglese – ha ricordato come la Riforma sia stata «una storia di politiche oltre che di dispute teologiche» e di non essere certa che «una richiesta di perdono sia il passo più appropriato». 

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