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Sai perché i cristiani di Mosul andavano in giro con degli strofinacci per i piatti sulle spalle?

Ahmad Al-Rubaye via AFP

ALEXANDRE MEYER - Aleteia Francia - pubblicato il 11/01/17

Aleteia intervista monsignor Nicodemus Daoud Sharaf, arcivescovo siro-ortodosso di Mosul, del Kurdistan e di Kirkuk

Aleteia vi guida in un viaggio per conoscere i cristiani perseguitati del Medio Oriente, un percorso che ci porterà in Libano, Siria e Iraq. In Siria vedremo Mhardeh, un piccolo villaggio cristiano sepolto sotto i colpi dell’artiglieria di Al-Nosra; Homs, dov’è iniziata la guerra civile siriana, e Palmira, la perla del deserto siriano conquistata dallo Stato Islamico. In Iraq scoprirete la testimonianza dei rifugiati cristiani a Baghdad ed Erbil, la città fantasma di Qaraqosh, Al-Qosh, risparmiata per miracolo, e Mangesh, al confine con il Kurdistan. Scoprirete queste storie eccezionali seguendo le orme dei cristiani martirizzati immersi in una guerra senza fine.

Tra i cristiani siriaci, i vescovi indossavano solo la croce pettorale. Poi iniziarono a indossare un medaglione che rappresentava un’icona, appeso a una catena d’oro o d’argento portata al collo, nello stile bizantino. In Oriente, i vescovi e gli arcivescovi possono scegliere di indossare l’una o l’altra, o anche entrambe se si tratta di una celebrazione speciale. Solo il patriarca ne porta tre: un’icona su ogni lato della croce di Cristo. Monsignor Nicodemus Daoud Sharaf, arcivescovo siro-ortodosso di Mosul, del Kurdistan e di Kirkuk, ha lasciato le insegne della sua consacrazione episcopale a Mosul, caduta nelle mani dello Stato Islamico. Non ha notizie da Mosul. Nutre una forte nostalgia per la sua città, la sua terra e tutta la sua storia passata, ma non gli manca quanto gli ultimi abitanti che sono rimasti lì…

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Ha paura per le persone rimaste a Mosul?

Tutti i cristiani hanno lasciato la città nel 2014, quando si avvicinavano le truppe del Daesh. Quelli rimasti nella maggior parte dei casi le hanno accolte con favore, a volte a braccia aperte. Gli arabi musulmani sunniti che vivono lì sono così fanatici che potrebbero insegnare una o due cosette ai sauditi! Non accettano nessuno che non condivida i propri punti di vista. Bisogna ricordare che a seguito del colpo militare fallito del 1959, che ha avuto come epicentro Mosul, i cristiani hanno sperimentato le umiliazioni peggiori*. In città, di fronte a vari gruppi che cercavano di marcare il territorio e l’affermazione di un islam più radicale che sfidava il “pericolo” secolare, i cristiani andavano in giro con uno strofinaccio per i piatti sulle spalle. Lo offrivano ai loro concittadini musulmani, che avevano preso l’abitudine di pulirsi le mani sugli abiti dei cristiani. All’epoca nessuno rispettava molto i “koufar” (i “non credenti”, o non musulmani, n.d.e.), e oggi non otteniamo molto più rispetto.

La situazione è peggiorata?

Fino a quando avevo 12 anni giocavo con un ragazzino del quartiere. Non sapevo nemmeno che fosse musulmano, così come a lui non sarebbe potuto importare di meno del fatto che io fossi cristiano. Un giorno suo padre è tornato da un pellegrinaggio a La Mecca e ha posto fine ai nostri giochi. “Non mi è permesso di giocare con un ‘koufar‘”, mi ha detto il mio amico. Deve capire che a Mosul – che l’esercito iracheno, sostenuto dalla coalizione, ha tanta difficoltà a riconquistare – 800 terroristi del Daesh hanno “convinto” 50.000 uomini a unirsi a loro per lasciarsi andare ai peggiori abomini: decapitare, stuprare, schiavizzare… Il terreno dev’essere stato fertile per permettere loro di unirsi così facilmente alla loro causa.

La coalizione è in grado di sradicare lo Stato Islamico?

I politici occidentali sono diabolici. Gli interessi di ogni parte sono così contraddittori che le loro possibilità di successo sono esigue. Chiediamo solo che le nostre leggi e la nostra dignità vengano rispettate. Ai tempi di Saddam Hussein la legge è stata imposta. Nella maggior parte del Kurdistan iracheno musulmano (dove i cristiani di Mosul hanno trovato rifugio vicino Erbil, n.d.e.), la legge ci difende e ci protegge perfino meglio che in qualsiasi altra zona dell’Iraq. Aspettiamo che si prendano decisioni per assicurare una protezione internazionale e regole stabilite dalle Nazioni Unite.

La coesistenza con i musulmani è ancora possibile?

Noi non odiamo i musulmani. Sotto la legge, come qui in Kurdistan, possiamo benissimo convivere. Solo l’islam come imposto dal Daesh è detestabile. Il loro Dio dev’essere davvero debole e codardo perché si sentano costretti a difenderlo in quel modo! Il nostro Dio ci protegge e ci proteggerà sempre. Come dico spesso, Dio non ha bisogno di uomini che si prendano la briga di mettere in pratica la sua giustizia, di agire come il suo braccio armato. Se pensate che qualcuno sia un miscredente e debba morire, lasciate che lo uccida Dio stesso! Vedremo chi morirà per primo.

Ha un messaggio per i cristiani occidentali?

Svegliatevi. Non fate entrare nei vostri Paesi rifugiati che ci hanno resi rifugiati qui. Il 24 novembre, a Londra è stata consacrata una nuova chiesa siro-ortodossa alla presenza del Principe Carlo. L’ambasciata ha rifiutato di concerdermi un visto, nel caso in cui non tornassi in Iraq. Sono residente permanente in Australia e ho i visti necessari per recarmi negli Stati Uniti, in canada e perfino in Francia. Perché sarei dovuto restare in Inghilterra quando la mia gente è qui e sta soffrendo?

* Il movimento arabo nazionalista e secolare guidato da generale al-Shawaf venne soppresso violentemente dal Governo comunista alleato dell’URSS di Abd al-Karim Qasim. Venne poi rovesciato durante la rivoluzione del Ramadan del 1963, quando il partito Ba’th, socialista e panarabo, prese il potere e si verificò l’ascesa di Saddam Hussein.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
cristiani perseguitatisiria
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