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4 tipologie di molesti nella Bibbia e come sopportarle pazientemente

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Silvia Lucchetti - Aleteia - pubblicato il 10/01/17


MOLESTI «SCOMODI»

Vengono poi i molesti scomodi, che attraverso la loro ricerca di giustizia, evidenziano i nostri privilegi, piccoli e grandi, e rivelano quanto di egoismo ed ipocrisia c’è nel nostro comportamento.

“Ne è un esempio la parabola del giudice disonesto e della vedova che lo infastidisce. (…)presentata da Gesù in una parabola da lui raccontata ai discepoli, per far comprendere loro la necessità di pregare senza interruzione. La protagonista è una vedova che si rivolge a un giudice disonesto domandando giustizia. Questi la ignora, ma viene infine vinto dall’insistenza di lei, e il testo riporta il suo monologo interiore: «Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi». La parabola è narrata allo scopo di non far perdere la fiducia in Dio e di incoraggiare la perseveranza nella preghiera, poiché Dio è giusto, a differenza del magistrato. Per contrasto, però, la giustizia divina mette in risalto la nostra ingiustizia. E quando le vittime, o coloro che parlano per loro, si fanno sentire, danno fastidio, disturbano interessi, comodità, connivenze piccole e grandi. Qui la situazione precedente del molesto dannoso e prevaricatore risulta capovolta, perché la molestia deriva invece dalla protesta e dall’azione di una vittima”.

MOLESTI «PROVOCATORI»

La terza categoria è rappresentata dai molesti provocatori in quanto essi ci disturbano per il solo fatto di esistere, perché suscitano in noi senso di colpa, fastidio, inadeguatezza. Sono le persone che vivono ai margini della società, rifiutati e spesso oggetto di disgusto, tanto che gli altri desiderano la loro invisibilità. “La loro situazione non dipende da noi, non è imputabile a qualche nostra colpa diretta. Però ci dicono che le cose, così come stanno, non vanno bene. C’è bisogno di un cambiamento che anche a noi può costare qualcosa”. Questo tipo di persone, poveri, barboni, anziani, malati, drogati, disabili, migranti, potrebbero mettere in risalto e nello stesso tempo in crisi la nostra indifferenza, per questo cerchiamo di ignorarle e non curarcene.

«È il caso del cieco di Gerico che tutti volevano tenere lontano da Gesù, il quale si sofferma invece con lui. (…) il cieco Bartimeo che al suo passaggio cominciò a gridare: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» Il cieco è fermo ai bordi della strada, cioè ai margini, in una situazione umiliante, costretto a dipendere dagli altri. E per di più la folla vuole costringerlo a tacere, lasciando trasparire disprezzo nei suoi confronti. Eppure, Bartimeo si distingue da tutti gli altri: «Egli ha un nome e un’identità precisa, vede in Gesù il “figlio di David”, cosa che non colgono quanti circondano Gesù, per i quali egli è semplicemente “il Nazareno”». Stare ai margini consente di vedere quel che la prospettiva dei privilegiati occulta. E Gesù si lascia molestare: si ferma, devia dai propri programmi, lo riconosce nella sua dignità e nel suo bisogno, si lascia interpellare – «Che cosa vuoi che io faccia per te?» – e accoglie la richiesta di restituire al cieco la vista. Questo tipo di persone moleste sollecita da parte del cristiano una risposta!».

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