Aleteia

Il mio parroco ha cambiato la formula della transustanziazione, la comunione era valida?

© Jeffrey Bruno/ALETEIA
KRAKOW,POLAND 27 JULY: World Youth Day Pilgrims gather at the Tauren Arena for the Celebration of Mass Presided over by Cardinal O'Malley of Boston and Archbishop Lori from Connecticut. Speakers, Chri
Condividi
Commenta

Un lettore ci chiede: «Ammettiamo che il prete cambi la formula per la transustanziazione. L’ostia è divenuta lo stesso il Corpo di Cristo?»

Don Enrico Finotti, direttore della rivista “Culmen et fons” premette: «L’uomo comunica con gli altri attraverso la persona, il gesto e la parola, in modo che la persona spieghi con la parola il senso preciso dei suoi gesti».

«L’eterno Padre – prosegue il liturgista – comunica con noi nello stesso modo, inviandoci, nella pienezza dei tempi, il Suo Figlio divino, il Verbo incarnato, che, incontrandosi personalmente con gli uomini, compie i suoi gesti salvifici, illuminandoli con la potenza della sua parola mirabile ed efficace».

LA MISSIONE DELLA CHIESA

La Chiesa, «obbediente al comando del Salvatore», evidenzia Finotti, «attualizza nei secoli l’opera della nostra Redenzione, mediante la persona dei suoi ministri, che, agendo in persona Christi capitis, compiono, in modo sacramentale, i medesimi gesti del Signore e pronunziano le Sue stesse parole per la realizzazione efficace, qui ed ora, dei suoi Misteri (Sacrificio e Sacramenti)».

MINISTRO, MATERIA E FORMA

La teologia, «in perfetta coerenza con questo processo», denomina «i tre elementi intrinsecamente cooperanti – persona, gesto e parola – con i termini tecnici di ministro, materia e forma».

Nel caso specifico dell’Eucaristia, sottolinea il liturgista, «la sua celebrazione valida esige il ministro idoneo (il sacerdote validamente ordinato), la materia autentica (il pane e il vino), la forma stabilita (le parole stesse del Signore)».

QUANDO LA CELEBRAZIONE E’ ILLECITA

L’omissione o l’alterazione sostanziale di uno di questi tre elementi necessari (intrinseci e indissolubili) «provoca l’invalidità del sacramento, ossia la sua inesistenza fin dal principio. Mentre, la loro attuazione in modalità e condizioni difformi dalle leggi liturgiche della Chiesa rende la celebrazione illecita».

LE PAROLE DI GESU’

La Chiesa Cattolica ha dichiarato che «la forma necessaria per realizzare il Sacrificio sacramentale – sottolinea il liturgista – é costituita dalle medesime parole pronunziate dal Signore sul pane e sul calice, così come sono attestate dalla costante tradizione liturgica della Chiesa e contenute nelle Preci eucaristiche approvate».

LA FORMULA CONSACRATORIA

Finotti evidenzia la «formula consacratoria» stabilita nel vigente Messale Romano:

(forma ordinaria)

(sul pane)  Accipite et manducate ex hoc omnes:

hoc est enim Corpus meum,

quod pro vobis tradétur.
(sul calice) Accipite et bibite ex eo omnes:

hic est enim calix Sanguinis mei,

novi ed aeterni testamenti,

qui pro vobis et pro multis effundetur

in remissionem peccatorum.

Hoc facite in meam commemorationem.

(forma extraordinaria)

(sul pane)         Hoc est enim Corpus meum.

(sul calice) Hic est enim calix Sanguinis mei,

novi ed aeterni testamenti:

mysterium fidei:

qui pro vobis et pro multis effundetur

in remissionem peccatorum.

LA LEZIONE DEL CONCILIO

«Il monito conciliare – … assolutamente nessuno, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica (SC 22), se riguarda ogni rito liturgico e ciascuna sua parte, vale in modo del tutto speciale (stricte) per la forma della Consacrazione eucaristica e per quella di ognuno degli altri Sacramenti».

NESSUNA MODIFICA

A nessuno è quindi lecito aggiungere, togliere o mutare, conclude il liturgista, «alcunché delle parole con le quali l’autorità della Chiesa, in coerenza con la tradizione perenne, ha stabilito di voler realizzare sacramentalmente il mistero (“transustanziazione”) del Corpo e Sangue del Signore nell’atto stesso del Suo Sacrificio incruento».

Condividi
Commenta
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni