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Quando Carrie Fisher fu monaca

Greg Kandra - pubblicato il 28/12/16

L'attrice che interpretò la principessa Leia Organa in Guerre Stellari difese strenuamente la libertà religiosa

Mentre il mondo piange la perdita dell’attrice che ha creato uno dei personaggi più iconici della sua generazione, alcuni di noi ricordano il momento della sua carriera in cui la giovane Carrie Fisher interpretò il ruolo di una suora a Broadway.

L’opera, di John Pielmeier, era Agnese di Dio, sul mistero della Trinità. Fisher assunse il ruolo di una giovane monaca di clausura che aveva inspiegabilmente avuto un bambino. Il ruolo era stato originariamente creato per Amanda Plummer (interessante coincidenza, Fisher e Plummer erano entrambe figlie di Hollywood).

Si noti tuttavia che ha ricoperto il ruolo di suora anche in un paio di altri film, in particolare in Jay & Silent Bob… Fermate Hollywood! e Charlie’s Angels – Più che mai.

Sua madre Debbie Reynolds ha inoltre interpretato il suo famoso ruolo di “monaca cantante” in The Singing Nun, verso la metà degli anni ’60.

Sebbene l’orientamento religioso della Fisher non fosse di dominio pubblico, la rivista Religion News Service ricorda: “La Fisher fu sposata, per un breve periodo, con il cantante e compositore Paul Simon. Simon canta di questa relazione in Hearts and Bones : “Un ebreo e una mezza ebrea erranti, liberi di vagare dove vogliono…”.

La Fisher era quella “mezza ebrea errante”.

Suo padre era ebreo, sua madre no. In teoria, la Fisher avrebbe potuto essere considerata ebrea, secondo le correnti statunitensi dell’ebraismo ricostruzionista e riformista… ed essere educata nell’ebraismo.


LEGGI ANCHE: Il messaggio cristiano in “Rogue One: A Star Wars Story”


Sebbene sua madre l’abbia cresciuta nel protestantesimo, la Fisher si identificò successivamente come ebrea. Lei e sua figlia parteciparono, durante lo shabbat, a cene a casa di amici ebrei ortodossi, e in alcune occasioni presero persino parte ai servizi liturgici in sinagoga.

L’anno scorso si parlò del suo rapporto con la religione in questi termini:

L’attrice di Star Wars Carrie Fisher si è scagliata contro i cinema del Regno Unito per la decisione di non trasmettere uno spot della Chiesa Anglicana – in cui era presente il Padre Nostro – per timore di offendere gli spettatori.
Il video, della durata di 60 secondi, sarebbe dovuto apparire prima dell’episodio Star Wars: Il risveglio della forza. Ma la Digital Cinema Media (DCM) – che rappresenta le principali catene cinematografiche Odeon, Cineworld e Vue – si è rifiutata di diffonderlo, nonostante fosse stato approvato dalla Cinema Advertising Authority (CAA) e dal British Board of Film Classification (BBFC).
La Fisher, che ha nuovamente ricoperto i panni della Principessa Leia Organa (adesso conosciuta come Generale Organa) nel nuovo episodioIl risveglio della forzaha dichiarato domenica scorsa al Mail di non capire come il breve filmato avrebbe potuto offendere gli spettatori.
“Non ho la più pallida idea del perché dovrebbero offendersi”, disse. “Offendersi? No. Le persone dovrebbero farsi una vita. Non penso sia offensivo mandare uno spot sul ‘potere della preghiera’ prima di Star Wars”. La 59enne Fisher ha paragonato la pubblicità alla presenza di una copia della Bibbia dei Gedeoni in una stanza d’hotel.
“Non avevo mai visto una pubblicità simile, ma se i cinema sono come gli hotel, hanno tutto il diritto di trasmettere un video sulla preghiera”, disse. “Si tratta di pubblicità, spetterebbe agli inserzionisti obiettare”.

Riposa in pace, sorella.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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