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Il Congresso dei rappresentanti cattolici cinesi e il “nodo” dell’indipendenza

Public Domain

Vatican Insider - pubblicato il 24/12/16

Una ridefinizione dei connotati, delle accezioni e delle declinazioni pratiche da attribuire alla parola d’ordine dell’indipendenza sembra essere una questione presa in considerazione anche ai livelli influenti del potere cinese. Nei tempi medi, su questa strada potrebbe aprirsi anche la possibilità di una “mutazione genetica” dell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi. Tale organismo, vera cinghia di trasmissione degli imput politici al corpo ecclesiale, ha nella attuale concezione di indipendenza il suo “principio teorico” fondante. Una modifica di tale principio teorico potrebbe anche favorire una sua ristrutturazione e ridefinizione delle funzioni.

La linea del dialogo e del confronto su queste questioni delicate, per cercare soluzioni accettabili per tutti, era anche la linea di fondo della Lettera di Papa Benedetto XVI ai cattolici cinesi del 2007 (fuori delle sue pacchiane caricature, messe in rete da “agenzie” specializzate soprattutto nell’arte del depistaggio e della manipolazione). Dopo aver esposto la dottrina cattolica e indicato ciò che con tale dottrina non è compatibile (come i principi dell’AP, del Collegio dei vescovi, o il controllo esercitato sui vescovi fino ad esautorarli), Papa Benedetto si era detto disposto a dialogare con il governo cinese «per risolvere alcune questioni riguardanti sia la scelta dei candidati all’episcopato, sia la pubblicazione della nomina dei Vescovi sia il riconoscimento — agli effetti civili in quanto necessari — del nuovo Vescovo da parte delle Autorità civili”.( n.9)». Dall’altra parte, il governo cinese ha accettato di trattare sulla nomina dei vescovi, mostrandosi disponibile a riconoscere il ruolo imprescindibile del Papa in tale processo di selezione e nomina. In passato questo riconoscimento era stato escluso, e ogni riferimento al ruolo del Papa nella ordinazione dei vescovi cinesi veniva bollato come “interferenza”. Già questa apertura rappresenta un segnale concreto della disponibilità a ridefinire concretamente il principio di “indipendenza” su cui si basa tutta la politica religiosa degli apparati cinesi.

Tanti cattolici, in Cina, a Roma e in tutto il mondo, sarebbero certo impressionati positivamente da una ridefinizione più chiara del principio di indipendenza, e della sua non applicazione alla natura sacramentale e
apostolica della Chiesa (con la sua connotazione gerarchica inaggirabile, che confessa il Vescovo di Roma come successore di Pietro e “pietra” su cui Cristo stesso edifica la sua Chiesa in unità. Il riconoscimento del ruolo indispensabile del Papa nel processo di nomina dei vescovi cinesi sarebbe già un segnale oggettivo che ci si è affrancati da una obsoleta concezione del principio di indipendenza, e si procede sempre più lungo la strada di una autentica “sinizzazione” del cattolicesimo cinese. Quell’adattamento autentico e fecondo della Chiesa locale al contesto sociale e culturale della Cina che, da Matteo Ricci in poi, ha sempre rappresentato un auspicio e una direzione di marcia anche di tutti i missionari veramente innamorati di Cristo e desiderosi di servirlo nel grande popolo cinese.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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Tags:
cattolici in cina
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