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La cultura di pace promossa (anche a Natale) dai vescovi austriaci

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Come 200 anni fa quando in Austria il giovane curato Mohr scriveva il testo del celebre Stille Nacht, il canto natalizio che accosta il Bambino nato povero a Betlemme alle popolazioni del salisburghese allora in grave difficoltà invocando il Principe della Pace per riportare serenità in quelle terre di confine, in questi giorni di vigilia la preoccupazione dei vescovi austriaci di oggi va ancora una volta a quanti si trovano in condizioni di disagio. E l’azione dei pastori è all’insegna della mediazione e del dialogo per la costruzione di ponti tra le persone di etnie o religioni diverse che si trovano di fatto ad incontrarsi e convivere.

In prima fila monsignor Ägidius Johan Zsifkovics, vescovo di Eisenstadt nel Burgerland, la regione più orientale al confine con Ungheria e Slovenia, il pastore che nello scorso mese di aprile si era opposto alla costruzione di barriere antimigranti sul territorio di proprietà diocesana. Sua l’iniziativa della costituzione di un coro, dal titolo significativo di «Pax et Bonum» cui fanno parte 145 persone appartenenti alla minoranza croata e provenienti da Austria, Ungheria e Slovacchia (rifugiati all’epoca delle invasioni turche), un esempio di dialogo tra culture e tradizioni diverse accomunate dalla passione per la musica.

E non è un caso che l’obiettivo della corale sia stato raggiunto grazie alla collaborazione con il ministro degli esteri croato Davor Stier, proveniente da una famiglia di emigranti in Argentina: Stier infatti è nato a Buenos Aires dove la madre era docente presso la locale università cattolica e ha frequentato fin da piccolo Jorge Mario Bergoglio. Per l’attuale ministro croato il vescovo Zsifkovics, che è anche presidente della Commissione episcopale per i migranti e i rifugiati, è «l’avvocato e l’architetto dell’idea europea di una coesistenza transfrontaliera in grado di accogliere e integrare quanti sono costretti ad emigrare».

Non è da meno il vescovo di Carinzia, Alois Schwarz che nell’intervista pubblicata il 22 dicembre sul giornale locale, «Kärntner Woche», sottolinea la necessità non solo di offrire un ostello ai rifugiati, ma anche opportune occasioni di integrazione. Oltre all’acquisizione della lingua del paese ospitante e ad un’abitazione adeguata, per Schwarz è indispensabile l’accesso ad un lavoro. «Senza lavoro non si può parlare di integrazione» dice il vescovo che aggiunge «Con i pregiudizi e la chiusura non si può costruire un clima di convivenza pacifica». Il pastore di Klagenfurt ricorda come solo i contatti personali possono allontanare ogni timore nei confronti dei nuovi arrivati, compresa la sfida più grossa costituita dai migranti di religione islamica in possesso di un background culturale diverso: «il compito dei cristiani è quello di approfondire la conoscenza di quella cultura e allo stesso tempo trasmettere con discrezione i costumi locali». «Come Chiesa e come vescovi non dobbiamo lasciare solo papa Francesco nel diffondere l’ideale evangelico» è la conclusione.

Preoccupato per il fatto che la strage di Berlino possa aver ripercussioni sulla convivenza interreligiosa in Austria il vescovo Lackner di Salisburgo. Citando la celebre espressione di Albert Einstein – «Nessun problema può essere risolto dalla stessa coscienza che lo ha creato. Dobbiamo imparare a vedere il mondo in modo nuovo» – Lackner (un passato nelle fila del contingente di pace dei caschi blu dell’ONU) invita i cristiani ad allontanare la paura. «Nonostante il terrorismo, il Natale è una festa di Pace: prego Dio perché fermi le uccisioni insensate, ma ricordiamoci che la pace inizia da noi e ciascuno nel suo ambiente può contribuire alla costruzione di un clima di pace, sempre nella giustizia».

Sulla scia della misericordia di Bergoglio il vescovo di St.Pölten, Klaus Küng e l’ausiliare Anton Leichtfried anticipando la celebrazione di Natale insieme ai 90 carcerati di Stein e St. Pölten: «Per ciascuno c’è sempre speranza, non importa quello che ha fatto», ha detto Küng. E il pensiero di mons. Leichtfried va a quanti non potranno festeggiare il Natale come desidererebbero, e non solo perché in un carcere, ma perché lontani dalla propria terra.

Il preciso intento dei vescovi austriaci nel porre un freno ai facili slogan dei populisti, contro i quali l’intera conferenza episcopale si è sempre mostrata compatta, è riassunto nella dichiarazione del cardinale Christoph Schönborn all’indomani dei fatti di Berlino: «L’odio non si sconfigge con l’odio» ha detto l’arcivescovo di Vienna che ha aggiunto «Il terrore non può essere il modo in cui festeggiamo la pace di Natale: siamo tutti chiamati a dimostrare che i valori cristiani sono più forti di ogni violenza». 

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