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Bisogna essere coraggiosi per vivere lo scandalo del Natale

Daniel Go-CC
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La nascita di Gesù porta un messaggio rivoluzionario: Dio non è un'“energia positiva”

L’eccesso di messaggi natalizi di ogni tipo, da quelli che si fermano alla frivolezza consumistica e a una tenerezza superficiale a quelli che inventano nuovi simboli per cercare di trovargli un senso perché non sanno bene cosa bisogna festeggiare davvero, fino a quelli che l’hanno trasformato in una semplice “festa della famiglia”, ha esiliato dall’orizzonte la ragione della profonda allegria che inonda la celebrazione del Natale.

Perché bisogna essere allegri? Perché dovremmo intenerirci fino alle lacrime? Qual è il motivo di festeggiare? La risposta è scandalosa.

Celebriamo il fatto che Dio si sia fatto uno di noi, che Dio abbia voluto non solo sembrare, ma essere davvero un bambino fragile e bisognoso. Celebriamo il fatto che c’è stato un momento nella nostra storia in cui vedere un bambino era davvero vedere Dio. E questa è una follia che non dovrebbe mai smettere di stupirci!

Si continua a pensare a Dio come a un essere lontano, e il Natale ci ricorda che Dio è venuto come persona ad abitare tra noi, a parlarci nella nostra lingua, e ci ha amati fino all’estremo di dare la propria vita per noi, regalandoci la vita eterna.

Lo scandalo del bambino Gesù

Cos’ha portato Gesù? Un bel messaggio? Qual è la novità assoluta del Natale? Che Dio in persona è venuto ad abitare tra noi. Che, come ha detto Benedetto XVI, Dio non è più nell’aldilà, non è più solo l’Alterità assoluta e inaccessibile, ma è anche molto vicino, si è reso identico a noi, ci tocca e lo tocchiamo, possiamo accoglierlo e ci accoglie.

Tanta bontà quasi spaventa, la bontà di un amore senza limiti che supera tutto ciò che possiamo pensare o immaginare. Per noi vedere i presepi è diventato così comune che dimentichiamo lo scandalo di questa vicinanza di Dio.

In questi giorni in cui tutti ci facciamo dei regali, dimentichiamo la follia del dono che ci ha fatto e che ci fa Dio: donare se stesso. Dio si è messo nelle nostre mani! Il bambino di Betlemme è questo! Dio con noi!

Padre José Luis Martín Descalzo si chiedeva: “Cos’è davvero il Natale per noi? Perché in questi giorni la nostra anima si rallegra, perché il nostro cuore si riempie di tenerezza? La risposta la conosciamo, anche se non la viviamo sempre.

Direi che il Natale è la prova, ripetuta tutti gli anni, di due realtà formidabili: che Dio è vicino a noi e che ci ama.

Il nostro mondo moderno non è proprio il più adatto a capire questa vicinanza di Dio. Diciamo tante volte che Dio è lontano, che ci ha abbandonati, che ci sentiamo soli… Sembra che Dio sia un padre che se n’è andato in cielo e che lì vive molto bene, mentre i suoi figli sanguinano sulla terra.

Ma il Natale dimostra che non è così. Al contrario. Il vero Dio non è lontano, perso nella propria grandezza, noncurante dell’abbandono dei suoi figli. È qualcuno che ha abbandonato il cielo per stare tra noi, per essere come noi, vivere come noi, soffrire e morire come noi. È questo il Dio dei cristiani. Non qualcuno così grande che non ci entra nel cuore, ma qualcuno che si è fatto piccolo per poter stare tra noi. Questo è il fulcro stesso della nostra fede.

E perché è sceso dal cielo? Perché ci ama. Chiunque ami vuole stare vicino alla persona amata. Se potesse non se ne allontanerebbe neanche per un momento. Viaggia, se è necessario, per stare con lei. Vuole vivere nella sua stessa casa, il più vicino possibile. Dio è così. Essendo l’infinitamente altro, ha voluto essere l’infinitamente nostro. Essendo l’onnipotenza ha condiviso la nostra debolezza. Essendo l’eterno è diventato temporale.

Bisogna aprire molto gli occhi dell’anima per rendersene conto, perché come dice un salmo ‘la misericordia di Dio riempie la terra’, copre le anime con la sua incessante nevicata d’amore.

Il Natale è la grande prova. In questi giorni l’amore di Dio si rende visibile in una grotta. Magari si rendesse visibile anche nelle nostre anime! Magari in questi giorni la pace di Dio, la tenerezza di Dio, l’allegria di Dio scendesse su tutti noi come è scesa duemila anni fa su una grotta nella città di Betlemme!

Il Natale è il tempo in cui la misericordia di Dio si raddoppia. È come se, dandoci suo Figlio, ci amasse il doppio del solito. In questi giorni di Natale tutti coloro che hanno gli occhi ben aperti diventano più bambini, perché è come se fossero doppiamente figli e come se Dio in questi giorni fosse doppiamente Padre”.

Dio non è l’Universo né un’energia

Chi crede in Gesù crede in quello che ha detto di sé. O era pazzo o era Dio. Tutto indica la seconda opzione, ma costa anche a noi cristiani, che spesso lo sminuiamo.

Noi cristiani crediamo che Gesù sia vero Dio e vero uomo. Non è meno Dio per il fatto di essere uomo, né meno uomo di noi per il fatto di essere Dio. Non c’è competizione tra l’uomo e Dio, perché Dio si è incarnato, si è unito alla nostra umanità e alla nostra storia. Da allora tutto ciò che è umano ci parla di Dio, e Dio è sempre più vicino di quanto immaginiamo.

Alcuni vacillano nel dire il suo nome, e lo chiamano “luce”, “energia”, “universo” e mille idee vaghe, ma Gesù non è solo luce o energia, ha cuore, ama, perdona, si dona, ci parla. La luce, l’energia e l’universo non possono amare né perdonare, non possono dare la propria vita per me e per te. Dio è persona, che ci ama liberamente, e il suo amore non si fonda sui nostri meriti o sulle nostre qualità. È un amore puramente gratuito.

E l’amore ha il potere di renderci deboli accanto a chi amiamo. Dio, nel suo amore infinito, si è fatto vulnerabile, e questo ci scandalizza. Chi ama si espone sempre e si lascia cadere tra le braccia dell’altro. Chi ama si dona, si offre senza chiedere nulla in cambio. Dio fa questo con noi.

Lo stesso Dio che si è messo a Betlemme tra le braccia di Maria e Giuseppe anche oggi, ogni domenica, si pone nelle nostre mani nell’Eucaristia. Andremo a riceverlo come i pastori o resteremo a guardare il presepe?

Ogni Messa non è semplicemente un promemoria di ciò che è accaduto più di duemila anni fa, ma una nuova Pasqua, un nuovo Natale, in cui lo stesso che è venuto a Betlemme si dona oggi nella Parola e nell’Eucaristia.

La salvezza che porta Gesù è amore gratuito. Per questo i derelitti sono i destinatari naturali di un amore che vuole donarsi, non ricevere. Per questo i più amati sono i meno amabili. Chi non ha alcuna ragione per essere amato trova nel bambino di Betlemme l’amore che non chiede nulla in cambio.

Il Natale ci invita ad essere come bambini, a lasciaci regalare, a lasciarci sorprendere, a non voler corrispondere, ma a lasciarsi amare.

Chiediamo al nostro Dio, che è venuto per restare, che ha posto la sua dimora in mezzo a noi e tra noi, di aiutarci a costruire un mondo che sia una casa per tutti, in cui ciascuno possa essere, realizzarsi e vivere con la dignità di essere figlio di Dio.

Il coraggio di chiedere

“Ma quanti se ne rendono conto? Quanti sono così distratti dalle feste familiari da non ricordarsi della propria anima in questi giorni? Per questo vorrei invitarvi, amici miei, ad aprire le vostre finestre e i vostri occhi, a scoprire la meraviglia del fatto che Dio ci ama tanto da diventare uno di noi. Vivete questi giorni di meraviglia nella meraviglia. Ponetevi le grandi domande che bisogna porsi in questi giorni e scoprite che ogni risposta stupisce più della precedente”.

Cosa succede davvero in questi giorni? La risposta è che Qualcuno molto importante viene a visitarci. Chi è che viene? Nientemente che il Creatore del mondo, l’autore delle stelle e di ogni tipo di carne. E come viene? Viene fatto carne, fatto povertà, trasformato in un bambino come i nostri. Cosa viene a fare? Viene a salvarci, a restituirci l’allegria, a darci nuove ragioni per vivere e per sperare.

Per chi viene? Viene per tutti, viene per il popolo, per i più umili, per quanti vogliono aprirgli il cuore. In che luogo viene? Nel più umile e semplice della terra, in quello in cui meno lo si potrebbe aspettare. E perché viene? Solo per un motivo: perché ci ama, perché vuole stare con noi.

E poi l’ultima domanda, forse la più dolorosa: e quali saranno i risultati della sua venuta? Quelli che vogliamo. Se non sappiamo vederlo ci passerà accanto. Se lo accogliamo crescerà dentro di noi.

Lasciate, amici miei, che queste domande crescano nel vostro cure, e sentirete la voglia di piangere di gioia. E scoprirete che non c’è gioia più grande di quella di saperci amati, quando chi ci ama – e tanto! – è nientemeno che Dio stesso” (J. L. Martín Descalzo).

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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