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«L’amore per i poveri non è un programma liberale, ma radicale»

© Antoine Mekary / ALETEIA
Pope Francis General Audience October 05, 2016. © Antoine Mekary / ALETEIA
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La lettera di Francesco a don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione: «Significa un ritorno alle radici. Andiamo dai poveri ma per tornare a scoprire che quel povero è Gesù»

«Andiamo dai poveri, non perché sappiamo già che il povero è Gesù, ma per tornare a scoprire che quel povero è Gesù». E l’amore per i poveri «non è un programma liberale, ma un programma radicale perché significa un ritorno alle radici». Lo scrive Papa Francescoin una lettera inviata a don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione.

«Ringrazio lei e l’intera Fraternità di Comunione e Liberazione – scrive Francesco – per la offerta, raccolta durante i pellegrinaggi, che generosamente avete voluto inviarmi per le opere della carità. Mi fa bene al cuore e mi consola tanto sapere che dapiù di duecento santuari mariani in Italia e nel mondo, tante persone hanno intrapreso il cammino della misericordia nello spirito della condivisione con i bisognosi».

«I poveri infatti – continua Bergoglio – ci rammentano l’essenziale della vita cristiana. Sant’Agostino insegna: “Ci sono alcuni che più facilmente distribuiscono tutti i loro beni ai poveri, piuttosto che loro stessi divenire poveri in Dio”. Questa povertàè necessaria perché descrive ciò che abbiamo nel cuore veramente: il bisogno di Lui. Perciò andiamo dai poveri, non perché sappiamo già che il povero è Gesù, ma per tornare a scoprire che quel povero è Gesù».

«Sant’Ignazio di Loyola – ha scritto ancora il Papa a Carron – a sua volta soggiunge che: “la povertà è madre e muro. La povertà genera, è madre, genera vita spirituale, vita di santità, vita apostolica. Ed è muro, difende. Quanti disastri ecclesiali sonocominciati per mancanza di povertà”. In un mondo lacerato dalla logica del profitto che produce nuove povertà e genera la cultura dello scarto, non desisto dall’invocare la grazia di una Chiesa povera e per i poveri».

Questo, ha precisato Francesco, «non è un programma liberale, ma un programma radicale perché significa un ritorno alle radici. Il riandare alle origini non è ripiegamento sul passato ma è forza per un inizio coraggioso rivolto al domani. È la rivoluzionedella tenerezza e dell’amore. Per questo chiedo anche a voi di unire gli intenti verso questo obiettivo. Vi auguro di lavorare con serenità e con frutto, e di testimoniare con coraggio l’autenticità della vita cristiana».

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