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Papa Francesco: La riforma non è un lifting. Temiamo le macchie, non le rughe.

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Pope Francis (C) speaks during the traditional Greetings to the Roman Curia on December 21, 2015 at the Vatican. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI / AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI
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Auguri natalizi ai curiali: il Papa presenta i 12 criteri guida delle riforme. Ci sono «resistenze malevole» e «gattopardismo spirituale». È «indispensabile» farla finita con il «promoveatur ut amoveatur», definito «un cancro». Più spazio i laici e donne

«La riforma della Curia non è un lifting», un’operazione di chirurgia plastica «per togliere le rughe», perché «non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie!». E le riforme incontrano anche «resistenze malevole, che germogliano in menti distorte»: una «resistenza» che «si nasconde dietro le parole giustificatrici ?e, in tanti casi, accusatorie, rifugiandosi nelle tradizioni, nelle apparenze, nelle formalità». Lo ha detto Papa Francesco nel discorso alla Curia romana in occasione dello scambio di auguri natalizi. Nel 2014 aveva parlato delle «malattie della Curia», l’anno scorso delle virtù necessarie ai curiali. Ora dopo la diagnosi arrivano le prescrizioni mediche, cioè i criteri che hanno guidato la riforma della Curia, iniziata da più di tre anni e cantiere ancora aperto.

Dio ha scelto di nascere piccolo

All’inizio del suo intervento Bergoglio ha ricordato il senso del Natale con le parole di san Macario, monaco del IV secolo: «L’infinito, inaccessibile e increato Dio per la sua immensa e ineffabile bontà ha preso un corpo e vorrei dire si è infinitamente diminuito dalla sua gloria». Il Natale, quindi, «è la festa dell’umiltà amante di Dio, del Dio che capovolge l’ordine del logico scontato, l’ordine del dovuto, del dialettico e del matematico. In questo capovolgimento giace tutta la ricchezza della logica divina che sconvolge la limitatezza della nostra logica umana». Citando Romano Guardini e Paolo VI, il Papa ha detto che «in realtà, Dio ha scelto di nascere piccolo , perché ha voluto essere amato . Ecco come la logica del Natale è il capovolgimento della logica mondana, della logica del potere, della logica del comando, della logica fariseistica e della logica causalistica o deterministica»

Il senso della riforma

La riforma, ha spiegato il Papa, significa rendere la Curia «con-forme» all’annuncio del Vangelo e ai «segni del nostro tempo», e al tempo stesso più «con-forme» al suo fine, che è quello di collaborare «al ministero proprio» del Pontefice e quindi di sostenerlo «nell’esercizio della sua potestà singolare, ordinaria, piena, suprema, immediata e universale». Un passaggio accompagnato da abbondanti note e citazioni a piè pagina, nelle quali si ricorda quanto affermato dal Concilio, e cioè che «la Curia è un organismo di aiuto per il Papa» e che il servizio degli organismi curiali «è sempre svolto» in nome e sotto l’autorità del Pontefice. Si cita quindi Paolo VI, il quale sottolineava il rapporto «essenziale» della Curia con l’«esercizio dell’attività apostolica del Papa» che ne rappresenta la sua ragion d’essere. Concetti ribaditi da Giovanni Paolo II, il quale scriveva che la Curia «vive e opera in quanto è in relazione col ministero petrino e su di esso si fonda». Sottolineature evidentemente non casuali.

La riforma non è un lifting

Francesco ribadisce poi che la riforma è un processo di crescita e soprattutto di conversione. Non ha «un fine estetico», non è un lifting o un maquillage «per abbellire l’anziano corpo curiale», e nemmeno un’operazione di chirurgia plastica per togliere le rughe, anche perché «non sono le rughe che nella Chiesa si devono temere, ma le macchie!». Il Papa spiega che «la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini “rinnovati” e non semplicemente con uomini “nuovi”». Occorre dunque «portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente». Non basta cambiare le persone, serve «la conversione delle persone», «non basta una “formazione permanente”, occorre anche e soprattutto una conversione e una purificazione permanente». Perché senza un «mutamento di mentalità lo sforzo funzionale risulterebbe vano».

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