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Alan Ruschel: “Dio mi ha preso in braccio dicendomi che ho una missione sulla Terra”

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La straziante conferenza stampa di uno dei sopravvissuto alla tragedia aerea di Chapecoense

Il difensore Alan Ruschel, sopravvissuto al disastro dell’aereo che trasportava la squadra del Chapecoense, ha tenuto una conferenza stampa dopo essere tornato a casa. In quell’occasione ha dichiarato di voler fare di tutto per tornare a giocare a calcio: “Ci vorranno tre mesi per la calcificazione della colonna vertebrale, altri due per rinforzare la muscolatura. Sono solo all’inizio”. Ruschel ha avuto bisogno di poche parole per mostrare ciò che prova in questi giorni.

“Ho sentimenti contrastanti: c’è grande gioia, perché sono di nuovo qui, ma nello stesso tempo sono in profondo lutto, perché ho perso tanti amici”.


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Nel momento in cui l’aereo si è schiantato, Dio mi ha preso in braccio e mi ha detto che io ho una missione qui sulla Terra. Ecco perché non mi ha portato via. L’unica spiegazione è che sia avvenuto un miracolo: sono vivo e posso camminare”, ha affermato il calciatore.

Alan Ruschel è uno dei sopravvissuti alla tragedia dell’aereo caduto nei pressi di Medellín. Quando arrivò in stato di choc all’ospedale della città colombiana di La Ceja (la più vicina al luogo dell’incidente), chiedeva sempre della sua famiglia.

Una storia molto forte. La sua sopravvivenza ha avuto come protagonista un bambino di 10 anni, diventato il suo angelo. Il suo aiuto fu determinante per permettere ai servizi medici di effettuare il salvataggio del giocatore.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Valerio Evangelista]

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