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Una canzone natalizia ha quasi 2000 anni… sapete quale?

Jeanyee Wong 1951/Fair Use

John Burger - pubblicato il 19/12/16

No, non è né "Bianco Natal" né "Adeste Fideles"… e ha origini nel Medio Oriente

Ecco una canzone di Natale che probabilmente non ascolterete né in radio né nelle playlist che si ascoltano nei negozi. Su YouTube ci sono diverse versioni (di Joan Baez, Jose Feliciano e persino Sting).

Si chiama “The Cherry Tree Carol” e risale alla buona vecchia Inghilterra del 1500. Il testo è un dialogo immaginario tra Maria, improvvisamente in gravidanza, e il povero Giuseppe.

Se in Matteo leggiamo “Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”, questa canzone ci mostra un Giuseppe arrabbiato, che risponde ad una richiesta di Maria dicendo invece “Vuoi una ciliegia? Non chiederla a me. Chiedila al padre del tuo bambino!” Ma poi il ciliegio fa qualcosa di straordinario, e Giuseppe si convince della spiegazione di Maria.

Mary Joan Winn Leith, studiosa delle Scritture e blogger del Bible History Daily, vede un parallelismo tra i genitori di Gesù e i genitori iniziali dell’umanità. Mentre Adamo ed Eva erano nel Giardino dell’Eden, Maria e Giuseppe sono in un Giardino dei ciliegi. In entrambi i casi, la frutta ha un ruolo ben preciso.

Ma oltre alle disquisizioni sul significato della canzone alla luce della storia della salvezza, Leith riconduce le radici di questo canto di Natale ben oltre l’Inghilterra medievale, arrivando “alle prime comunità cristiane che adoravano in siriaco, una versione liturgica dell’aramaico, la lingua di Gesù”.

Gli appartenenti al cristianesimo siriaco fanno parte di una serie di denominazioni, ma hanno vissuto in Medio Oriente per 2mila anni. Oggi, a causa della doppia minaccia del Daesh e della guerra civile siriana, è a rischio il futuro di queste antiche comunità. Soprattutto l’assediata città siriana di Aleppo… dove ci sono molte chiese – dai fedeli di lingua siriaca agli evangelici – le cui comunità potrebbero non riprendersi mai… È adesso evidente che la schiettezza di Giuseppe nei confronti della gravida Maria – che leggiamo in The Cherry Tree Carol – risale ad una caratteristica unica della liturgia siriaca, l’inno sotto forma di dialogo (ancora presente nelle chiese – se sopravvivono – di oggi).

Leith, che insegna allo Stonehill College nel Massachusetts, sostiene che intorno al V sec. la storia dell’Annunciazione sia stata “arricchita fino al punto da formare una vera e propria opera – un inno sotto forma di dialogo, tipico del cristianesimo siriaco – cantata in chiesa da due cori: uno canta le parti di Giuseppe, e un altro quelle di Maria”.

La domanda è quindi come una liturgia siriaca sia potuta diventare un canto di Natale dell’Inghilterra medievale. Leith suggerisce che i crociati potrebbero averla ascoltata nella Terra Santa del XII e XIII sec., per poi esportarla in Inghilterra. Potrebbero averla ascoltata persino nella Chiesa della Natività a Betlemme. Più o meno nel periodo in cui l’imperatore bizantino Manuele I Comneno stabilì un’alleanza con Amalrico I di Gerusalemme e finanziò le decorazioni di quella chiesa, dove sono presenti iscrizioni in Latino (presumibilmente per i crociati), in greco (la lingua dell’impero bizantino) e in siriaco.


LEGGI ANCHE: Un video commovente dedicato ai cristiani perseguitati in Medio Oriente


“Mi piace pensare che, a Natale, i crociati ‘latini’ ascoltassero il dialogo siriaco tra Giuseppe e Maria nella Chiesa della Natività”, scrive Leith. “Colpiti da quell’inno, poi lo adattarono sempre più al punto da renderlo parte della tradizione della rappresentazione sacra inglese… una tradizione che presumibilmente ha portato infine a Cherry Tree Carol”.

Il breve saggio di Leith ci ricorda di una grande tradizione, sottolineando che non tutte le canzoni natalizie abbiano a che fare con un bianco Natale o con la decorazione della propria sala. E, in un momento in cui le tradizioni cristiane in Medio Oriente rischiano di scomparire, è un’opportunità per riflettere quanto – qui in Occidente – dobbiamo ai nostri padri spirituali in Terra Santa.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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