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E se il diavolo fosse necessario all’opera di redenzione di Dio…

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Dimensione Speranza - pubblicato il 18/12/16

Come scrive Origene, accontentiamoci di sapere che fu tentato: questo, come pure l’esistenza del diavolo, fanno parte del Nuovo Testamento. Quello che, in compenso, è chiaro, è che, lungi dal respingere l’Avversario, Gesù fu tollerante nei suoi confronti. Come sottolinea Giovanni Papini, nel Diavolo (1954), esso è la sola e unica compagnia che Gesù accolse nella sua solitudine. Nel racconto degli evangelisti, nessuno mette in dubbio che si tratti di una «veglia d’armi». Riassumendo la tradizione patristica sull’argomento, Gregorio Magno (Omelie, XVI), parla di questo episodio come di una tappa necessaria all’opera della Redenzione: ad ogni tappa della vita del Cristo, il diavolo o i «suoi componenti» come egli dice, portano una pietra all’edificio: «Il Signore ha impietrito l’ostilità del diavolo e non gli ha risposto che con parole piene di dolcezza. Egli ha accettato che potesse punire, per poter meritare una gloria tanto più grande in quanto trionfava sul suo nemico accettandolo nel tempo invece di annientarlo». Su un piano teologico, sempre secondo Gregorio, le tre tentazioni presentano un’altra verità. Il diavolo, più abile del solito, ha immaginato delle prove cui si può a stento credere che egli .stesso abbia creduto. Da quel momento passa in primo piano la dimensione pedagogica. Fingendo di mettere alla prova Gesù, mostra ai fedeli che costui non è un mago come tanti altri (rifiuta infatti di trasformare le pietre in pani), ne un semplice illuminato impaziente di trovare una morte gloriosa come Ercole (rifiuta di gettarsi dall’alto del Tempio su cui Satana lo ha trasportato). Ma la seconda tentazione è capitale anche da un altro punto di vista: ai suggerimenti del diavolo, Gesù risponde con parole della Sacra Scrittura. Al bisogno, Gesù cita il Deuteronomio (6,16): «Non tenterai il Signore tuo Dio». A parte il fatto che la risposta suggerisce che Dio stesso può essere tentato, Gesù rivela ai tentatori la sua natura divina, riferendo a se stesso le parole di JHWH. In altri termini, il Cristo fa la sua prima rivelazione al Diavolo. Certo, al momento del battesimo, una voce venuta dal cielo aveva proclamato che Gesù era il Figlio di Dio. Qui, sottolinea Papini, «è il Cristo in persona che afferma di essere Dio, e lo dichiara, prima che a chiunque altro, all’Avversario vinto».

Il diavolo, colui che rivela la divinità di Cristo

La terza tentazione è anche la più rivelatrice: questa volta Satana, che ha probabilmente capito che Gesù era il Figlio di Dio, vi si presenta sotto una luce vantaggiosa, quella di «principe di questo mondo» e si dichiara pronto a lasciare regnare Gesù su di esso se egli acconsentirà a prosternarsi. Come «l’ atleta che si prepara alla prova», dirà Origene, Gesù coglie la sfida. Ancora una volta, Gesù risponde con una citazione dal Deuteronomio (6,13): «Adora il Signore tuo Dio e a lui solo rendi culto». Il diavolo dice il vero. Gesù anche lui. Ma il primo dà al secondo l’occasione di andare all’essenziale. L’affermazione del monoteismo è senza sfumature: attraverso l’intermediazione del diavolo, Gesù sigilla la nuova Alleanza.

Se Gesù infatti ha rivelato la sua divinità al diavolo, le sue lezioni si rivolgono – al di là di lui – ai suoi discepoli.

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