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E se il diavolo fosse necessario all’opera di redenzione di Dio…

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Dimensione Speranza - pubblicato il 18/12/16

I Padri della Chiesa e la divinità di Gesù. Discussioni sulla divinità di Cristo

di Pierre-Emmanuel Dauzat

Gesù non hai mai direttamente affermato di essere Dio, ma in alcuni passi dei Vangeli in cui si parla della sua divinità, il diavolo gioca un ruolo centrale. Numerosi sono i Padri della Chiesa, da Origene a Crisostomo, che sono stati «turbati» da queste relazioni stranamente accorte che Satana continua ad intrattenere con Dio dopo la sua caduta. Il Creatore continua a prestare un orecchio attento alle suggestioni e ai consigli dell’Avversario e, su suo suggerimento, accetta di «sottoporre a tentazione» il povero Giobbe, che nondimeno considera uno dei suoi migliori servitori.

Sembra che la presenza del diavolo sia necessaria nell’opera di redenzione di Dio. O, almeno, che giochi un ruolo decisivo nella rivelazione della divinità del Figlio dell’uomo. I Padri s’interrogheranno su questa strana familiarità, non senza qualche perplessità. Nelle sue Istituzioni divine (II, 8), Lattanzio (fine III-IV secolo) avanza un’ipotesi, che non troverà seguito, ma che dice abbastanza dell’imbarazzo dei Padri di fronte ai legami che Dio sembra aver conservato con colui che chiama, come Atenagora, l’anti-Dio: Satana sarebbe nientemeno che il fratello del Logos, del Verbo, cioè della seconda persona della Trinità, in altre parole del «Figlio di Dio». Senza un vero seguito, questo «hapax» nell’opera di un cristiano fervente e per il resto perfettamente ortodosso, torna inevitabilmente alla mente quando si pensa ai teologi dell’apocatastase («ristabilimento del tutto»), che, con Origene, il Girolamo del Commentario alla lettera agli Efesini, Gregorio di Nissa o l’Ambrosiastro, vorranno che l’opera della redenzione sia universale e che il diavolo stesso sia salvato. Nel suo ruolo di consigliere, egli ha il suo posto nell’economia della salvezza.

Due episodi evangelici lasciano inoltre pensare che la natura delle relazioni tra Dio e il diavolo non siano cambiate da un Testamento alI’altro. Sembra persino che il Figlio di Dio continui con Satana i colloqui singolari iniziati dal Padre. Così, nel Vangelo di Luca (22,31-32), quando Gesù rivolgendosi a Pietro gli dice: «Ecco, Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede», l’eco del libro di Giobbe è evidente,. benche l’episodio rimanga enigmatico.

La divinità di Gesù nel Nuovo Testamento

Non è solo questo il punto di contatto tra Dio e il diavolo nel Nuovo Testamento. Gesù stesso, in realtà, non ha mai affermato direttamente di essere Dio. Secondo la Vulgata, egli attende in realtà la Trasfigurazione per rivelare la sua divinità ai tre discepoli chiamati sul monte. Bisogna prestare la massima attenzione anche ad alcuni passaggi dei Vangeli in cui si parla della divinità di Gesù, perché ogni volta il o i demoni vi giocano un ruolo cruciale. La verità esce dalla loro bocca. Curiosamente, nel suo Commentario al Vangelo di Matteo, Origene si trattiene sul «balbettio» di Pietro al momento della Trasfigurazione e lo attribuisce alla presenza in lui del demonio. Pietro era cioè posseduto dal diavolo quando riconobbe la divinità di Gesù.

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