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Quando Bergoglio impressionò Borges

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Innanzitutto, «caro papa Francesco buon compleanno! Preghiamo per lei con l’augurio di continuare, con l’aiuto di Dio, il cammino per la Chiesa, la fede delle persone, per il bene del mondo». Esordisce così, nell’intervista rilasciata a Max Mizzau Perczel, Rogelio Pfirter, da febbraio ambasciatore della Repubblica Argentina presso la Santa Sede, amico e alunno del professor Jorge Mario Bergoglio quando era un giovane insegnante, 28enne, al Colegio de la Inmaculada Concepción di Santa Fe in Argentina. Pfirter ricorda quando il futuro Papa invitò Borges, tra i più grandi scrittori del ‘900, che poi avrebbe rivelato quanto è rimasto impressionato dal Gesuita. 

«Durante la nostra conversazione», scrive Mizzau Perczel, è nata «spontaneamente la voglia di ricordare l’esperienza del 15enne Rogelio al Colegio gesuita de la Inmaculada Concepción di Santa Fe dove per due anni, dal 1964 al 1965, ebbe come maestro di Letteratura e Psicologia il giovane Jorge Mario Bergoglio, e ripercorrere questi lunghi anni di relazione amicale e di augurare dal profondo dei nostri cuori buon compleanno a Sua Santità, in occasione dei suoi 80 anni». 

Il professor Bergoglio «teneva un corso di Scrittura creativa e un giorno invitò in classe Jorge Luis Borges, tra i più grandi scrittori del ’900. Con l’Ambasciatore ci domandiamo – a 50 anni di distanza – perché lo scrittore Borges, richiesto da ogni parte del mondo, lascia i suoi lavori letterari, e accetta con l’entusiasmo di un 66enne l’invito di un giovane maestro Gesuita che insegna a Santa Fe di venire a parlare della letteratura gaucesca, del senso di libertà vissuta nelle sconfinate pampas, un tema non particolarmente caro a Borges».  

Il celebre Scrittore (1899 – 1989) «a 66 anni prende un pullman a Buenos Aires e fa un viaggio di notte scomodamente seduto per 10 ore – raccontano – passa due giorni e mezzo al Colegio con gli studenti e poi riparte con la corriera». il futuro Pontefice Francesco «fu ideatore curatore e responsabile editoriale di un’opera di racconti inediti selezionati da Borges tra le storie scritte dagli alunni». E due dei testi pubblicati «portano la firma di Pfirter. Borges scrive la prefazione al libro».  

Dieci anni dopo, nel 1975, Pfirter «rincontra Borges a New York e in quella occasione lo Scrittore condivide l’esperienza umana straordinaria che ebbe con gli studenti del Colegio, di quanto fosse stato meraviglioso vivere tra i giovani, di quanto lo avessero arricchito e ispirato lo stare con i ragazzi in classe, condividerne i pensieri, vivere le loro storie, la loro curiosità, spontaneità nei riguardi della vita, del futuro, del mondo». E poi, sottolinea Pfirter, «Borges disse che era rimasto impressionato dal carisma, dall’intelligenza, dall’umiltà del giovane maestro gesuita Bergoglio». Pfirter evidenzia «quanto ci fosse in comune tra il giovane Professore e lo Scrittore affermato, per esempio in termini di profondo senso di umiltà, di capacità di ascolto dei ragazzi, di rispetto delle opinioni».  

L’ambasciatore dice anche che Bergoglio è stato «un insegnante sempre col sorriso».  

Jorge Mario Bergoglio aveva e ha «un profondo senso di umiltà, una straordinaria capacità di valorizzare i valori intellettuali e spirituali delle persone. Mi ha insegnato che per poter apprendere occorre rispettare i maestri mentre per poter formare occorre saper rispettare e ascoltare gli allievi». Inoltre, «mi ha trasmesso voglia e impegno a scoprire i propri talenti e capacità, a coltivare con determinazione l’intelligenza per tutta la vita».  

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