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“Oltre la crisi: donne, diversità, lavoro”

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Nel contesto attuale di inoccupabilità e precarietà, lavorare per la donna è difficile a causa di barriere sociali, culturali ed economiche. Potremmo annoverarle tra gli «scarti umani» per usare un’espressione frequentemente impiegata da papa Francesco. Descrivere come l’esclusione di quote crescenti di popolazione – spesso caratterizzate da un qualche tipo di «diversità» – non può più essere liquidata come «mera» questione di equità sociale, ma è posta in gioco decisiva per la stessa competitività economica, oltre che per la coesione sociale, è il tema al centro del convegno di studio che si svolge oggi, sabato 17 dicembre 2016, dalle 9 alle 12,30, presso la sede della Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma.  

A parlarne, è Laura Zanfrini, docente presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università cattolica di Milano e direttore del «Centro di ricerca Work, Welfare, Enterprise and Lifelong Learning».  

«Se un merito può essere attribuito alla crisi economica ancora non risolta – afferma Zanfrini – è il fatto di aver posto sotto i riflettori non soltanto il tema della distribuzione della ricchezza, ma anche quello della creazione della ricchezza, compromessa dall’aumento delle persone escluse tanto dai processi produttivi quanto da quelli di consumo». Per guardare oltre la crisi, allora, «occorre imparare a mettere a frutto la diversità, ribaltando l’ordine consueto: piuttosto che chiedere alle persone di adattarsi al mercato e ai suoi bisogni, escludendo chi per qualche ragione non si conforma allo standard del lavoratore produttivo, occorre chiedere ai mercati di imparare a riconoscere e mettere a frutto il potenziale di ogni persona, garantendo che anche i posti di lavori più umili abbiano i caratteri di un lavoro almeno “decente”. Nella consapevolezza che ogni discorso e ogni pratica sulla diversità non è mai “neutro”, ma implica fare i conti col piano dei valori e delle visioni del mondo». 

All’intervento di Zanfrini, farà seguito l’esperienza di Luciana Delle Donne, manager con marcata esperienza nel Change Management e nell’innovazione strategica e iniziatrice di «Officina Creativa», una cooperativa sociale non a scopo di lucro che ha dato vita, a Bari, al progetto «Made in carcere», un laboratorio dove venti detenute producono manufatti «diversa(mente) utili». «In questo modello – afferma Delle Donne – che mi piace definire di benessere diffuso, tutti gli attori coinvolti vincono, con un importante impatto sull’ambiente e sulle persone». «Made in carcere» nel 2016 è stato selezionato tra i cinque più importanti Changemaker di Ashoka, la più grande rete al mondo di innovatori sociali. Il Progetto è punto di riferimento nel mondo non-profit poiché concilia etica ed estetica. Il modello è quello della second chance: una seconda opportunità per le donne detenute che, oltre a imparare un mestiere, costruiscono un percorso di riavvicinamento al mondo reale, e per i tessuti e gli oggetti che vengono recuperati presso le aziende tessili italiane ed europee. Tutto ciò per dimostrare che anche in luoghi di disagio e degrado, la bellezza può creare valore. 

L’incontro di sabato, conclude la serie di tre incontri organizzati dalla Facoltà Auxilium e che si sono inseriti nelle iniziative in preparazione alla 48a Settimana sociale dei Cattolici italiani. A questo riguardo, Alessandra Smerilli, docente di Economia politica alla Facoltà e membro del comitato delle Settimane sociali, precisa: «Una delle aree su cui si rifletterà a Cagliari a fine ottobre 2017 è quella del senso del lavoro e il lavoro per i giovani. Gli incontri realizzati hanno dato un apporto di riflessione qualificato e di speranza su questi temi e ci auguriamo aprano piste concrete per accompagnare giovani, e giovani educatori, al lavoro».  

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