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Lettera aperta alle madri che si pentono di aver avuto figli

Sean Locke | Stocksy United
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Una risposta al crescente movimento di donne che ammettono pubblicamente di pentirsi della maternità

Cara mamma che ti penti di aver avuto dei figli,

ho letto il fiume di articoli recenti sul movimento sempre più consistente di madri che dichiarano pubblicamente di pentirsi di aver avuto figli di cui fai parte, e lasciami dire in primo luogo che non ti giudico. Tu che ti penti di aver avuto dei figli stai attraversando quella che viene chiamata una notte oscura dell’anima, ma vorrei cercare di aiutarti a guardare la tua situazione in modo diverso, se posso, e offrire speranza e consolazione.

In quest’epoca di social media, si può avere la tentazione di pensare che sappiamo davvero come sia la vita di un’altra persona. Ricordiamo, però, che vediamo solo quello che la persona in questione decide di mostrare. Solo perché viaggia e sorride sempre non significa che la sua vita sia quella che vorresti avere al posto della tua. Potresti desiderare di essere la donna senza figli che si lancia col paracadute o festeggia fino a tarda notte la prima di un nuovo show di Broadway, ma è perfettamente possibile che quella donna guardi le fotografie di un’altra che abbraccia dei bambini sorridenti e desideri di poter scambiare la propria vita con la sua.

È vero che la maternità può essere difficile e solitaria e che può esaurire. Sì, ci sono delle occasioni divertenti che ti perdi per via delle responsabilità familiari. La tua carriera, se ne hai una fuori casa, in qualche modo subisce una battuta d’arresto. La tua casa sarà disordinata quando vorresti che invece fosse tutto al suo posto. Ci saranno notti in cui piangerai e in un momento oscuro potresti essere tentata di avere dei rimpianti pensando alla strada che non hai scelto.

Ma come scrive il dottor Hamilton Beazley nel suo libro No Regrets: A Ten-Step Program For Living in the Present and Leaving the Past Behind (Niente rimpianti: programma in dieci passi per vivere nel presente e lasciarsi il passato alle spalle), “e se avessimo scelto la via più battuta? Anche quella scelta avrebbe ‘fatto la differenza’. Ma qual era la differenza tra le due strade? Non lo sapremo mai. La strada che non hai preso è la fonte di ogni rimpianto. Ci seduce con le fantasie su ‘ciò che avrebbe potuto essere’… avvelenando la via che abbiamo preso o che siamo stati costretti a prendere e il presente in cui viviamo”. In altre parole, le strade non percorse che magnifichiamo e su cui fantastichiamo sono una trappola, pura e semplice. Quando ero una neomamma e dicevo a mia madre “È così schiacciante; non so se sono fatta per questa cosa!”, mi rispondeva con disinvoltura: “Beh, cos’altro vorresti fare col tuo tempo qui sulla terra? Cos’è più importante?”

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