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Papa Francesco per la non-violenza per disarmare i mercanti di morte

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Pope Francis leads his weekly general audience in St. Peter's Square in Vatican City, October 26, 2016. © Antoine Mekary / ALETEIA

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Il Papa dedica il tradizionale messaggio per la Giornata mondiale della Pace del primo gennaio alla «nonviolenza»: nel 2017 imparare a bandire la guerra da cuori, parole, gesti

«Nel 2017, impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune». Il Papa conclude così il tradizionale Messaggio per la Giornata mondiale della Pace che la Chiesa celebra ogni primo gennaio e che quest’anno ha voluto dedicare al tema «La nonviolenza: stile di una politica per la pace». Francesco sottolinea che la «nonviolenza attiva e creativa» contribuisce a costruire la pace mentre la violenza «non è la cura per il nostro mondo frantumato», attraversato da una «terza guerra mondiale a pezzi», da imponenti flussi migratori e dalla crisi ambientale, e ha come unico effetto di «scatenare rappresaglie e spirali di conflitti letali che recano benefici solo a pochi “signori della guerra”».

«Desidero soffermarmi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali», scrive il Papa nel Messaggio firmato l’8 dicembre e pubblicato oggi. «Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell’ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme».

Il Papa ricorda che «il secolo scorso è stato devastato da due guerre mondiali micidiali, ha conosciuto la minaccia della guerra nucleare e un gran numero di altri conflitti, mentre oggi purtroppo siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi». In questo quadro, si chiede Jorge Mario Bergoglio, «la violenza permette di raggiungere obiettivi di valore duraturo? Tutto quello che ottiene non è forse di scatenare rappresaglie e spirali di conflitti letali che recano benefici solo a pochi “signori della guerra”? La violenza – prosegue Francesco – non è la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti».

Il Papa, che ricorda l’attualità delle parole di Giovanni XXIII e Paolo VI sulla violenza e la pace, sottolinea che Gesù «insegnò che il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano» ed «essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza». La nonviolenza «è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così», spiega ancora il Pontefice, che cita in particolare modo il discorso pronunciato da Madre Teresa quando ricevette il Premio Nobel per la Pace nel 1979 e mette poi in luce che «i successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati. Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta (pray-ins) ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia». Il Papa fa poi riferimento al ruolo dei cristiani, in particolare all’epoca di Giovanni Paolo II, nel periodo dei regimi comunisti in Europa: «Le comunità cristiane hanno dato il loro contributo con la preghiera insistente e l’azione coraggiosa».

L’impegno a favore delle vittime dell’ingiustizia e della violenza «non è un patrimonio esclusivo della Chiesa Cattolica, ma è proprio di molte tradizioni religiose», sottolinea il Papa, che ribadisce, in merito, che «la violenza è una profanazione del nome di Dio» e «nessuna religione è terrorista».

Se l’origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, scrive ancora il Papa, «allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all’interno della famiglia». In particolare, «supplico che si arrestino la violenza domestica e gli abusi su donne e bambini», scrive Francesco.

La «costruzione della pace mediante la nonviolenza attiva», scrive ancora il Papa citando il Giubileo della misericordia appena concluso, «è elemento necessario e coerente con i continui sforzi della Chiesa per limitare l’uso della forza attraverso le norme morali, mediante la sua partecipazione ai lavori delle istituzioni internazionali e grazie al contributo competente di tanti cristiani all’elaborazione della legislazione a tutti i livelli». Ma questo «è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo». In particolare, «una sfida a costruire la società, la comunità o l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere ad ogni costo».

In conclusione il Papa ricorda che il primo gennaio, giorno della Giornata mondiale della Pace, vedrà la luce il nuovo Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo umano integrale e assicura che «la Chiesa Cattolica accompagnerà ogni tentativo di costruzione della pace anche attraverso la nonviolenza attiva e creativa». Nel 2017, scrive Francesco, «impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune. “Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace”».

 

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