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Le confessioni di Rat-Man

Panini Comics
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Su Credere il fumettista Leo Ortolani si racconta tra fede, paternità e supereroi

Chi ha avuto modo di leggere il suo personaggio più noto, Rat Man, sa che le vignette di Leo Ortolani sono un concentrato di arguzie, non-sense e prese in giro spettacolari e lampi di serietà laddove nessuno se li aspetta. Da sempre in rapporto con la fede senza mai scadere nel bigottismo ma sapendo cogliere, tramite l’umorismo, tutte le contraddizioni della Chiesa e dei fedeli. Ortolani ha anche illustrato una specie di catechismo per ragazzi edito da Effatà e scritto da Don Tommaso Danovaro. Tanto per dire che qualche referenza ce l’ha anche lui…

A Rat Man ha già detto addio annunciando la fine della serie per il 2017 per lo sconforto dei fan ma anche per dare un senso di compiutezza. Come ha detto a Repubblica a Settembre:

“Perché ci deve essere una fine come nella vita stessa. È la fine che dà un valore a tutto il resto. Non amo le saghe infinite e pensare che Rat-Man possa andare avanti anche dopo la mia morte non è un pensiero consolatorio. Preferisco avere il ricordo di una bella serie e affrontarne altre piuttosto che rischiare di non avere più niente da dire. Prima che questo possa succedere ho raccolto le ultime idee che avevo”.

Ma è nella sua più recente intervista a Credere dell’11 dicembre che ha voluto spiegare un po’ del suo particolar sensus fidei:

“Forse non bisognerebbe sforzarsi di credere. Forse bisognerebbe solo allargare le braccia e abbracciare le cose con fiducia. Almeno credo.

Lei riesce a parlare di Dio a tantissimi giovanissimi senza essere serioso o bigotto. Come si fa? E perché tanti non ci riescono?

Bé, non esageriamo, dai. Parlo del “mio” Dio, come faceva Guareschi, che parlava del “suo” Gesù. Lo so che poi Dio non è mica come lo penso io. Io cerco di rendermelo “maneggiabile”. Di rendermelo meno immenso. Perché io ho paura, delle cose immense. Tipo il mare aperto. Il mio è un Dio da spiaggia. Così racconto solo quello che trovo sulla sabbia, il mattino dopo. Segni di Dio. Orme, conchiglie, anche immondizia. Cose che puoi capire”

[…]

Un tema su cui torna spesso è l’essere figli e l’essere padri. Un altro “nodo” dove vita e fede diventano inestricabili

Quello dei figli e dei padri è un tema che mi è caro per il semplice fatto di essere diventato papà sei anni fa, cosa che mi ha consentito di esplorare tutta una serie di emozioni ed esperienze che prma mi erano semplicemente precluse. Ho potuto rivedere il ruolo di figlio nei confronti di mio padre nei confronti, paragonandolo a quello che vivo io, da padre. Una gran confusione insomma. Però bella. E mi pare che il ruolo del padre sia spesso sottovalutato e relegato in fondo alla grotta, a fianco al bue. Nemmeno si sa che fine faccia, Giuseppe. Eppure si è fatto un mazzo così, per quel figlio che nemmeno era suo. Ecco, io sto dalla parte di quel padre lì.

In uno degli ultimi numeri [di Rat Man] padre Angelini dice che zzla mesa vera è fuori dalle chiese. Dove tutto cambia. E ci vuole coraggio>>. Come papa Francesco che invita ad andare alle <<periferie dell’esistenza>>.

Bé, anche questa era facile. Che la tentazione di restare in canonica, che c’è bel fresco, è forte. Invece là fuori, nelle case che crescono attorno al campanile, c’è un sacco di lavoro da fare. Ma tantissimo. Che non hai nemmeno bisogno di andare a cercarlo all’estero, per dire”

 

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