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“Ci siamo abituati a vivere nella società della sfiducia”

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«Sembra che, senza rendercene conto, ci siamo abituati a vivere nella “società della sfiducia”, con tutto ciò che questo implica per il nostro presente e soprattutto per il nostro futuro. La sfiducia sta lentamente generando stati di abbandono e dispersione». Francesco celebra per la terza volta nella basilica di San Pietro la messa per la festa della Vergine di Guadalupe, in memoria dell’apparizione mariana dal volto meticcio avvenuta nel 1531 e divenuta un elemento fondante dell’identità messicana come di tutta l’America Latina. Il Papa ricorda che nella «vita dei nostri popoli», nonostante tutto, batte ancora un «forte segno di speranza». E propone di guardare Maria per «ricordare che la visita del Signore passa sempre attraverso quelli che riescono a “rendere carne” la sua Parola divenendo segni viventi della sua misericordia»  

Bergoglio, citando parole del teologo Romano Guardini, ha detto che in Maria abbiamo il «fedele riflesso» non di una fede «poeticamente zuccherosa, ma di una fede forte, soprattutto nei momenti in cui si rompono i dolci incanti delle cose e le contraddizioni entrano in conflitto in tutto il mondo». Il Papa ha continuato ricordando che ormai «le società che stiamo costruendo per i nostri figli sono sempre più caratterizzate dai segni della divisione e della frammentazione, lasciando fuori gioco molti, specialmente coloro per i quali diventa difficile ottenere il minimo per portare avanti la vita con dignità. Una società che ama vantarsi dei suoi progressi tecnico-scientifici, ma che è diventata insensibile alle migliaia di volti che vengono lasciati sulla strada, esclusi dall’orgoglio accecante di pochi». 

Questa società, ha spiegato Francesco, finisce per produrre «una cultura della disillusione, del disincanto e la frustrazione in moltissimi dei nostri fratelli». Ci siamo abituati a vivere nella «società della sfiducia» e ciò genera stati di abbandono. Il «nostro amato continente americano ha abituato i suoi occhi a vedere migliaia e migliaia di bambini e giovani che fanno gli accattoni e dormono nelle stazioni ferroviarie, della metropolitana o dove trovano un posto. I bambini e giovani sfruttati in lavori illegali o costretti guadagnare qualche moneta lavando i parabrezza delle nostre auto nelle strade trafficate… e avvertono che il treno della vita non ha posto per loro. Quante famiglie sono segnate dal dolore di vedere i loro figli prigionieri dei mercanti di morte! Quanto è difficile vedere come abbiamo normalizzato l’esclusione dei nostri anziani costringendoli a vivere in solitudine, semplicemente perché non sono produttivi; o vedere come la situazione precaria ledere la dignità di molte donne. Alcune, da bambine e adolescenti, sono sottoposte a molteplici forme di violenza dentro e fuori casa». Si tratta, ha continuato il Papa, di «situazioni che possono paralizzare, che possono mettere in discussione la nostra fede e, soprattutto, la nostra speranza, il nostro modo di guardare e affrontare il futuro». 

Di fronte a tutto ciò, celebrare Maria è innanzitutto «ricordare la madre, fare memoria che non siamo né saremo mai un popolo orfano. Abbiamo la Madre! E dove c’è la madre, c’è sempre la presenza e il sapore di casa. Dove lei c’è, i fratelli possono combattersi ma alla fine trionfa sempre l’unità. Dove c’è la madre non mancherà la lotta per la fratellanza. Mi ha sempre colpito vedere in diverse parti dell’America Latina queste madri in difficoltà che lottano e che spesso da sole riescono a mandare avanti la vita dei loro figli. Così è Maria con noi, suoi figli: una donna che lotta di fronte alla società della sfiducia e della cecità, dell’abbandono e della dispersione. Una donna che lotta per accrescere la gioia del Vangelo. Combatte per dare “carne” al Vangelo». 

Per questo, ha concluso Papa Bergoglio, «celebrare la memoria di Maria significa celebrare il fatto che, come lei, anche noi siamo invitati a uscire e ad andare a incontrare gli altri con lo stesso sguardo, con le sue stesse viscere di misericordia, con i suoi stessi gesti. Contemplare è sentire il forte invito ad imitare la sua fede. La sua presenza ci porta alla riconciliazione, dandoci la forza per creare relazioni nella nostra benedetta terra latinoamericana, dicendo sì alla vita e no a tutti i tipi di indifferenza, di esclusione, di scarto dei popoli o degli individui». 

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