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Beatificati i martiri in Laos

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È una giornata di quelle attese da tempo. Una giornata che resterà scritta a lettere di fuoco negli annali della storia per la piccola comunità cattolica in Laos. Questa mattina, in un clima di grande emozione, davanti a una folla di oltre duemila fedeli, il cardinale filippino Orlando Quevedo, inviato speciale di papa Francesco, ha celebrato a Vientiane la solenne liturgia di Beatificazione di 17 nuovi Martiri, tra missionari e laici laotiani.  

Si tratta di un gruppo formato da missionari stranieri e catechisti locali uccisi tra il 1954 e il 1970 dai guerriglieri comunisti Pathet Lao che presero il potere nella piccola nazione del sud-est asiatico, tuttora governato da un esecutivo di matrice comunista. 

Cinque di loro appartengono alla Congregazione delle Missioni estere di Parigini (Mep), tra i primi cristiani che giunsero a portare il Vangelo in Laos sul finire del XIX secolo; altri sei sono Oblati di Maria Immacolata (Omi): tra costoro il giovane missionario italiano Mario Borzaga, scomparso nel 1960 a 27 anni, insieme al catechista locale Paolo Thoj Xyooj, di etnia hmong, che lo accompagnava in una visita pastorale. Tra i laotiani oggi proclamati beati figura anche il sacerdote Joseph Tien, il primo a essere ucciso nel 1954, e altri quattro catechisti indigeni.  

I nuovi Martiri sono stati riconosciuti da papa Francesco nel 2015, in due distinte cause di beatificazione: la prima è quella del missionario italiano Mario Borzaga e di Paolo Thoj Xyooj. La seconda riguarda ThaoTien, primo sacerdote laotiano, e 14 compagni. 

In Laos da tempo non si vedeva una assemblea cattolica così nutrita: erano presenti nella cattedrale di Vientiane tre cardinali (oltre a Quevedo, il cardinale vietnamita Pierre Nguyen Van Nhon e quello thailandese Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij), il nunzio apostolico giunto da Bangkok, oltre a vescovi, preti, religiosi e fedeli provenienti da Laos, Cambogia, Vietnam e altri paesi vicini.  

In una nazione che tuttora mantiene il bando sui missionari cristiani stranieri, ammessi col contagocce, anche un gruppo di preti francesi del Mep e di Oblati italiani (tra loro il postulatore della causa di Borzaga, Angelo Pelis) hanno potuto raggiungere il Laos e partecipare al solenne rito.  

Davanti a una assemblea di battezzati assiepata anche fuori dalla cattedrale, che ha visto la partecipazione anche di rappresentanti delle autorità civili locali, il cardinale Quevedo ha sottolineato nella sua omelia che i martiri «sono eroi e la loro storia va fatta conoscere alle giovani generazioni».  

Leggendo un messaggio con la solenne benedizione apostolica inviata da papa Francesco, il Porporato ha annunciato che la festa liturgica dei nuovi beati è fissata per il 16 dicembre.  

Rilevante, a conclusione della celebrazione, l’intervento dei rappresentanti del governo di Vientiane, che ha acconsentito, dopo una lungo lavorio diplomatico, allo svolgimento della cerimonia di Beatificazione nel Paese. 

E, di fronte a un nuovo clima di disponibilità e di apertura dimostrato dal governo locale, l’arcivescovo Paul Tschang In-Nam, nunzio apostolico a Bangkok e delegato apostolico in Myanmar e Laos, non ha mancato di esprimere i suoi ringraziamenti, auspicando che in un prossimo futuro il Laos possa stringere rapporti diplomatici con la Santa Sede.  

Non è escluso che, dopo aver rotto il ghiaccio con un rito che la Chiesa laotiana aveva tanto desiderato svolgere sul suolo natio, si possa inaugurare una nuova fase nelle relazioni con il Vaticano e soprattutto con la piccola comunità cattolica laotiana, circa 60mila battezzati (l’1% della popolazione), sparsi in quattro vicariati apostolici e accompagnati nel servizio pastorale da una ventina di preti in tutto. 

Prima della celebrazione, quando si era compreso che tutto sarebbe andato per il meglio, il vescovo Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vicario apostolico a Paksé, aveva confidato a Vatican Insider tutto il suo entusiasmo per un evento vissuto come «momento di piena comunione con la Santa Sede e con la Chiesa universale»: «Per la nostra Chiesa è stato un vero anno di grazia. A settembre abbiamo avuto l’opportunità di celebrare a Savannakhet l’ordinazione sacerdotale di tre nuovi preti laotiani e poi la beatificazione dei martiri a Vientiane».  

Sono segnali importanti: la Chiesa prende atto che il Paese si sta aprendo sempre di più «e noi stiamo beneficiando di questo nuovo approccio», dice Ling, affermando che i vescovi sperano di «poter rafforzare la proficua cooperazione con le autorità civili, per il bene della Chiesa e del popolo del Laos».  

Come riferisce a Vatican Insider il missionario Omi Pasquale Castrilli, presente a Vientiane «quella del Laos è una Chiesa giovane perchè i Martiri la rendono giovane». E, dopo anni di persecuzioni e sofferenze, potrà svilupparsi e crescere con rinnovato vigore, in un futuro che appare finalmente pieno di speranza

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