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Elio e Luna, così il loro amore è risbocciato a bordo di un treno

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La storia che racconta l'ultimo libro di Don Marco Pozza

Il liceo “Catullo” come scuola di città e crocevia della vita: qui ci si incontra, ci si innamora, ci si allontana. Ma alla fine una serie di combinazioni ricondurranno sempre là, esattamente in quell’attimo nel quale tutto ha avuto il suo inizio.

IL DESTINO IN UN NOME

Il pomeriggio della luna (Aracne, 2016) di Don Marco Pozza è l’ultimo romanzo del prete- scrittore, cappellano del carcere di Padova. E’ la storia d’amore di due ragazzi «che già nel nome portano inciso il destino: essere l’uno per l’altro ciò che il loro nome significa». Luna ed Elio «riusciranno a comprenderlo solamente dopo essersi fatti la guerra a furia di sguardi e girasoli, e sarà il guadagno del loro viaggiare: non solamente fisico – un viaggio in treno sarà l’inizio di una rivelazione diventata rivoluzione – ma anche interiore, uno scavare in profondità, districandosi nel labirinto della loro memoria».

DESIDERIO MANCATO

Un viaggio in treno dove ci si incrocia casualmente. Mai avrebbero pensato di ritrovarsi così. «Perché fallire, quando si è adolescenti, è stare male per non essere capaci di dare un nome alla propria mancanza, a quel desiderio d’essere
amati che è forma-prima della felicità». La consapevolezza di quel rapporto burrascoso è il primo passo verso la riconciliazione.

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IL LUTTO DI ELIO

Il contesto dove inizia questa storia è quello variopinto della scuola, la stagione degli amori, le prime cotte, le gelosie tra compagne di classe, gli sguardi furtivi, le canzoni di Tiziano Ferro, il Buon viaggio di Cesare Cremonini, le magliette griffate. Gioie e dolori. «La madre che muore quando Elio è bambino, rimane per lui il pegno pagato al bastardo per essere nato. Viaggiando verso il Sud-Africa all’indomani della maturità, una lettera lasciatagli dalla mamma prima di morire varrà come una sorta di liberazione: il vero esame di maturità».

LA DISOCCUPAZIONE DEL PADRE DI LUNA

Il padre di Luna, invece, «è scorticato dal dramma della disoccupazione: è uno dei momenti di più alta drammaturgia e bellezza dell’intera narrazione, è un vortice narrativo ed esistenziale che si tira dietro a strascico il destino di un’intera famiglia, quella di Luna». Per lei, sarà l’occasione per scoprire il significato del suo nome: «Se nascerà una bambina, la chiameremo Luna. Sarà magnifico, un giorno, poterle insegnare a guardare la luna, di pomeriggio».

IL BELLO DI RIVEDERSI

Con l’escamotage del viaggio-in-treno fuoriesce la verità del loro cuore: “Tutte le persone sbagliano, quelle belle sanno chiedere scusa: è questa la differenza. Elio è bello come il sole!”, è il pensiero di Luna. Viaggiando sullo stesso treno, con destinazioni diametralmente opposte, la vita presenterà il conto, dando loro il merito di non scappare dalla vera-presenza di quell’incontro: «Eravamo quelli giusti nel momento sbagliato».

IL MESSAGGIO DI DON MARCO

Ne “Il pomeriggio della luna”, Don Marco lancia anche una sorta di messaggio connesso alle tante storie che quotidianamente coglie nel suo peregrinare tra le strade d’Italia, tra cui la storia: «Chi non vuole esserci, non c’è nemmeno se si siede accanto a te. Chi c’è, c’è anche quando credi non ci sia».

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