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Dopo gli eventi delle ultime ore, il Medio Oriente potrebbe non essere più lo stesso

© Javier Manzano / AFP

Combates en el barrio de Karmel al-Jabl, en Aleppo (Siria)

Valerio Evangelista - Aleteia - pubblicato il 07/12/16

YEMEN

Se dall’Iraq arrivano delle timide buone notizie sulle perdite delle forze terroriste, nello Yemen la situazione umanitaria è sempre più tragica. E il mondo sembra essere sempre più insensibile al grido di dolore del popolo yemenita, stritolato da guerra, carestia e malattie.

Attenzione: immagini molto forti

Sono circa tre i milioni di yemeniti che la guerra ha cacciato dalle proprie case. Un’esistenza ormai unicamente incentrata sulla quotidiana sfida di trovare cibo ed acqua.

Negli ultimi due anni questa guerra ha fatto innalzare i dati sulla malnutrizione infantile del 200%.
Circa il 50% delle strutture mediche non è più funzionante, soprattutto a causa dei bombardamenti della coalizione guidata dall’Arabia Saudita. In queste settimane si è registrata una nuova epidemia di colera, ormai difficilmente arginabile. Circa un milione e mezzo di bambini, secondo i dati delle Nazioni Unite, soffrono di forme di malnutrizione e 370mila sono in pericolo di vita.

La consegna di medicine ed altri beni umanitari è quasi impossibile, perché strade e ponti sono diventati anch’essi degli obiettivi militari.

La guerra in Siria e in Iraq sembrano mettere in ombra la crisi yemenita, in una sorta di assurda ‘competizione tra tragedie’ sui media mainstream internazionali. Una risposta – mediatica e umanitaria – ben al di sotto delle esigenze. Circa il 50% dei fondi promessi dai donatori internazionali è stato effettivamente consegnato.

“L’umanità ha lasciato il posto alla politica”, ha tuonato uno dei responsabili ONU nel paese, Jamie McGoldrick. “L’umanità non c’è più. Il mondo ha chiuso gli occhi a ciò che sta accadendo nello Yemen”.

Ad al Manjurah, circa 17mila civili vivono in rifugi fatti di paglia e fango. Mahdi Ali Abdullah è uno di loro, che vive lì insieme a sua moglie e ai loro nove bambini. “Siamo terrorizzati dai bombardamenti aerei. Ci muoviamo da luogo a luogo”, ha dichiarato alla Bbc.


SIRTE, LIBIA

Sostenute dai raid aerei degli Stati Uniti, le forze libiche hanno riconquistato Sirte, strappando agli jihadisti la loro roccaforte in Libia.

Dopo ore di scontri, i soldati hanno recuperato gli ultimi quartieri in mano dei miliziani, Ghiza Bahriya. In seguito, come dichiarato dal portavoce Reda Issa, le forze lealiste hanno preso “il controllo totale della città”. In seguito all’infuriare della battaglia, diversi militanti del Daesh si sono arresi alle forze libiche; altri ancora sono stati catturati mentre tentavano di fuggire a nuoto ed evitare le truppe che assediavano la città.

Sirte è stata l’ultimo bastione del dominio del Daesh in Libia. La battaglia per la sua liberazione è durata oltre sei mesi, in cui i terroristi hanno usato ogni metodo – dagli attacchi suicidi e le imboscate fino al posizionamento di trappole esplosive e l’uso dei cecchini – per prolungare il combattimento.

Nei pressi di Sirte sono attivi due ospedali da campo, per fornire cure ai soldati feriti prima di essere mandati all’ospedale di Misurata, lontano 250 km dalla città.

La situazione umanitaria è terribile. Come dichiarato dal dott. Walid al Hamroush, molti bambini sono stati estratti dalle macerie della case devastate dai combattimenti. “I bambini che cerchiamo di curare qui sono in condizioni molto serie”, ha detto Hamroush ad al Jazeera. Alcuni hanno ustioni gravi, che i medici degli ospedali da campo provano a curare con i pochi strumenti a loro disposizione. Molti bambini sono inoltre denutriti e disidratati.

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