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Dopo gli eventi delle ultime ore, il Medio Oriente potrebbe non essere più lo stesso

© Javier Manzano / AFP

Combates en el barrio de Karmel al-Jabl, en Aleppo (Siria)

Valerio Evangelista - Aleteia - pubblicato il 07/12/16

MOSUL, IRAQ

Nella giornata di ieri le truppe irachene hanno condotto diversi attacchi in un’offensiva per riprendere il controllo di Mosul, ultima grande roccaforte del Daesh in Iraq, per porre fine ad una battaglia che dura ormai da più di sette settimane.

Le forze governative, comandate dal generale Abdul Ameer Rasheed Yarallah, hanno condotto un’avanzata significativa, continuando a sottrarre terreno ai combattenti del sedicente Stato Islamico.

“I combattimenti sono molto accesi”, ha dichiarato un residente del quartiere Hay Falastin, “le forze irachene sono passate vicino al nostro distretto, senza però entrarvi”.

La nona divisone armata dell’esercito iracheno avrebbe riconquistato l’ospedale al Salam, a circa un chilometro e mezzo dal fiume Tigri, dopo oltre un mese di combattimenti ravvicinati col Daesh.

Qualche giorno fa l’esercito iracheno aveva dichiarato di aver preso nuovamente il controllo del quartiere Intisar, benché i residenti avessero affermato alla Reuters esattamente il contrario. “Daesh controlla ancora il quartiere, nelle ultime settimane le forze irachene non sono avanzate di un solo passo, in questi distretti. Siamo disperati”. Non è semplice comprendere esattamente la portata di questa operazione.

La battaglia di Mosul si sta rivelando una delle più dure; più di un milione di civili è intrappolato nella città, alla merce degli attacchi suicidi, dei colpi di mortaio e del fuoco dei cecchini. La maggior parte dei civili attualmente non dispone di acqua corrente.

Mosul è la più grande città sotto il controllo del Daesh; perdere questa battaglia significherebbe, per i terroristi, far tornare indietro il califfato di un paio di anni di battaglie.

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aleppoiraqlibiasiriayemen

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