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“No alla vernice sui peccati senza vergognarsi davvero”

Vatican Insider - pubblicato il 05/12/16

Lasciarsi cambiare da Gesù. Permettere a Dio di «ri-crearci». È l’appello che papa Francesco lancia nell’omelia di questa mattina, 5 dicembre 2016, a Casa Santa Marta. Lo Riferisce Radio Vaticana. Il Pontefice avverte che occorre evitare di dare un po’ di vernice ai propri peccati senza vergognarsi davvero, perché il cambiamento di Gesù non è trucco, ma trasformazione del cuore.

Il Vescovo di Roma sottolinea che soltanto dando «nome e cognome» ai propri sbagli si permette al Signore di «farci persone nuove».

Papa Bergoglio esordisce citando la Prima Lettura odierna, che «ci parla di rinnovamento»: il deserto fiorirà, i ciechi potranno vedere e i sordi sentire. Tutto sarà mutato «dal brutto al bello, dal cattivo al buono». Si tratterà di «un cambiamento in meglio».

Concentrandosi sul Vangelo di oggi, poi, il Papa osserva come Gesù guarisce, «faceva vedere una strada di cambiamento alla gente e per questo la gente lo seguiva». Dunque non lo segue «perché era di attualità: lo seguiva perché il messaggio di Gesù arrivava al cuore».

Inoltre, «il popolo vedeva che Gesù guariva e lo seguiva» anche per un altro motivo: «Ma quello che faceva Gesù non era soltanto un cambiamento dal brutto al bello, dal cattivo al buono: Gesù ha fatto una trasformazione. Non è un problema di far bello, non è un problema di maquillage, di trucco: ha cambiato tutto da dentro!».Il Figlio del Signore modifica, rinnova «con una ri-creazione: Dio aveva creato il mondo; l’uomo è caduto in peccato; viene Gesù a ri-creare il mondo». E questo è proprio «il messaggio del Vangelo, che si vede chiaro: prima di guarire quell’uomo, Gesù perdona i suoi peccati. Va lì, alla ri-creazione, ri-crea quell’uomo da peccatore in giusto: lo ri-crea come giusto. Lo fa nuovo, totalmente nuovo». Ed è un passaggio che «scandalizza: questo scandalizza!».

Ecco il motivo per cui i «Dottori della Legge incominciarono a discutere, a mormorare»: perché non possono accettare la Sua autorità.  

Cristo è in grado «di farci – noi peccatori – persone nuove»; lo «intuì la Maddalena», che è in salute «ma aveva una piaga dentro: era una peccatrice»; e la donna capisce che «quell’uomo poteva guarire non il corpo, ma la piaga dell’anima. Poteva ri-crearla! E per questo ci vuole tanta fede». 

Francesco invoca Dio affinché «ci aiuti a prepararci al Natale con grande fede», perché «per la guarigione dell’anima, per la guarigione esistenziale», la «ri-creazione che porta Gesù ci vuole grande fede». Ed «essere trasformati è la grazia della salute che porta Gesù». Per cui occorre sconfiggere la tentazione di pensare o dire «io non ce la faccio», ma lasciarsi invece «trasformare, ri-creare da Gesù».

E il Signore vuole trasmettere per tutto ciò il «Coraggio – assicura il Papa – Tutti siamo peccatori, ma guarda la radice del tuo peccato e che il Signore vada laggiù e la ri-crei; e quella radice amara fiorirà, fiorirà con le opere di giustizia; e tu sarai un uomo nuovo, una donna nuova». Invece «se noi: “Sì, sì, io ho dei peccati; vado, mi confesso… due paroline, e poi continuo così…”, non mi lascio ri-creare dal Signore. Soltanto due pennellate di vernice e crediamo che con questo sia finita la storia! No!». Esorta il Pontefice: «I miei peccati, con nome e cognome: io ho fatto questo, questo, questo e mi vergogno dentro il cuore! E apro il cuore: “Signore, l’unico che ho. Ricreami! Ricreami!” E così avremo il coraggio di andare con vera fede verso il Natale».

Francesco rileva infatti che sempre «cerchiamo di nascondere la gravità dei nostri peccati». Un esempio: quando si sminuisce l’invidia, che, al contrario, «è una cosa bruttissima! È come il veleno del serpente» che tenta «di distruggere l’altro!», esclama. 

Il Vescovo di Roma chiede di «andare al fondo dei nostri peccati e poi darli al Signore, perché Lui li cancelli e ci aiuti ad andare avanti con fede». Qui narra un episodio di un santo, «studioso della Bibbia» che aveva un carattere troppo irruente, con troppi scatti di ira, che domandava perdono a Dio, compiendo rinunce e penitenze: «Il Santo, parlando col Signore diceva: “Sei contento, Signore?” – “No!” – “Ma ti ho dato tutto!” – “No, manca qualcosa…”. E questo povero uomo faceva un’altra penitenza, un’altra preghiera, un’altra veglia: “Ti ho dato questo, Signore? Va bene?” – “No! Manca qualcosa…” – “Ma cosa manca, Signore?” – “Mancano i tuoi peccati! Dammi i tuoi peccati!”». Ecco «quello che, oggi, il Signore ci chiede: “Coraggio! Dammi i tuoi peccati e io ti farò un uomo nuovo e una donna nuova”. Che il Signore ci dia fede – termina – per credere a questo». 

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