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Il Papa ha ricevuto il segretario di Stato Usa John Kerry in visita di congedo

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Il Papa ha ricevuto stamane nel palazzo apostolico vaticano il Segretario di Stato Usa John Kerry in visita di congedo.  

Il capo della diplomazia statunitense, che a gennaio lascerà il ruolo di Segretario di Stato al successore che sceglierà il nuovo presidente Usa Donald Trump, è volato a Roma diverse volte, negli anni scorsi, per incontrare il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e preparare, in particolare, la svolta nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba che proprio la Santa Sede di Papa Francesco ha reso possibile. 

John Kerry incontrerà questa sera il cardinale Parolin il quale questa mattina ha già ricevuto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, e ieri ha ricevuto il ministro degli Esteri del Regno Unito, Boris Johnson. I capi della diplomazia di Stati Uniti, Russia e Regno Unito sono a Roma per partecipare ai Mediterranean Dialogues. «Colloqui affascinanti in Vaticano con il cardinal Parolin sul ruolo della religione in politica estera e il nostro impegno condiviso nella risoluzione dei conflitti», ha commentato ieri Johnson su Twitter. 

I colloqui in Vaticano avvengono sullo sfondo della crisi in Ucraina e, soprattutto, in Siria. Un paese che sta molto a cuore al Papa, come dimostrato da ultimo nella scelta del nunzio apostolico a Damasco, Mario Zenari, come primo dei cardinali che ha creato al recente Concistoro dello scorso 19 novembre. Il quale, intervistato in questi giorni da Radio Rai 1, ha ricordato con rammarico la «strage degli innocenti» dei bambini che muoiono nel paese, affermando che «il Papa fa bene ad alzare la sua voce, molto autorevole» perché «non è più il tempo di accettare che i leader facciano quello che vogliono», e, ricordando in particolare «il momento critico nel quale, ad agosto-settembre del 2013, si trovava la Siria», ha sottolineato che «è stato bello vedere la reazione dell’opinione pubblica internazionale, che ha fato sì che alcuni Parlamenti prendessero le decisioni appropriate» ed ancora oggi è auspicabile che i leader siano spinti a prendere decisioni «conformemente al rispetto della dignità umana, dei diritti umani fondamentali, dei diritti umanitari internazionali». 

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