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Charles de Foucauld e il “mistero di Nazaret”

Vatican Insider - pubblicato il 29/11/16

La bellezza domestica dell’insediamento evangelico

Non nella Trappa ma nel deserto è quella Nazaret che fratel Charles agognava. Commenta al riguardo Sequeri: «Il punto non è tanto quello della ‘durezza’ dell’ascesi, quanto piuttosto quello di una imitazione ‘reale’ di Nazaret: che deve trovare le condizioni del proprio rigore nella normalità del contesto in cui quelle condizioni sono già date come umane e non artificiosamente cercate e ricostruite come religiose. In quelle condizioni infatti il “piccolo fratello universale” si insedia come il suo “beneamato fratello Gesù” perché uomini e donne vi sono già insediati; perché esse sono la loro vita quotidiana, l’orizzonte del loro sguardo sul mondo». Il rigore di questa inabitazione include «un principio di semplificazione e un criterio di affinità che liberano la singolare bellezza domestica dell’insediamento evangelico».

Fratello e familiare dei Tuareg

Per i suoi Tuareg fratel Charles si prodiga generosamente. «Vuole vincere le diffidenze, conquistare la loro fiducia, fraternizzare, rendersi un loro familiare; vuole far conoscere la bontà di Gesù», dice Fraccaro. «Il suo tempo era diviso tra la preghiera, le relazioni con gli indigeni, che aiutava e sosteneva in molti modi, e gli studi della lingua tuareg: redasse anche un dizionario tuareg-francese. Nelle lettere agli amici lontani chiede di pregare per queste anime abbandonate, e anche per sé: “PregateLo perché io faccia quel che vuole da me per loro, perché io sono l’unico, purtroppo!, ad occuparmi di loro da parte di Lui e per Lui”».

La presenza eucaristica

I gesti di cura, la tenace dedizione agli uomini e alle donne del deserto, convivono con una totale relazione/conversazione con il Signore presente nell’Eucaristia. Fratel Charles lo ha portato fra coloro che non lo conoscono perché anch’essi sono «suoi». È una presenza, una benedizione che tutti percepiscono, tutti sentono la preghiera e le parole che la abitano, tutti intuiscono il legame speciale cui dà vita. La presenza eucaristica del Signore condensa in sé la parola e il gesto cristiano meno «anonimi» che ci siano (Sequeri).

Se il chicco di grano non muore

Charles de Foucauld muore il 1° dicembre 1916, a Tamanrasset, colpito da un colpo di fucile durante una scaramuccia provocata da truppe ribelli del Sahara. Lui, che dal 1893 sino alla fine della sua vita si applicò alla redazione di «Regole» per quelle aggregazioni che tanto aveva desiderato, morì solo. Nei decenni successivi sono nate molte famiglie di religiosi, religiose, sacerdoti e laici che a lui si ispirano: attualmente sono venti, presenti in tutto il mondo. Riunite nella Association Famille Spirituelle Charles de Foucauld, comprendono circa 13mila persone. «Nella loro diversità – conclude Fraccaro – queste famiglie hanno tratti comuni: l’insediamento nei contesti dell’esistenza ordinaria, la vita in piccole comunità legate da spirito fraterno, la meditazione della Parola di Dio, la dedizione alle anime più sofferenti e abbandonate. Il chicco di grano, morendo, ha portato frutto, proprio come de Foucauld – legatissimo a questo versetto del Vangelo di Giovanni (12,24) – sperava accadesse».

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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charles de foucauld
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